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La “polveriera” Poggioreale rischia di esplodere

Poggioreale
La situazione dei 2400 detenuti, 800 in più della capienza prevista, è ormai al limite
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Non si placano le polemiche dopo la rivolta dei detenuti reclusi in una delle sezioni più affollate di Poggioreale. La miccia che ha fatto scoppiare la ribellione – ricordiamo – è stato il mancato trasferimento in ospedale di un detenuto affetto da febbre alta. Il garante regionale dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello chiede ufficialmente il commissariamento.

«La situazione è gravissima se mettiamo insieme sovraffollamento, problemi igienico- sanitari e il gran caldo di questi giorni – denuncia il Garante -. Io qui voglio denunciare pubblicamente che per ristrutturare quattro padiglioni ci sono 12 milioni già stanziati». Ciambriello quindi conclude con una richiesta: «Hanno iniziato i sopralluoghi ma rischiamo di ristrutturare 4 padiglioni tra due anni: chiedo ufficialmente un commissariamento».

In effetti, a Poggioreale ci sono oltre 2400 persone, 800 in più della capienza prevista con tutti i 10 padiglioni attivi, ma oggi due non sono agibili e uno lo è a metà. Così i detenuti sono costretti a vivere in maniera insostenibile e non mancano, infatti, celle con dai sei agli otto reclusi che non possono avere – di fatto – nemmeno uno spazio di socialità. Non a caso, l’attivista napoletano Pietro Ioia, sempre in prima fila per denunciare il mancato rispetto dei diritti dei detenuti, definisce il carcere di Poggioreale un “mostro di cemento”.

È intervenuto anche il capo del Dap Francesco Basentini, che ha rivisitato il carcere di Poggioreale. Con lui erano presenti la direttrice dell’Istituto, Maria Luisa Palma, il provveditore regionale Giuseppe Martone e il garante per i detenuti in Campania, Samuele Ciambriello. Basentini è entrato in molte celle del padiglione Salerno, parte interessata della rivolta, ripristinata dal comandante Gaetano Diglio e dal provveditore regionale Giuseppe Martone. «Dottore in questo carcere noi abbiamo bisogno di non essere più trattati come belve in gabbia», queste sono le parole di un detenuto riportate dal quotidiano Il Mattino,

rivolte al capo del Dap. L’amministrazione penitenziaria, attraverso la visione delle critiche condizioni in cui riversano i detenuti, ha dichiarato di intervenire rapidamente. «Dal sopralluogo e dagli incontri – si legge nel comunicato – è emerso che la protesta provocata dal presunto ritardo nelle cure a un detenuto ritenuto in gravi condizioni di salute, hanno in realtà solo fatto precipitare una situazione determinata dallo stato di gravi condizioni di fatiscenza del padiglione. Condizioni di deterioramento strutturale innegabili, per affrontare le quali è stato disposto un programma di lavori, da interventi immediati per rendere vivibile il reparto».

All’indomani di questo ultimo evento, si è mossa anche l’Unione delle camere penali italiane proclamando lo stato di agitazione. «La dura protesta esplosa nel carcere di Napoli- Poggioreale per ottenere il ricovero ospedaliero di un detenuto in gravi condizioni di salute – si legge nella delibera dell’Ucpi – è l’ennesima rivolta nelle carceri italiane dove sovraffollamento, caldo, mancanza di acqua, condizioni igieniche drammatiche, assenza di attività trattamentali, ricoveri urgenti non eseguiti rendono la detenzione un inferno fuori legge: 148 le morti in carcere nel 2018, 57 ad oggi nel 2019.

Un morto ogni 3 giorni. Una strage di Stato a cui non si vuole porre rimedio». L’Unione delle camere penali italiane nel denunciare le condizioni di ingravescente illegalità nelle carceri di tutto il Paese, alle quali «corrisponde la totale indifferenza del governo, che anzi ha scelto di determinarne il collasso grazie alla adozione di politiche securitarie e carcero- centriche», proclama lo stato di agitazione dei propri iscritti e riserva ogni altra e più dura iniziativa di protesta.

 

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