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Il carcere dove sono condannati anche a vivere senz’acqua

L'istituto di Santa Maria Capua Vetere ospita mille reclusi. Costruito nel 1996, è senza condotta idrica e si utilizzano dei pozzi ma nel periodo estivo c’è carenza.
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Anche quest’estate i detenuti si appresteranno a vivere senza acqua. Oramai è diventata una pena perpetua per gli oltre mille reclusi del carcere di Santa Maria Capua Vetere ( Caserta). Da una recente visita dell’associazione Antigone nel carcere risulta, infatti, che nonostante i fondi messi a disposizione per i lavori di allaccio alla rete idrica cittadina, dentro e fuori le mura, ‘ non si prevedono – rivela l’associazione – tempi brevi’ per la fine dei lavori. L’acqua per gli usi quotidiani – come già denunciato da Il Dubbio

negli anni passati– viene fornita dai pozzi e nel periodo estivo la falda si abbassa a causa della siccità creando non pochi problemi. Il carcere di Santa Maria Capua Vetere, attivo dal 1996 e ampliato con l’apertura ad ottobre del 2013 di un nuovo padiglione, è stato costruito senza una condotta idrica. Questo è il motivo della poca disponibilità di acqua.

Per ovviare a tale anomala situazione, che, soprattutto nei mesi estivi, crea una vera e propria emergenza all’interno dell’istituto penitenziario, la Regione Campania, con delibera della G. R. N. 142 del 5.4.2016, aveva approvato lo “schema di Protocollo di Intesa per la costruzione di una condotta idrica a servizio della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere e delle aule Bunker”, istituendo un apposito capitolo di spesa nel bilancio di previsione della Regione Campania per l’esercizio finanziario 2016, per €. 2.190.000,00, cofinanziati dall’Unione europea. Ma l’iter risulta tuttora troppo lento perché ancora non è stato indetta la gara.

Solo il 12 dicembre 2016 è stato approvato il bando di gara per la progettazione dell’opera ed individuata la copertura di spesa. Ma la gara prevede cinque diverse fasi, alcune pubbliche ( le prime due e le ultime due) ed una non pubblica ( attribuzione dei punteggi alle singole offerte). Inoltre prevede dei definiti tempi di durata, considerato che espressamente il bando di gara stabilisce che le offerte pervenute saranno ritenute vincolanti ( per l’offerente) per un periodo di 180 giorni, dalla prima seduta di gara: dopo lo spirare del termine di 180 giorni, l’offerente potrà svincolarsi dall’offerta in caso di mancata aggiudicazione della gara.

Ma cosa è accaduto? Le attività della commissione di gara hanno conosciuto inspiegabili e patologici rallentamenti che non hanno consentito, allo stato, di determinare l’aggiudicazione della progettazione dell’opera – dopo la prima seduta del 31 gennaio di due anni fa, le operazioni di gara sono state rinviate al sette febbraio dello stesso anno e, dopo un rinvio a data da destinarsi per consentire l’integrazione della documentazione a taluni concorrenti -, al 13 giugno, data della terza seduta. Da allora, quindi nel 2017, ultimate le due fasi pubbliche, ancora non è stata avviata la terza fase non pubblica.

 

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