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Quando la fantascienza è la voce del “white power”

Sostituzioni etniche, distopie antisemite, società meticce, popoli in ginocchio. Snobbata dalle élite letterarie, la science-fiction accompagna da 70 anni le ossessioni della destra radicale americana
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Brenton Tarrant, la “mente” dell’attentato suprematista di Christchurch in Nuova Zelanda, era ossessionato dalla «grande sostituzione» tanto da chiamare proprio in questo modo il suo delirante manifesto politico di 74 pagine.

L’idea è semplice: orde di immigrati di fede musulmana stanno invadendo i bastioni della civiltà bianca occidentale per sostituire, etnicamente e spiritualmente i suoi abitanti. A tessere le fila del complotto migratorio i soliti banchieri, ebrei, e burattinai di vario genere di cui George Soros è l’incarnazione perfetta.

La grande sostituzione evocata da Tarrant è una sconclusionata teoria partorita dal negazionista austriaco Gerd Honsik ( il cosiddetto Piano Kalergi) ma che esercita una forte attrazione sull’estrema destra da quasi mezzo secolo, soprattutto attraverso il genere letterario fantascientifico con le sue distopie, le sue ucronie e i suoi stravolgimenti apocalittici della Storia. Un genere che ha il suo epicentro “culturale” nel cuore profondo degli Stati Uniti dove corrobora le contorte fantasie di suprematisti, razzisti e fanatici ultraevangelici.

Il libro culto di questa piccola ma inquietante nicchia si chiama The Turner diaries, scritto nel 1973 dallo scienziato e ideologo neonazista William Luther Pierce, quasi un romanzo di formazione per generazioni di militanti della destra radicale venduto in 500mila esemplari.

La storia, ambientata all’inizio degli anni 90, segue le disavventure dell’elettricista bianco Earl Turner e la sua lotta contro «il sistema», una specie di dittatura alienante tirata avanti da «burocrati corrotti», in cui i «meticci» occupano ormai tutti i vertici del potere politico ed economico. Una casta sadica che ha tagliato le radici bianche del Paese dedicandosi a ogni sorta di perversione, tra cui il cannibalismo.

In questa America «infetta» è stato abolito il diritto a possedere un’arma da fuoco un tempo garantito dal Secondo emendamento tramite il “Cohen act”, legge fortemente voluta dal presidente ebreo, lo stesso che ha svenduto la patria a «negri, asiatici e ispanici». Turner, che naturalmente diventa il capo della resistenza, riesce ad abbattere il Sistema e, impossessandosi delle armi nucleari, alla fine ristabilisce un nuovo ordine mondiale fondato sul white power.

La trama di The Turner diaries è francamente pittoresca ma ha esercitato una forte influenza sui gruppi più radicali dell’alt- right statunitense, come sottolinea un rapporto del 2016 dell’International center counter terrorism ( Icct); Timothy McVeigh, autore dell’attentato di Okhlaoma city del 1995 ( 168 vittime), ha dichiarato di essersi ispirato proprio all’elettricista Earl, l’eroe inventato da Pierce. Una vera e propria «Turner legacy» spiegano gli analisti dell’Icct secondo i quali il romanzo avrebbe ispirato almeno una quarantina di attacchi terroristici di destra sul suolo americano.

Un altro autore che si inserisce nel filone fascio- distopico è il prolifico Jerry Pournelle, romanziere molto vicino all’amministrazione Reagan che ha conosciuto un discreto successo tra la fine degli anni 70 e la metà degli anni 80. Nel suo Lucifer’s Hammer ( scritto assieme a Larry Niven) viene raccontata la dura vita di un gruppo di contadini dopo la caduta di un asteroide sulla Terra.

Dalla residenza immaginaria di Jellison’s ranch combattono con valore contro orde di cannibali con la pelle nera, mentre a Washington comanda la consueta cricca di intellettuali progressisti e ambientalisti che hanno rubato l’anima all’America.

Snobbata dalla sinistra e dalle consorterie letterarie progressiste che l’hanno sempre considerata un genere minore, la fantascienza è da decenni un terreno di coltura delle visioni più o meno grottesche, più o meno sanguinose, della destra radicale.

Certo, intellettuali e scrittori tutt’altro che reazionari come George Orwell, Ray Bradbury, Ursula Le Guin, Isaac Asimov o Phillip H. Dick si sono cimentati con successo con la narrazione fantastica e con le utopie rovesciate della modernità, ma, oltre che di eccellenze si tratta di eccezioni.

Nella sua versione da sottocultura “pop” la science- fiction ha spesso alimentato l’ansia collettiva dell’Armageddon, definendo di volta in volta un nemico politico tutt’altro che immaginario. Difficile non pensare agli anni del maccartismo, agli alieni- comunisti che invadono il nostro pianeta instaurando la tirannia collettivista e schiacciando le libertà individuali come ad esempio ne l’Invasione degli ultracorpi di Jack Finney ( 1954) che due anni dopo è stato portato sul grande schermo dalla celeberrima pellicola di Don Siegel.

In Italia questa tradizione è molto meno accentuata e la sua incidenza sulla cultura popolare è pressoché nulla; Gianfranco de Turris, studioso di Julius Evola e critico letterario ha coniato il termine di “fantafascismo” per descrivere non un movimento organizzato quanto una galassia disordinata di scrittori che vanno da Gianluca Casseri, il simpatizzante di Casapound che nel 2011 uccise due migranti senegalesi a Firenze e autore de La Chiave del Caos, all’improbabile e folkroristico Mario Farneti, padre di una trilogia ucronica, Occidente.

Il primo volume risale al 2001 e racconta la storia controfattuale di un’Italia fascista che non si era mai alleata con Hitler e alla fine della Seconda guerra mondiale diventa addirittura l’avanguardia dell’Occidente nella sua guerra contro Stalin, riuscendo a sconfiggere l’Unione sovietica grazie a una super bomba atomica costruita da Enrico Fermi.

Gli altri due volumi della trilogia sono persino più inverosimili e ricordano i peplum a sfondo mitologico degli anni 60 o i moderni action- movie di supereroi, con gli islamici che conquistano la penisola poi difesa e riconquistata dal nipote di Mussolini grazie al decisivo aiuto del dittatore cileno Pinochet.

 

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