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Colloqui tra garanti e reclusi al 41 bis: la protesta dei penalisti

La Camera penale di Roma ha espresso la sua preoccupazione. Il timore è che si possa realizzare l’ipotesi di una normativa che vieterebbe incontri riservati a coloro che esercitano sul territorio la funzione di tutela dei diritti fondamentali
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Dura presa di posizione della Camera penale di Roma contro l’ipotesi, sempre più concreta, di una normativa che vieterebbe ai garanti locali e territoriali di effettuare colloqui riservati con i reclusi al 41 bis. Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, il 6 giugno 2019 in Commissione Antimafia, ha infatti dichiarato: «Rispetto ai Garanti locali i miei uffici hanno formalizzato e portato all’ attenzione del ministero una proposta di modifica normativa nel senso di escludere i garanti locali dal potere di visita e di colloquio con i detenuti al quarantuno bis».

La Camera Penale di Roma e la sua commissione carcere, con un comunicato, ha espresso massima preoccupazione per queste affermazioni. «La inquietante presa di posizione – scrivono i penalisti – fa eco alle dichiarazioni già rese in commissione Antimafia dal dottor Calogero Roberto Piscitello, direttore generale della direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dap, in merito alla richiesta, da parte di persone detenute nei regimi di massima sicurezza, di colloqui riservati con i Garanti regionali e comunali: ‘ Ogni volta che si è presentato un caso del genere, ho impugnato quella richiesta: è accaduto però che o il Garante o il detenuto hanno fatto ricorso alla Magistratura di sorveglianza che ha concesso il colloquio. Io mi sono assunto la responsabilità di non dare corso a quel provvedimento’».

Piscitello ha chiesto, in Antimafia, una norma che vieti espressamente il colloquio riservato tra il Garante regionale o locale e il detenuto al 41- bis. «In tempi in cui, nel martoriato mondo delle carceri – scrive sempre la Camera penale di Roma -, sono in verticale ascesa gli indici di malessere e di sovraffollamento che si traducono nella tragedia incombente dei suicidi tra le mura ( anche da parte di agenti di Polizia penitenziaria), a fronte di una perdurante mancanza di risorse umane e materiali, più forte è la necessità della piena trasparenza».

I penalisti sottolineano che la funzione costituzionale della pena è inevitabilmente connessa ad una esigenza di verifica e di controllo, tanto più necessaria in quei luoghi di privazione, quali i regimi detentivi del 41 bis in cui, a norma di legge, sono «oltremodo contratti i diritti soggettivi e le libertà individuali». La Camera penale definisce «inaccettabile che il sospetto di contiguità mafiose ricada su soggetti, i Garanti regionali e comunali, che in raccordo con il Garante Nazionale, esercitano l’altissima funzione di tutela di diritti fondamentali». Per i penalisti è «allarmante la dichiarazione del dottor Piscitello di avere disatteso pronunce del magistrato di Sorveglianza che aveva autorizzato l’incontro privato di un ristretto con il Garante locale» e concludono: «In nessun caso è ammissibile che il potere amministrativo calpesti la decisione di un giudice a garanzia di diritti individuali e si sottragga alla separazione delle funzioni e dei poteri voluta dal Costituente a protezione da derive totalitarie».

Il garante regionale e coordinatore dei garanti territoriali Stefano Anastasìa, accoglie con favore la presa di posizione della Camera penale di Roma e confida che «se e quando questa proposta (la normativa contro i colloqui riservati dei garanti con i reclusi al 41 bis, ndr) dovesse essere portata in Parlamento, trovi l’opposizione che merita».

 

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