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Il Dubbio in edicola a Milano

Dal 5 giugno
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Dubbio torna in edicola a Milano, per un totale di circa mille copie nei principali punti vendita della città dal 5 giugno.

Un’iniziativa annunciata ieri in occasione del convegno “Avvocatura e giornalismo, binomio democratico necessario”, nella sala conferenze Eligio Gualdoni del palazzo di giustizia milanese. «Per noi è un grandissimo motivo di orgoglio impegnarci sulla carta stampata in controtendenza col resto del mercato editoriale – ha detto il direttore Carlo Fusi E dopo Milano contiamo di andare in edicola oltre a Roma, dove già stiamo, nelle altre principali città italiane».

Un giornale, ha spiegato l’amministratore delegato della “Edizioni Diritto e Ragione”, Roberto Sensi, che si pone il delicato compito di «riportare il diritto al centro del dibattito culturale».

Missione che include un confronto tra magistratura e avvocatura, «essenziale», secondo Marina Anna Tavassi, presidente della Corte d’Appello di Milano. E la stampa può essere un veicolo per creare «dubbi», attraverso i quali «si crea la coscienza», che passa anche dalla lotta al linguaggio dell’odio, come evidenziato dal primo presidente emerito della Cassazione, Giovanni Canzio.

«C’era bisogno di sdrammatizzare la violenza del linguaggio sul terreno della giustizia. Perseguire la verità nel processo significa passare attraverso i dubbi, di cui l’avvocato è portatore, quando prevale la presunzione di innocenza». Ma oggi «Il processo è stato dislocato dall’aula di giustizia ai media. Uno spostamento pernicioso per la democrazia».

Fondamentale è, invece, la solidarietà, ha sottolineato Vinicio Nardo, presidente dell’ordine degli avvocati di Milano. «Una giurisdizione che abbia dentro di sé il concetto di solidarietà non può voltarsi dall’altra parte sulla questione dei migranti che sono gli ultimi». Contro il processo mediatico si è schierato anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti. «Se anche nella nostra categoria coltivassimo il dubbio, nel linguaggio e nella visione ideologica, avremmo un’informazione migliore. I giornalisti sono concentrati sulle indagini preliminari, che sono normate da leggi vecchie che andrebbero rinnovate».

 

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