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Migranti, l’Unione accusata di crimini contro l’umanità

La denuncia di un pool di avvocati alla Cpi. Tra i leader ritenuti responsabili delle morti nel mediterraneo la tedesca Merkel, il francese Macron ed esponenti politici italiani come Renzi, Minniti, Gentiloni e Salvini
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Crimini contro l’umanità: un atto d’accusa durissimo che chiama in causa le responsabilità e il cinismo dell’Unione europea sulla questione dei migranti e che mette alla berlina leader importanti come Angela Merkel ed Emmanuel Macron, ma anche gli esponenti dei governi italiani degli ultimi cinque anni, da Matteo Renzi a Marco Minniti fino a Matteo Salvini.

Juan Branco, ex funzionario della Cpi (Corte penale internazionale) e del ministero degli Esteri francese, insieme a Omer Shatz, un avvocato israeliano che insegna all’università Sciences Po di Parigi, hanno presentato una denuncia contro i paesi maggiormente coinvolti nella crisi dei rifugiati proprio alla Cpi.

Alcuni stati dell’unione, tra cui Francia, Germania e Italia potrebbero dover rispondere di fronte alla Cpi per crimini contro l’umanità. Il capo di accusa ipotizzato è contenuto in documento di 245 pagine, l’impianto accusatorio si basa su alcuni rilievi precisi. La, dopo il 2014, Ue avrebbe agito in base al principio della deterrenza, cioè «intendeva sacrificare la vita dei migranti in difficoltà in mare, con l’unico obiettivo di dissuadere gli altri in situazioni simili dalla ricerca di un rifugio sicuro in Europa».

Il risultato è stato quello di creare la «via di migrazione più letale del mondo». Gli autori della denuncia fanno riferimenti a documenti ufficiali di Frontex, l’agenzia europea per le frontiere, che avrebbe fin dall’inizio capito come il passaggio dalla missione italiana Mare Nostrum, a quella denominata Triton, avrebbe sicuramente provocato più vittime. In questo senso si sostiene che «per arginare i flussi migratori dalla Libia a tutti i costi… e al posto di operazioni di salvataggio e sbarco sicure come prescrive la legge, l’Unione europa sta orchestrando una politica di trasferimento forzato nei campi di concentramento, come le strutture di detenzione ( in Libia) dove vengono commessi crimini atroci».

Il team di avvocati internazionali che sta portando avanti l’azione legali afferma anche che «funzionari dell’Unione europea e degli Stati membri avevano una conoscenza precoce e piena consapevolezza delle conseguenze letali della loro condotta». In sostanza sapevano che avrebbero mandato delle persone a morire o comunque a subire trattamenti atroci ma hanno fatto finta di niente per mera convenienza politica.

In ogni caso la denuncia non individua responsabilità specifiche per singoli esponenti politici o funzionari ma fa leva su comunicazioni tra diplomatici e cita i commenti di alcuni leader come Angela Merkel e Emmanuel Macron, ritenuti oggettivamente responsabili delle tragedie che colpiscono gli immigrati in viaggio verso l’Europa. Gli arrivi di migranti in Europa sono diminuiti di circa un terzo ma nel Mediterraneo si continua a morire.

L’Oim (Organizzazione mondiale per le migrazioni) ha reso noti i dati che parlano di 21.300 persone giunte, dall’inizio dell’anno, sulle coste spagnole, italiane e greche contro le 32.070 riferite allo stesso periodo del 2018. I morti sono stati però 519 ( lo scorso anno 662), la maggioranza delle vittime ha perso la vita nel tratto di mare tra Italia e Malta. Ma i numeri ora non sembrano più poter nascondere una realtà che farebbe sedere l’Europa sul banco degli accusati.

 

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