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La culla dell’hip hop quando la musica era la voce del ghetto

Fu un antidoto alla guerra tra le gang. Dagli scantinati quei suoni, che venivano dai sound system di Kingston (Giamaica), sbancarono per la prima volta le classifiche con “rapper's delight”, della Sugarhill gang. Poi gli argini si ruppero e quel genere conquistò il pianeta
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Sembra assurdo oggi, dopo decenni di dominio incontrastato di un hip- hop che ha contaminato e spesso colonizzato l’intera produzione musicale ma c’è stato un tempo in cui quella musica nascente era davvero per pochi intimi. Per i ragazzi che vivevano nel quartiere più disastrato della Mela, il South Bronx, e per i pochi sparsi nel mondo con antenne capaci di cogliere le prime quasi impercettibili scosse dei terremoti in arrivo.

Non è stato un attimo fuggente.

Ci sono voluti parecchi anni perché dagli scantinati del Bronx quella musica, che derivava direttamente dai Sound System di Kingston, Giamaica, sbancasse per la prima volta le classifiche con Rapper’s Delight, della Sugarhill Gang.

Ma Clive Campbell, in arte Dj Kool Herc, nato a Kingston nel 1955, arrivato nel Bronx a 12 anni, la suonava già da sei anni, dall’estate del ‘ 73, per gli homies, direttamente nelle cantine del palazzo dove viveva la famiglia.

Quando il pubblico diventò troppo folto spostò piatti e casse, un Sound System a tutti gli effetti, nei locali del Bronx.

La scena musicale è sempre piena di pionieri, padrini e fondatori. Dj Kool Herc però fondatore lo è stato davvero: la grammatica dell’hip- hop la ha scritta lui, isolando le parti strumentali segnate dal basso, ‘ the Break’, mixandole, estendendole. Lavorava col funk americano, impossibile trovare tracce di reggae o del nascente dancehall nella sua musica. Ma l’eredità giamaicana era nel metodo, perché nell’isola dei Rasta e dei Rude Boys i djs come Lee Perry e U- Roy erano protagonisti già da un pezzo.

Fu ancora lui a battezzare b- boys e b- girls i ragazzi che facevano miracoli di acrobazia nella break dance e ad adoperare il nuovo stile, con la sua competizione feroce tra djs, come antidoto non violento alla guerra tra bande che insanguinava il Bronx. Anche questo, dopo decenni di gangsta, è difficile ricordarlo.

L’hip- hop, come il meglio della cultura popolare del secolo scorso, è nato nei ghetti e per gli abitanti dei ghetti.

Musica e cultura delle strade. A differenza degli altri pionieri arrivati subito dopo di lui e che dal giamaicano di new York avevano imparato tutto, Grandmaster Flash e Afrika Bambataa, Dj Kool Herc, non ha mai voluto registrare. Come il fondatore del jazz, Buddy Bolden, non c’è modo di ascoltarlo.

La musica del ghetto del tardo 900, oltre a un padre, ha anche una madre, ancora meno riconosciuta di lui. A contrabbandare l’hip- hop oltre i confini del South Bronx è stata Sylvia Robinson, nata Vanterpool.

Negli anni ‘ 50, con il duo Mickey & Sylvia, aveva piazzato un hit clamoroso che ancora oggi, una volta o l’altra, hanno sentito tutti, ‘ Love is Strange’. Cresciuta ad Harlem, la ex ‘ Little Sylvia’, a 44 anni, aveva mantenuto un orecchio capace di ascoltare quel che le strade avevano da dire. Fu lei, nel 1979, a produrre Rapper’s Delight e tre anni dopo The Message, il pezzo di Grandmaster Flash and the Furious Five, che ruppe definitivamente gli argini.

Fino a quel momento il rap era stato storia del Bronx. Dopo The Message diventò storia della musica.

 

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