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Le condizioni di Salvini: subito Tav e flat tax

La Lega sfonda quota 34% e mette all’angolo i 5stelle. Il carroccio raddoppia e diventa primo partito. I grillini dimezzano i voti
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Matteo Salvini vince le europee edizione 2019. Luigi Di Maio le perde. È questa, in estrema sintesi, la sentenza che esce dalle urne di domenica scorsa. E non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che Salvini e Di Maio sono due leader della stessa maggioranza. Ma mentre la Lega raddoppia il 17% delle politiche di un anno fa e arriva al 34,3%, il socio di governo grillino dimezza i voti e sprofonda al 17,1%: un vero crollo rispetto al 32,7% del 2019.

Insomma, il consenso del governo tiene – la somma dei due partiti di maggioranza supera infatti il 50% – ma i rapporti di forza sono completamente ribaltati. Con Salvini che diviene premier in pectore e rilancia in senso leghista e nordista l’azione di governo. Ma questa è un’altra storia che inizierà nei prossimi giorni. Prima bisognerà capire cosa vorrà fare il Movimento 5Stelle il cui leader ieri si è dato alla macchia, salvo poi spiegare brevemente che il faro del governo rimane il famigerato “contratto”.

Nel frattempo Matteo Salvini incassa anche il successo di Giorgia Meloni che deve ancora rimandare il sorpasso sul Cavaliere, ma arriva al 6,4% che, unito al 34,3% della Lega, prefigura una destra che da sola supera il 40% dei voti. Senza contare Forza Italia, che sí perde altri voti rispetto al 14% dello scorso anno, ma arriva a un rispettabilissimo 8,8%. Poi c’è il capitolo Pd. Il nuovo segretario Zingaretti perde 100mila voti rispetto alle scorse olitiche ma sfiora il 23% e, in termini percentuali, incassa un + 5%. Senza contare l’effetto tonificante del “sorpasso” nei confronti dei 5Stelle, surclassati di quasi 6 punti. I successi dei dem arrivano soprattutto dalle città. Tra le regioni, il PD conserva la palma di primo partito solo in Toscana, ma è il primo partito a Roma, Milano, Torino, Firenze, Genova, Cagliari, Bergamo, e molti altri ancora.

Male la sinistra. A cominciare da + Europa di Emma Bonino che si ferma al 3.1% e non supera la soglia del 4% necessaria per portare deputati a Bruxelles. Malissimo la Sinistra di Fratoianni che si ferma a un severissimo 1,8%. Insomma le Europee 2019, con un’affluenza che si è fermata al 56,1%, due punti e mezzo in meno rispetto al 2014, hanno dato il passaporto per Strasburgo solo a 5 partiti italiani: Lega ( 34,3%), Pd- Pse ( 22,7%), M5s ( 17%), Fi- Ppe ( 8,8%), Fdi- conservatori e sovranisti ( 6,6%). Per quanto riguarda il territorio italiano, la Lega si conferma primo partito in tutto il nord e centro Italia, compresi Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo e Sardegna.

Il Pd mantiene la leadership in Toscana.  Il Movimento 5 Stelle prevale nelle restanti regioni meridionali con punte superiori al 30% in Campania e Sicilia. La Lega tocca l’apice in Veneto, dove sfiora il 50%.  L’ultima paraola spetta a Marco Rizz il quale sfiora l’ 1% col suo Pci, partito comunista.

 

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