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Tolmezzo, arrivano i fondi per il lavoro, ma come si conciliano internati e 41 bis?

carcere Tolmezzo
Il garante ricorda che la misura di sicurezza risale al Codice Rocco
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Visita a sorpresa nel carcere di Tolmezzo da parte del Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma per una verifica di un episodio specifico, dopo una importante segnalazione, sia per visitare in particolare il settore degli internati al 41 bis, che recentemente avevano posto alla sua attenzione il problema della assoluta carenza di lavoro, in una sezione che dovrebbe configurarsi come casa di lavoro. Una criticità che Il Dubbio ha affrontato più volte.

Il problema del lavoro riguarda anche i detenuti: c’era stato un cospicuo taglio dei fondi per il pagamento dei compensi a coloro che lavorano e la riduzione delle ore lavorative per gli addetti alla cucina, i detenuti impegnati nella distribuzione del cibo, nelle pulizie e nella manutenzione dei fabbricati. Un carcere che teoricamente, ricordiamo, è anche una “casa lavoro” per gli otto internati trasferiti proprio in quell’istituto penitenziario perché c’è una serra. Ma da mesi che non è in funzione. Gli otto internati avevano anche intrapreso uno sciopero della fame, ma sono poi stati costretti a riprendere a mangiare perché rischiavano la vita.

Il Garante, raggiunto da Il Dubbio, ha fatto sapere che proprio il giorno prima della sua visita sono arrivati i fondi per sistemare la serra, circa 54mila euro, e anche altri soldi per pagare la mercede ai detenuti che fanno i lavori interni al carcere, quelli non professionalizzanti. Quindi, teoricamente, gli internati potrebbero a breve ricominciare a lavorare, anche se due di loro non sono in condizione fisiche di farlo. Quindi tutto bene ciò che finisce bene? Nient’affatto.

Rimane ancora il problema di come conciliare l’internato con la condizione del 41 bis. Come poi si possa conciliare la funzione che la legge assegna alla Casa di lavoro e la sua funzione di facilitazione nel rientro sociale con la previsione di internamento in regime speciale del 41 bis, risulta assolutamente non chiaro al Garante nazionale Mauro Palma che intravede in tale previsione il rischio di un mero prolungamento della situazione detentiva speciale per motivi di sicurezza.

Inoltre, la Casa di lavoro dovrebbe essere luogo ben distinto e distinguibile dal normale Istituto di detenzione: molto difficile che lo sia quando si tratti di una sezione di una Casa circondariale (come il caso di Tolmezzo) o di reclusione. Ricordiamo che proprio a Tolmezzo sono stati ospitati Salvatore Bizzi, Massimo Carminati e Roberto Spada, quest’ultimo ancora detenuto nell’istituto friulano.

Il poco lavoro è un problema sicuramente enorme, visto che toglie al magistrato lo strumento per valutare o meno la fine della misura di sicurezza nei confronti di una persona che ha comunque già finito, da tempo, di scontare la pena. Però il problema a monte è la mancata rivisitazione della norma prevista dal codice Rocco per quanto riguarda la figura stessa dell’internato.

«Se non si riesce ancora a ripensare totalmente il doppio binario – si legge infatti nel rapporto del Garante nazionale del 2018 -, se si continua a privare della libertà non in base al principio di stretta legalità sintetizzato nel quia prohibitum, né da quello sostanzialista del quia peccatum bensì da un principio, discrezionale e neutralizzante sintetizzato nel ne peccetur ; se ancora non si è in grado di mutare tutto ciò, forse il tempo è ormai urgente per ripensare le forme in cui tutto ciò si realizza affinché almeno le parole ritrovino il loro significato».

 

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