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Marisa Laurito: «Mi sento un’artista in resistenza»

L’attrice napoletana presenta le sue fotografie nella mostra “Terre dei fuochi e di nessuno”. «Il mio è un viaggio nel degrado e nell’inquinamento ambientale che ledono il diritto dalla salute e alla vita. Un grido di denuncia, ma soprattutto un invito a riscoprire la bellezza»
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Marisa Laurito, attrice con Eduardo De Filippo, artista popolare e amatissima, tornata di recente in televisione con l’amico fraterno Renzo Arbore – celebre, tra gli altri, il loro programma Quelli della notte – ha un talento poliedrico che si esprime nello spettacolo come nelle arti figurative. A Napoli, fino al 30 giugno, si potrà visitare la sua mostra fotografica Transavantgarbage. Terre dei fuochi e di nessuno, in occasione della manifestazione “Maggio dei monumenti”, uno dei principali appuntamenti del capoluogo campano.

La mostra è organizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Questo allestimento, i cui scatti sono stati premiati e apprezzati dalla critica, è un viaggio nel degrado e nell’inquinamento ambientale che ledono il diritto dei cittadini alla salute e alla vita. È un percorso in 20 scatti fotografici e 3 installazioni, un grido di denuncia, ma anche un invito alla bellezza.

Marisa Laurito, lei si definisce “artista in resistenza”…

Parlo di “resistenza” perché oggi è molto difficile fare le cose bene, con la qualità di una volta. Inoltre è necessario che le persone il cui nome ha una forza si mettano a combattere al fianco di chi non può tirare fuori la voce.

La mostra è parte di quest’impegno?

Questa mostra nasce da un docufilm sulla terra dei fuochi, Il segreto di Pulcinella, a cui ho partecipato, prodotto da Social Movie. Un lavoro che mi ha aperto lo sguardo. Sono andata molto in giro, ho conosciuto attivisti che mi hanno portato in mondi orribili, pieni di sangue, morte e dolore. Per me, che sono una persona sensibile, è stato stravolgente.

Questo le ha dato un impulso, delle idee?

Ho pensato che fosse mio dovere fare qualcosa. Non ho trovato mezzo migliore della fotografia per portare alla luce questi fatti devastanti che coinvolgono e sconvolgono tutta l’Italia. Perché su 20 regioni 19 sono afflitte da inquinamenti nucleari o chimico- industriali. Ho creato dei set quasi cinematografici in cui ho ripreso il luogo devastato, ma ponendoci sopra anche una nota di bellezza, un’idea, una speranza.

In questo l’hanno aiutata anche degli amici…

Sì. Renzo Arbore, Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, Rosalinda Celentano. Quella di Rosalinda è una delle fotografie che amo di più. Lei è stata generosissima, perché si è fatta fotografare su una croce, e dato che ha avuto un tumore al seno, si è voluta denudare e ha mostrato i tagli.

E quella con le due amiche geniali?

Sì. Amo moltissimo anche quella con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti che volano su un tappeto di libri sopra la terra di Malagrotta. L’ho intitolata: “Con la cultura non si mangia però si può volare”. La prima parte di questa frase, “Con la cultura non si mangia”, è una delle affermazioni più imbecilli che abbia mai sentito nella mia vita. La cultura porta lavoro, evoluzione, invece purtroppo questo Paese lo stanno facendo diventare un luogo di ignoranza. Cerco di mettere la bellezza nell’orrore. Ad esempio questa foto parla di libri, di storie, di amicizia, quella tra Dacia e Piera.

Il tema della giustizia ambientale è un tema di giustizia sociale?

In queste aree colpite c’è gente che muore, l’inquinamento lede il diritto alla vita. È un tema sociale fortissimo. Non va dimenticato, inoltre, che dietro tutto questo ci sono business del malaffare. Non si costruiscono impianti ben fatti come in Germania, dove vi sono aziende che riescono a ottenere energia elettrica buona dalle immondizie. C’è un business dell’esportazione e dell’importazione di rifiuti in Italia.

Lei ha fatto tanta televisione. Oggi il piccolo schermo quanto è attento a queste tematiche?

Io ho iniziato a parlarne quattro anni fa. Adesso c’è molta attenzione anche perché questa bambina, Greta, ha smosso un po’ gli animi. Oggi la gente è più attenta, ma non quanto dovrebbe. Bisogna parlare molto di questi temi, perché si continua a morire. Ho fatto una fotografia in una fattoria di Taranto dove sono stati abbattuti 500 capi di bestiame, perché producevano latte alla diossina. È diventata una fattoria fantasma, così come la cittadina di Augusta in Sicilia. Bisogna interrompere questo disastro e anche impedire che le aziende lavorino in nero, perché poi non sanno come smaltire i rifiuti e quindi li sotterrano.

Come ha lavorato sulle foto?

Alcune immagini sono così come le ho scattate. Altre sono state rielaborate. Per esempio, in quella con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti a me serviva che queste due splendide signore, regine della nostra cultura, volassero su di un tappeto di libri, avulse da questa schifezza, intoccate. A mio avviso la cultura e la bellezza possono salvare l’umanità.

Lei è un’artista che usa tutti e cinque i sensi…

Un artista è un esploratore che cerca di mettere a disposizione della gente e di se stesso le proprie capacità ed è libero di fare quel che vuole con i suoi talenti. Poi il pubblico decide se sono talenti validi o no. Non credo che un artista debba essere etichettato e circoscritto in un ambito. Se si ha la capacità di poter accedere a vari campi e sperimentare la propria sensibilità, il proprio sapere, la propria creatività, perché non farlo?

Cosa lega la Marisa Laurito di ieri e quella di oggi?

Sicuramente la fantasia e la creatività, ma anche l’entusiasmo e la voglia di fare che non passano nonostante il tempo. Anche la voglia di dare non passa. Certamente c’è stata un’evoluzione. All’inizio della mia carriera ero più superficiale e appassionata al solo intrattenimento. Oggi invece mi sono legata a temi che ho toccato, anche senza dirlo molto. A Napoli, negli anni Novanta, ho aperto una scuola per ragazzi a rischio, che adesso è stata rilevata dal Comune. Mi sono sempre occupata di ambiente, di cibo sano, ho fatto delle mie battaglie, per esempio lo spot per l’affidamento familiare.

Quella che sto affrontando ora è un’impresa che voglio portare avanti per molto tempo, perché credo fortemente che, se il nostro Paese e tutti i Paesi sconvolti da questa immondizia e dal malaffare non trovano una soluzione, lasceremo un mondo terribile agli altri.

 

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