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Luigi Gallo, del Movimento 5Stelle: «Libertà nella scuola»

Il presidente della commissione Cultura della Camera del M5s, Luigi Gallo, interviene sul caso dell’insegnante interdetta su segnalazione della sottosegretaria leghista Borgonzoni
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Sospesa perché i suoi studenti avevano accostato le leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza di Salvini in un lavoro in classe. Il caso dell’insegnante interdetta su segnalazione della sottosegretaria leghista Borgonzoni ( che ne ha chiesto sui social «la cacciata con ignominia» ), fa discutere. «Un atto veramente grave – commenta il presidente della commissione Cultura della Camera del M5s, Luigi Gallo – che lede i diritti di libertà di pensiero e di critica degli studenti. L’insegnante non ha obbligato nessuno, il lavoro dei ragazzi era stato svolto in totale autonomia.

Presidente, è stato il ministero dell’Istruzione ad avviare l’ispezione che ha portato alla sospensione della docente palermitana. Ma ora persino Salvini ha già fatto marcia indietro.

Noi insegnanti lavoriamo tutti i giorni nelle scuole affinché gli studenti perfezionino il loro pensiero critico attraverso ragionamenti indipendenti, proviamo a spingere i ragazzi alla riflessione che è la prerogativa essenziale di una corretta educazione scolastica. Ed invece la Lega cosa fa? Risponde con la censura. Forse c’è chi vuole solo cittadini indottrinati, obbedienti e quindi incapaci di costruire un mondo migliore di quello che ereditano e di spingerci oltre i diritti già conquistati? Parliamo di un provvedimento grave e in ogni caso sproporzionato.

Poco più di un mese fa nella periferia di Napoli è stato ucciso un nonno che portava a scuola il nipotino. Eppure nel governo si parla ogni volta solo di più militari, e mai di povertà educativa. Non trova?

Per fronteggiare il fenomeno noi del M5s stiamo preparando un pacchetto di interventi in campo educativo che intendono ricostruire il tessuto sociale intorno alla scuola e alle periferie. Sempre più spesso presidi e insegnanti si trovano a fronteggiare da soli realtà difficili nelle quali la rete sociale si è spezzata: bisogna intervenire subito.

Quali sono le misure in elaborazione?

Pensiamo a patti educativi territoriali che prevedono assunzioni di personale nell’ambito delle politiche sociali, a una raccolta dati delle ricerche effettuate nel campo e a un monitoraggio delle situazioni più a rischio. L’idea è quella di creare un’equipe sociale fatta di figure educative di riferimento che costruiscano progetti culturali pluriennali nelle periferie degradate. Un progetto importante, per il quale chiederemo sostegno a tutte le forze politiche. Su un tema del genere nessuno può tirarsi indietro: parliamo di una vera e propria emergenza.

Poco tempo fa aveva però lamentato che nel Def non c’erano risorse per aumentare gli stipendi degli insegnanti, per cancellare le “classi pollaio” e per l’edilizia scolastica. Ci sono stati progressi da allora?

Sugli stipendi ha assunto precisi impegni con gli insegnanti il presidente del Consiglio: fa fede quello che ha detto. Idem per gli investimenti in istruzione annunciati ai sindacati che hanno provveduto a sconvocare lo sciopero. Per quanto riguarda l’edilizia scolastica i fondi sono stati sbloccati, ora si tratta di accelerare ma occorre anche l’impegno dei sindaci: spetta a loro presentare i progetti. Scioglieremo molti nodi già a partire dalla prossima legge di Bilancio.

Il ministro Bongiorno ha annunciato il via a concorsi pubblici su base territoriale. È d’accordo?

Non ho ancora letto le carte. Ma di certo, stabilire un periodo di permanenza sul territorio che la legge di bilancio ha già aumentato da 3 a 5 anni, può essere utile. Stabilire invece un blocco permanente è impensabile: la mobilità degli individui non può essere negata per sempre, sarebbe scellerato.

Alcuni guardano alla misura come a una premessa all’autonomia del Nord che creerebbe scuole differenziate. Accettabile?

Il tema è stato già affrontato dal premier, che ha dato ai sindacati precise garanzie: l’autonomia del Nord non toccherà il mondo della scuola.

Salvini dice che non c’è Conte o ministro 5 Stelle che tenga: i migranti della Sea Watch non sbarcheranno. Ma allora perché, se decide lui, si è fatto salvare dal processo su Diciotti?

Il tema dei migranti non richiede slogan, ma azioni multilivello coordinate dal presidente del Consiglio. Per fortuna non esiste in Italia il ministro dell’Immigrazione. Ma se Salvini pensa di dover decidere da solo, non si vede viceversa perché abbia chiesto aiuto al premier e agli altri ministri sul fronte dei rimpatri.

I 5 Stelle sono pentiti di averlo salvato dal processo?

Non ho mai nascosto la mia posizione sul tema. Tutti i cittadini sono uguali alla legge: stabilire la verità sull’accaduto spettava ai giudici.

 

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