Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

«Facebook, una dittatura. Siamo in libertà provvisoria»

Parla Andrea Barchiesi, cofondatore di Reputation Science. «La privacy non esiste più, siamo in balia degli algoritmi di Zuckerberg che può far cadere un governo o persino scatenare una guerra. Noi schiavi del mercato e dei loro budget»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Parli per una mezz’ora con Andrea Barchiesi, cofondatore di Reputation Science, esperto di data intelligence, e cominci a sentirti come un moscerino impigliato e subito imbozzolato nella grande tela mondiale del Ragno. Il Ragno è un alieno dalle mille sembianze, è Google, Apple, Facebook, Twitter o Whatsapp oppure Instagram. Il Ragno è un social media mutante e la sua casa l’immensa, appiccicosa, inglobante ragnatela, che in inglese si chiama web.

Cominciamo subito dalle 23 pagine fake che Facebook ha cancellato, seguite da quasi due milioni e mezzo di follower. E’ una grande operazione?

No, piccolissima. Ma è un grande passo, nel senso che l’energia cinetica reale è bassissima ma il segno che c’è dietro è importante. Significa che Facebook, dopo lo scandalo di Cambridge Analytica non può più permettersi errori sotto elezioni. Infatti che sia successo adesso non è un caso, perché sono sotto pressione sulla privacy, sulla libertà di espressione e soprattutto perché tutti ormai hanno capito che Facebook può essere un gigantesco sistema di orientamento politico.

Ce lo spieghi. Come fanno a orientare voti e preferenze politiche?

Di fatto è Lui, Mark Zuckerberg, che sceglie quello che noi vediamo. Non vediamo mica tutto quello che dicono i nostri amici, noi vediamo solo una selezione di quello che i suoi algoritmi ritengono più opportuno per noi.

Zuckerberg, l’uomo più potente del mondo.

Funziona così: ogni persona che ha un account ha una sua pagina, ma quello che ci vede dentro è basato sulle sue relazioni, su dove ha messo i “mi piace” e sui suoi amici. Non ci sono due persone che hanno la stessa pagina, nessuna è uguale all’altra. E dunque il problema è chi decide che cosa far vedere nella mia pagina. Ognuno di noi avrà due, trecento, quattrocento amici: non è possibile vedere tutto e con quale priorità. Ci capita nella nostra esperienza di andare a cercare alcuni amici o accunt che non ci vengono più proposti e scopriamo che quelli hanno continuato e continuano a parlare ma semplicemente l’algoritmo non ci ha più assegnato, nella nostra pagina, quelle persone e quei temi. Ci ha tagliati fuori, preferendo altro per noi. Noi apriamo la nostra pagina, vediamo quelli che interagiscono, che ci taggano, che fanno i like. Ma non li scegliamo noi, è sempre l’algoritmo che lavora dietro le spalle.

Praticamente non governiamo quasi nulla.

E’ evidente che scegliere di far apparire alcune cose e non altre cambia radicalmente la partita e anche la percezione. Supponiamo che nella timeline del signor Rossi cominciassero a spuntare tutti fatti o persone che rilanciano notizie sui migranti e sull’immigrazione imminente, scandali, problematiche, corruzione, terrorismo, invasioni e così via. Domanda: come verrà polarizzata l’attenzione del signor Rossi? Chiaramente in modo negativo e percepirà una distorsione del problema, ingigantito magari sia nella dimensione che nell’urgenza. Il tema dell’immigrazione ci pare predominante, sta succedendo anche adesso.

Torna alla mente Salvini che parlò di mezzo milione di clandestini e poi ha da poco ammesso che i veri dati parlano di soli 90 mila…

Esatto. Mentre nei media questa cosa è abbastanza conosciuta, all’interno di Facebook è molto più complicato da tracciare e soprattutto, essendo ogni pagina diversa dall’altra, è molto difficile capire cosa stia realmente accadendo.

Dunque di fatto non puoi né vedere né capire cosa stia accadendo, perché vedi solo pochissime pagine e ignori tutto il resto.

Se il Tg1 tutte le sere si mette a dare notizie o sul Papa o sull’immigrazione te ne accorgi. Ma su facebook è più complicato, parecchio di più. Puoi sospettare che qualcosa sia accaduto per favorire un evento ma non puoi nemmeno riuscire a provarlo. Per riuscirci dovresti mettere in piedi una casistica enorme e uno ti potrebbe anche rispondere, “sei tu che ha messo dei like qui e là, quindi hai quello che ti meriti, che hai scelto di leggere o seguire”. Questo origina il fenomeno delle “eco chamber”, stanze con l’eco, ovvero una cassa di risonanza che rafforza le nostre credenze e riduce, se non elimina, le tesi contrarie. Esempio: un razzista avrà una densità di contenuti razzisti molto alta, li leggerà e divulgherà; uno di sinistra avrà i suoi contenuti, e così un grillino… questo significa tecnicamente che Facebook sta “polarizzando” nella tua eco chamber.

Allora la domanda è: perché hanno sviluppato questo sistema di eco chamber? Non avrebbero potuto usare un algoritmo che, spaziando, scelga anche contenuti random?

In realtà no, perché il loro vero giudice, il motivo di tutto questo è il mercato e la pubblicità. Loro usano le eco chamber perché tu, trovando ciò che è assonnate con te, stai più a lungo sulla tua pagina, vedi più inserzioni e loro vendono più pubblicità.

I soldi sono il fine ultimo, lo immaginavamo. E le operazioni politiche non tolgono pubblicità?

Il modo per incidere, temporaneamente o meno, esiste. Basta ridurre un po’ l’impatto pubblicitario. Tenuto conto che per un referendum ci vogliono 500 mila firme, Facebook sta su 24 milioni di target. Pensate che sarebbe difficile per Facebook far fare un referendum? Ha un potere sommerso enorme.

Ma l’hanno capito gli europei?

Sì, ma ormai è troppo tardi. Abbiamo perso tutti i treni.

E che si potrebbe fare? Imporre regole, controllare di più?

Il discorso si amplia. A livello mondiale non esiste solo Facebook. In Russia ad esempio ci sono altri sistemi V Contacte, in Cina altri ancora. Questo perché i paesi più totalitaristi hanno percepito ben prima la minaccia. Russi e cinesi hanno evitato di essere colonizzati. Facebook sa tutto, ha la capacità di entrare nelle nostre corde più profonde, sa quanto tempo passiamo a leggere un post piuttosto che un altro…

Cioé gli altri si sono organizzati per tempo, noi no.

L’America ha fatto questa nuova rivoluzione industriale e noi europei ci siamo trovati completamente tagliati fuori. La Russia, che ha capito e ha sistemi decisionali più snelli, come la Cina, che ha fatto? Ha messo alla porta Google e Facebook, in Russia Google è stralimitato, ora fanno secco anche Amazon. I totalitaristi hanno avuto la forza, naturalmente violando tutte le regole del mercato internazionale, della libera concorrenza, ecc., di capire per tempo. E si sono organizzati. I cinesi dovevano difendere il loro mercato che vale un miliardo e quattro di persone.

Altro che i dazi di Trump.

Molto peggio. Trump è stato sciocco, discutendo sui dazi quando la partita era sulla penetrazione dei colossi digitali in oriente. Come Amazon. Amazon sa tutto ciò che compriamo, cosa ci piace, cosa ci serve. Sa anche se vuoi cambiare moglie, perché vede che stai deviando verso altri interessi. Improvvisamente compri fiori, gioielli… La battaglia digitale è molto più che economica. Google sa tutto quello che tu cerchi tutti i giorni. I libri su 007 fanno ridere oggi: James Bond metteva le microspie? Noi ci siamo messi le microspie in tasca, che ci ascoltano tutto il giorno.

A questo punto fa quasi ridere anche la difesa della privacy, come se esistesse una privacy.

E’ una preoccupazione ridicola, gli abbiamo già consegnato tutto di noi. Google Map ha le coordinate gps di ogni singolo civico; con Street View conosce le insegne, quanti negozi hanno chiuso o aperto e cosa c’è nel citofono. Possono contare gli esercizi cinesi, per esempio. Il Comune non lo sa, loro sì.

Ma insomma ora questa povera Europa, che stiamo per votare, che può fare?

Qualcosa sta facendo, li possiamo solo normare, non più fermare. Facebook e tutte le piattaforme sono in una centrifuga evolutiva. Lo potrà fermare solo Darwin. L’esito più probabile, nel lungo periodo è il fallimento.

Fallimento?

I gusti cambiano, i competitor crescono… pensateci: prima c’era Google che sembrava dovesse dominare il mondo. Ma è arrivato Facebook, con un tale potere economico che è in grado di traslarsi. E’ talmente ricco che è in grado di reincarnarsi. Ecco perché s’è comprato WhatsApp e Instagram. E’ diventato un soggetto molto pericoloso perché essendo assurto a potenza economica, potenza impareggiabile, ora si sottrae alle logiche evolutive. Ma si potrà incarnare ed evolvere nei nuovi network nascenti.

Tanto se li compra…

La strategia delle acquisizioni ce l’hanno tutti i big. Ce l’ha avuta Microsoft che comprò Skype, ce l’ha Amazon, ce l’ha Netflix. Sono talmente forti che sfuggono alle regole della normale competizione. Blockbuster ad un certo punto poteva comprarsi Netflix ma l’ha ritenuto un pessimo affare. Serve quindi anche vision, non bastano i capitali.

E l’Europa?

L’Europa può solo e deve cercare di normare questi colossi. I big hanno un solo punto di debolezza: vogliono il nostro mercato e miliardi di budget. Noi siamo duecento milioni di utenti. Per avere questo mercato devono sottoporsi alle normative del Parlamento europeo. E meno male che non siamo più in uno scenario militare: con quei dati lì ci rovesci un governo. Sapresti esattamente chi non è d’accordo. Sanno tutto. Sanno anche chi guarda i video dei terroristi. Vuoi rovesciare un governo? Cominci a mettere in giro delle informazioni contro l’establishment e sai benissimo chi sta rispondendo e chi no. E lo sai solo tu.

Pazzesco.

L’Europa è rimasta col cerino in mano. Però ora Facebook è sotto scacco per l’attrito con l’Europa. Le 23 pagine denotano molto dal punto di vista simbolico. Non hanno fretta. Fanno ammuina, ci danno un contentino intanto continuano a guadagnare. Bisogna vincolarli finanziariamente. Fargli pagare le tasse, imporre il diritto all’oblio…».

I fan dei social hanno commentato la cancellazione di queste pagine fake come una grave limitazione e violazione della libertà, grillini in testa.

Faccio un esempio. Quando la scienza contestava che i vaccini provocassero l’autismo i no vax urlavano alla censura. Ma non è censura, è un’operazione di ripulitura. Nessuno vuole censurare le opinioni, casomai eliminare delle pericolose falsità. Se si diffondono accuse false su un personaggio politico per indebolirlo, è pericoloso. Non è censura, non è violata la libertà del web, qui stiamo parlando di spazzatura. E’ come se si dicesse: io voglio essere libero di buttare la spazzatura in mezzo alla strada.

Perché fino ad oggi non è quasi mai successo? Sono mancati i mezzi e la volontà. I mezzi sono quelli tecnologici, i sistemi di intelligence, che sappiano trovare h24 le informazioni false che vanno poi verificate da un ente terzo. Tu trovi i fake sui vaccini e l’Istituto superiore di sanità certifica cosa è falso e perché.

Evidentemente l’interesse economico prevale sulla verità.

Esatto. Una parte delle pagine facevano riferimento a partiti di governo, e questo fa male. Comunque questa roba non può proliferare fuori dalle regole.

L’anonimato sul web è giusto permetterlo?

E’ un tema molto delicato. Ma fino a che non diventa veicolo di illegalità è giusto. Poi in quel momento dovrebbe esserci un altro livello in cui, se commetti un reato, il tuo anonimato possa cadere. La tutela della tua privacy non significa inviolabilità.

La tecnologia non può essere fermata, lo dicono anche i filosofi. Va però controllata, resa più etica. E’ questo il punto nodale?

Il nodo è il problema competitivo. E lì è già passato, abbiamo già perso. Il possesso dei dati è il nuovo petrolio. I colossi economici sono i social network. Una volta c’era la General Electric… La rivoluzione digitale ci ha travolti.

 

Ultime News

Articoli Correlati