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Scissioni e arresti. I giorni più bui di Forza Italia

È in corso uno scontro interno a Forza Italia tra due cerchi magici: quello che vuole l'accordo con i sovranità e chi mal sopporta Matteo Salvini
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Abbandoni, contestazioni, minacce di scissione, i due cerchi magici in lotta e adesso l’inchiesta in Lombardia. Il partito di Berlusconi è sull’orlo dell’esplosione.

Per Forza Italia non è mai stato più buio di così. L’inchiesta giudiziaria che in Lombardia ha investito tra gli altri Fabio Altitonante e Pietro Tatarella – su cui il partito aveva investito per un rilancio d’immagine in vista delle europee – ha colpito Forza Italia in sincrono con i nuovi problemi di salute di Berlusconi. «Stavolta ho avuto paura» ha detto il Cavaliere appena dimesso dal San Raffaele. Ed è la prima volta che sulla morte Berlusconi non scherza. Il leader di Forza Italia è molto provato, ma a dispetto dei consigli medici e famigliari è costretto ad affrontare la campagna elettorale per le europee. Forza Italia è sull’orlo dell’esplosione: un risultato sotto il 10% segnerebbe un punto di non ritorno.

Ormai da mesi è in atto un’emorragia inarrestabile di quadri forzisti dal partito. In Sicilia la scelta di Miccichè di riesumare per le regionali lo schema del Nazareno – l’intesa tattica col Pd – ha accelerato le reazioni di chi non ci sta e si smarca. Basilio Catanoso, pochi giorni fa, ha rassegnato le dimissioni da vice coordinatore regionale per costituire insieme a un gruppo di dirigenti isolani Muovitalia, soggetto da portare in dote a un futuro centrodestra leghista. «Forza Italia – dice Catanoso – è ormai una nave senza nocchiero». E’ la stessa critica che muovono al partito i dirigenti azzurri piemontesi capeggiati da Massimo Baldini, ex sottosegretario alle Comunicazioni con l’ultimo governo Berlusconi, che hanno dato vita a “Progetto Italia”, che strizza l’occhio a Calenda e vuole aggregare i moderati europeisti «orfani della vecchia Forza Italia».

Il governatore della Liguria Giovanni Toti invece, sempre più vicino ai sovranisti, pensa addirittura a un nuovo partito, «perché Forza Italia non ha più un futuro». Ultimo, ma non ultimo, due giorni fa è stato l’ex sindaco forzista di Andria Nicola Giorgino ( fratello del più noto Francesco, giornalista del Tg1, anche lui in riposizionamento sovranista) ad abbandonare Forza Italia e passare alla Lega.

Clamorosa poi la protesta qualche giorno fa davanti alla villa di Arcore di un gruppo di militanti forzisti capeggiati da Fabio Sanfilippo dirigente piemontese del partito. Sotto accusa: «L’assenza di regole meritocratiche nel partito» e «i cerchi magici». Ed è evidente che non è solo la corte di Berlusconi il bersaglio ma anche la sua monarchia. Abbandoni, scissioni e contestazioni a cui ciò che resta del rissosissimo quartier generale forzista assiste impotente. Concentrato piuttosto a capire come andrà a finire lo scontro decisivo al massimo vertice del partito. Quello informale ma sostanziale dei due cerchi magici che circondano e condizionano Berlusconi: Arcore 1 e Arcore 2, come li chiamano nell’entourage di Forza Italia, o anche Villa San Martino contro Villa Maria, le due residenze del Cavaliere, presidiate da contrapposti cerchi di influenza. Arcore 1 o Villa San Martino, è il vecchio inner circle berlusconiano: Licia Ronzulli, Gianni Letta, Sestino Giacomoni, Fedele Confalonieri, l’avvocato Niccolò Ghedini, i figli Marina e Piersivlio, Antonio Tajani. E’ l’area aziendalista nostalgica sì del Nazareno ma che in nome della realpolitik bada, con gradazioni diverse, a non guastare i rapporti con Salvini e il governo ( anche se Gianni Letta, a cui proprio non garba Salvini, appare sempre più defilato). Mentre ad Arcore 2, Villa Maria, il cerchio è animato da Francesca Pascale, la fidanzata di Berlusconi e la senatrice Maria Rosaria Rossi, terminali degli sfoghi antisalviniani di settori del partito che non ci stanno all’annessione leghista.

E per questo hanno guardato con favore all’esperimento siciliano di Micciché. Per ora la linea impartita da Berlusconi, ribadita da lui stesso anche in queste ore, è colpire i Cinquestelle e spingere Salvini al divorzio con Di Maio, perché, «il centrodestra non esiste senza Forza Italia». Ma di questa centralità azzurra si dovrà riparlare dopo il responso delle europee, dove il partito verrà misurato. Per questo Berlusconi è costretto a scendere di nuovo in campo. Per garantire un futuro a Forza Italia. E a questa condizione, la sopravvivenza del partito, è subordinata ogni ipotesi sulla successione. A proposito della quale è evidente l’attivismo di Mara Carfagna incentivato in via esplorativa dallo stesso Berlusconi che a lei ha sempre guardato con grande favore. Ma c’è chi in Forza Italia formula anche altre ipotesi. Ossia che il partito avrebbe inscritta nel suo futuro un’ordinata confluenza entro un nuovo soggetto moderato che potrebbe avere come punto di riferimento un leader dalle caratteristiche simili a quelle del Cavaliere e col quale Berlusconi condivide un’omogeneità di interessi. Un altro tycoon che attenderebbe solo lo schiarirsi dell’orizzonte per scendere in campo, passo a cui si prepara da tempo. Il nome ovviamente è quello di Urbano Cairo. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

 

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