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Paolo Armaroli: «Sul taglio dei parlamentari rischiamo lo spot elettorale»

Il costituzionalista Paolo Armaroli ne è convinto: il taglio netto dei parlamentari, per come è stato deciso, rischia di essere solo uno spot elettorale
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«Il taglio netto dei parlamentari è uno spot elettorale». Non usa mezzi termini, il costituzionalista ed ex parlamentare, Paolo Armaroli, dopo che la Camera dei Deputati ha approvato senza modifiche il testo di legge costituzionale già votato dal Senato. Perchè la modifica della Carta sia effettiva, manca ora solo la seconda lettura prevista in agosto.

Professore, perchè lo definisce uno spot elettorale?

Guardi, a pensar male si fa peccato ma si indovina, diceva Andreotti. A farmi sospettare che non sia altro che uno spot elettorale è il fatto che si tratti di una riformetta costituzionale davvero filiforme. Poi ci sarebbe da dire riguardo la condotta d’Aula e di Commissione.

Ovvero?

Ho un altro sospetto: il fatto che il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e poi il presidente Fico abbiano dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti, mi fa dire che si volesse andare di fretta, per poter utilizzare mediaticamente il tutto in tempo per le Europee del 26 maggio e per il turno delle comunali. Se fossero stati ammessi alcuni emendamenti e se fosse passato anche solo uno, si sarebbe tornati al Senato per perfezionale la prima deliberazione.

Al netto dei sospetti, però, tagliare il numero dei parlamentari è un bene o un male?

Le do una risposta britannica: dipende dal sistema elettorale. In Inghilterra, i deputati sono 650, ma la cosa si spiega perchè li vige il sistema del maggioritario a collegio uninominale a un solo turno, quindi ogni deputato è rappresentante di un determinato pezzo di territorio. Da noi, invece, prevale il proporzionale e quindi i nostri parlamentari sono dei Giovanni senza Terra. Detto fuor di metafora: il numero dei parlamentari è strettamente collegato al sistema elettorale vigente.

Vede qualche effetto collaterale al taglio?

Temo che si possa arrivare al paradosso dell’eterogenesi dei fini, con una composizione del Parlamento di gran lunga meno autorevole di quella attuale. Mi spiego: un tempo si diceva che alcuni segretari di partito facevano correre le 500 e lasciavano in garage le Mercedes. Ovvero: ci saranno sempre i cari amici di sua maestà la partitocrazia che verranno sempre rieletti, dunque temo che la drastica riduzione del numero dei parlamentari possa lasciar fuori i più bravi che non rientrano nel numero dei cocchi di partito.

E dal punto di vista della composizione?

E’ probabile che i partiti più piccoli non riescano più ad avere una rappresentanza in tutte le 14 commissioni, il che sarebbe un grosso handicap.

Condivide qualcosa di questa legge di modifica costituzionale?

Trovo positivo il terzo articolo, sui senatori a vita. Ai tempi del presidente Pertini si ribaltò l’interpretazione della norma, ritenendo che ogni presidente potesse nominare cinque senatori a vita. Questo tradì il disegno dei costituenti, mentre questa modifica ripristina il limite dei cinque senatori a vita presenti a Palazzo Madama. Senza contare, per ulteriore analisi, che i senatori a vita che hanno dato lustro al Senato sono stati quelli che erano già in politica, come Fanfani e Andreotti, mentre i sommi geni non hanno lasciato traccia.

Il Pd annuncia il ricorso alla Corte Costituzionale, a causa di forzature nell’iter di approvazione. E’ ammissibile?

Penso che l’onorevole Stefano Ceccanti abbia ragione in concreto, perchè si appiglia alla famosa ordinanza della Consulta, relativa al ricorso presentato sempre da senatori dem in merito ai vizi in procedendo nell’approvazione della Finanziaria. La Corte stabilì che era ammissibile il ricorso anche di un singolo parlamentare, ma per vizi in procedendo di estrema gravità e solo pro futuro. Come se i vizi commessi in quel caso dal governo gialloverde fossero cose da nulla.

Dunque è scettico sull’esito?

Diciamo che quell’ordinanza mi fa pensare che questo nuovo ricorso potrebbe essere dichiarato inammissibile. Non che il Pd, tuttavia, sia esente da condotte furbesche.

A cosa si riferisce?

Che, visti gli emendamenti non ammessi, ha presentato una modifica unica alla legge di riforma, prevedendo una sola Camera di 500 parlamentari. Anche questo, a mio avviso, è uno spot elettorale del Pd.

A questo proposito, avrebbe avuto senso prevedere non solo il taglio dei numeri ma anche una modifica al bicameralismo paritario?

E’ una questione annosa. All’assemblea costituente si considerò il Senato una camera di raffreddamento, fu un bene o un male? Difficile dirlo.

Si ritiene che questo meccanismo rallenti l’iter legislativo.

Le racconto un aneddoto su un segretario generale del Senato degli anni Sessanta, Franco Bezzi. Nel caso del monocameralismo abbiamo proposta A in tempi 1, la proposta B in tempi 1. Uno più uno fa due, come tempi di approvazione delle due leggi. In un sistema bicamerale, la proposta A si incardina alla Camera e la B al Senato, poi se le scambiano. Nello scambiarsele, si è notato che la seconda camera impiega meno tempo rispetto alla prima nell’iter di approvazione. Quindi, si nota che occorre meno di 2 tempi per approvare le due leggi, in un sistema bicamerale. Paradossalmente, la camera di raffreddamento potrebbe velocizzare e non rallentare.

Eppure il bicameralismo ha provocato instabilità, negli ultimi anni.

Certo. Poichè i sistemi elettorali di Camera e Senato sono diversi e anche l’elettorato attivo e passivo, un bicameralismo affossa i governi e non garantisce la governabilità.

Gli ultimi due tentativi di modificare la Costituzione hanno portato alla fine dei governi. Sarà così anche in questo caso?

Escludo che questo governo possa fare la fine di quello di Renzi. Nell’attuale situazione politica, i due partiti di governo trattano i cittadini come se fossero dei taxi ma a cui dire sempre di sì: diminuiamo indennità; i deputati e i senatori; togliamo i vitalizi a coloro che hanno illustrato la patria e così via. E ad assistere a questo spettacolo ci sono le solite “tricoteuse”.

Chi sarebbero?

Durante i tempi del terrore, erano le donne che sferruzzavano a maglia osservando la ghigliottina al lavoro. Oggi sono soprattutto i 5 Stelle, in cui c’è una forte invidia sociale, che scatena la demagogia più becera. Un gran brutto segno. Eppure, dice un detto: se del potere non si abusa, che potere è?

Esiste qualche contropotere che ancora regge, nel sistema?

Gli italiani odiano gli “aut aut” e preferiscono gli “et et”. In questo caso, abbiamo due custodi della Costituzione: uno è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che fa egregiamente il proprio dovere; l’altro è la Corte Costituzionale. In piazza del Quirinale ci sono i due contropoteri che davvero stanno vigilando.

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