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Ordine dei giornalisti e Fnsi: sì ai ddl su querele bavaglio

Da Verna, Giulietti e Di Trapani giudizio positivo sull'ipotesi di condannare a pagare la metà della somma chi chiede al cronista risarcimenti solo al fine di zittirlo
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«Occorre che dal Parlamento arrivi al più presto un segnale sulle iniziative giudiziali temerarie: una vera emergenza che affievolisce la libertà di stampa e il diritto del cittadino a essere correttamente informato». Sono parole del presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna, pronunciate in audizione al Senato, dove è stato ascoltato dai componenti della commissione Giustizia. Verna si è dichiarato assolutamente favorevole ai principi contenuti nei ddl di cui sono firmatari i senatori Primo Di Nicola, del Movimento 5 stelle, e Giacomo Caliendo, di Forza Italia. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti ha chiesto di non unificare i testi ma di esaminarli disgiuntamente per evitare ulteriori ritardi, considerato che si tratta di norme che vanno al più presto approvate. «Appare semplice in particolare», ha detto Verna, «esaminare l’unico articolo su cui è imperniato il ddl Di Nicola, in base al quale se in sede civile vengono richiesti, per esempio, 10mila euro col solo scopo di fermare il racconto del giornalista. Il giudice che lo accerta condanna il ricorrente pretestuoso a pagare la metà, nell’esempio 5mila euro, al convenuto. Sarebbe una norma di civiltà per il diritto di sapere e la democrazia. Tra le intuizioni del ddl Caliendo», ha aggiunto Verna, «è particolarmente interessante la rettifica che estingue il reato».

Anche dalla Federazione nazionale della Stampa, il sindacato dei giornalisti, è arrivato l’auspicio che «dopo vent’anni di occasioni perdute, si possa ora giungere in tempi rapidi a dare risposte concrete in difesa della libertà di stampa». Al termine dell’audizione, la rappresentanza della Fnsi composta dal presidente Giuseppe Giulietti, dal segretario generale aggiunto Vittorio Di Trapani e dall’avvocato Ottavia Antoniazzi ha osservato che «è finalmente aperto il confronto fra giornalisti e Parlamento sulle questioni della diffamazione e delle querele bavaglio», e ha anche ribadito la necessità di «scongiurare la mannaia dei tagli ai contributi all’editoria e la chiusura di Radio Radicale».

 

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