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Mantero, M5s: «Salvini sbaglia, non esiste lo spaccio di Stato, la canapa non è una droga»

Il senatore grillino: «prendersela con la mia proposta di legge e con i cannabis shop che vendono infiorescenze di canapa industriale senza nessun effetto psicotropo è solo un diversivo»
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Impegnato in una nuova crociata contro i cannabis shop lanciata all’indomani del caso Siri, Matteo Salvini ha invitato «il senatore dei 5 Stelle Matteo Mantero a ritirare la sua proposta sulla droga libera» perché il capo del Viminale «non vuole lo Stato spacciatore». Ma il parlamentare stellato, impegnato al Salone del Libro di Torino dove domenica presenterà il suo nuovo romanzo Falene, respinge al mittente gli attacchi del leader leghista.

Senatore Mantero, le accuse del vicepremier sono gravi: il suo disegno di legge promuove davvero la droga libera?

Simili facezie non meriterebbero neppure una risposta. Prendersela con la mia proposta di legge e con i cannabis shop che vendono infiorescenze di canapa industriale senza nessun effetto psicotropo è solo un diversivo. Non c’entrano nulla con quelle che lui chiama “droghe”. Ma evidentemente Salvini ha bisogno di spostare l’attenzione dal caso Siri e dalle politiche fallimentari del suo ministero in materia di contrasto alle narcomafie internazionali e alla criminalità organizzata che è tornata a uccidere. In ogni caso ringrazio il ministro per la pubblicità e lo invito a Torino, sarò ben contento di firmargli una copia del mio romanzo. E magari di spiegargli la differenza tra canapa industriale, marijuana e droghe: forse è un po’ confuso.

Salvini attacca la sua proposta di legge perché se approvata introdurrebbe «lo spaccio di Stato». In che senso?

Non so di che cosa parli. La mia proposta di legge prevede semplicemente l’autoproduzione, e cioè la possibilità di coltivare a casa propria fino a tre piante di canapa. Altro che spaccio di stato, la mia è una misura che nasce per contrastare il terrorismo e la criminalità organizzata.

In quale maniera?

In Italia ci sono 5 milioni di consumatori di cannabis che le politiche repressive non hanno mai scoraggiato. Il problema è però che se oggi il cittadino compra illegalmente dell’hashish da uno spacciatore rischia un’ammenda, viceversa se compra legalmente del terriccio e dei semini rischia di andare in galera. Consentire l’autoproduzione permette ai consumatori di avvalersi di un prodotto infinitamente più sicuro per la salute e che non dà dipendenza, e consente allo Stato di strappare dalle grinfie dei clan una montagna di denaro sporco.

Domenica presenta al Salone del Libro di Torino il suo romanzo “Falene”. Che idea si è fatto dell’esclusione dell’editore di CasaPound dalla manifestazione?

Se non ricordo male Polacchi era presente in fiera anche l’anno scorso. Ma in questo caso la sinistra ha sollevato il caso perché si tratta dell’editore che ha pubblicato il libro di Salvini.

Polemiche strumentali quindi?

È una polemica che ci può stare, dato che l’editore in questione è dichiaratamente fascista. Io non ci prenderei neppure un caffè con questa persona. Ma l’intera vicenda è alimentata da uno scontro strumentale tra la sinistra che prova a rilegittimarsi nel gridare all’allarme fascista, e la destra che invece si scaglia contro la sinistra per ergersi a paladino del popolo contro gli immigrati e le politiche “buoniste”.

Hanno però chiesto l’esclusione di Polacchi anche il sindaco Appendino e il governatore Chiamparino. Opportuno escluderlo dato che ora l’editore potrà accusare tutti di censura?

In effetti c’è il rischio concreto che l’editore possa speculare sull’esclusione per farsi un po’ di pubblicità.

Altri scrittori avevano minacciato il forfait, in caso di presenza di Polacchi al Salone. Lei avrebbe rinunciato?

È una decisione che va assunta in base alla propria sensibilità. L’esclusione per apologia di fascismo può starci e rispetto chi aveva ritirato la propria disponibilità. Io però sarei andato ugualmente perché ritengo che l’unico modo per contrastare certe derive culturali è parlarne alla luce del giorno. La soluzione non è escludere ma discutere, a mio modo di vedere.

Tra i tre protagonisti del suo romanzo, c’è anche una ragazza rom che si trova a muoversi in mondo incattivito ma non troppo fantascientifico, dato quanto accade a Casal Bruciato. Che idea si è fatto della “guerra agli zingari” nelle periferie romane? Prima la legge, come dice Raggi?

A Casal Bruciato è stata regolarmente assegnata una casa a una famiglia che ne era realmente bisognosa. Eppure i militanti di CasaPound hanno sfruttato la rabbia delle periferie per soffiare sull’odio. Virginia Raggi ha compiuto un gesto coraggioso ed encomiabile nell’affrontare a testa alta la protesta. Dall’esclusione sociale non può che nascere altro odio.

 

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