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Raggi difende i rom, insultata e assediata. Gelo con Di Maio

Di Maio contro la sindaca: "prima si aiutano gli italiani, poi gli altri"
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«Questa famiglia famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere». Virginia Raggi, ieri, ha vissuto sulla sua pelle l’odio contro i rom, quello riflesso negli occhi terrorizzati della piccola Violetta, costretta a fendere la folla stretta al collo della madre tra un cordone di poliziotti a far da barriera.

Le parole di odio, scagliate dai manifestanti di CasaPound e da alcune persone del quartieri, imbufalite per l’assegnazione di una casa popolare alla famiglia rom, però, non si sono fermate. Parole ripetute anche alla sindaca che, impassibile, ha provato a tranquillizzare la famiglia. Sotto la palazzina di via Satta la folla si è divisa tra chi li voleva mettere al rogo e chi ha provato a difenderli. «La casa non me l’hanno tolta i rom, ma il Comune», ha urlato una donna. Ma anche Luigi Di Maio, secondo quanto riportato dall’Ansa, ha avuto parole dure contro la sindaca. «Prima si aiutano i romani, poi tutti gli altri» – questo il senso del ragionamento. Alle 16 le strade si sono riempite di residenti e antifascisti, decisi a fermare l’ennesima guerra tra poveri. «Non sfratteremo mai una famiglia, mai i bambini – ha urlato un giovane – Nei quartieri popolari non ci sarà mai spazio per i fascisti» . E un altro cittadino ha rimarcato: «Ricordiamoci da dove siamo venuti: negli anni 70 queste case venivano assegnate a chi veniva dalle baracche. E non ci volevano. Queste scene le abbiamo già viste e anche allora i gruppi fascisti difendevano i costruttori. Trenta fascisti, trenta cretini con la testa pelata, che saranno due soli di questo quartiere, vengono dall’unico palazzo occupato che è intoccabile, non per trovare una soluzione, ma per fomentare. Ci sono case vuote da 20 anni. Ma col cavolo che i pelati li trovi a denunciare ste cose».

 

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