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La verità di Fiammetta Borsellino sulla strage di via d’Amelio

La figlia del magistrato ucciso da Cosa Nostra sarà all’università di Rende. Tante le domande ancora rimaste senza risposta: chi ha voluto veramente le stragi dl ’ 92? Chi ha inquinato le prove? E chi e perché ha guidato i depistaggi?
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Con la presenza eccezionale di Fiammetta Borsellino, la figlia del giudice antimafia dilaniato dal tritolo dalla mafia, si approfondirà anche il tema della ‘ nuova’ emergenza che permise l’introduzione del 41bis e la riapertura delle carceri speciali di Pianosa e l’Asinara. Giovedì 2 e Venerdì 3 maggio la figlia del giudice Paolo Borsellino sarà infatti ospite a Catanzaro, presso l’aula magna della Facoltà di Sociologia e a Rende, presso la Sala Tokyo del Museo del Presente alle 10. Gli incontri, organizzati dall’associazione Yairaiha Onlus e realizzati in collaborazione con il Comune di Rende, la Camera Penale di Cosenza “Fausto Gullo” e l’Università Magna Graecia, rivolti principalmente agli studenti medi e universitari, avranno lo scopo di non parlare della solita antimafia, molto spesso di facciata, ma saranno finalizzati a ricostruire i motivi della strage di Via d’Amelio che vanno oltre le narrazioni vigenti.

Sì, perché tante sono le domande, finora rimaste inevase, su alcuni punti oscuri ancora del tutto da chiarire. «La testimonianza di Fiammetta – scrive in una nota l’associazione Yairaiha – è ricerca di verità. Chi ha voluto veramente le stragi? Perché l’inquinamento delle prove? Perché le omissioni, i depistaggi? Perché il dossier mafia- appalti viene archiviato dopo due giorni dalla strage? Per troppo tempo sono prevalse diverse “verità processuali” contrapposte l’una all’altra, che non cercavano la verità, ma saziavano l’opinione pubblica che chiedeva giustizia». Gli organizzatori sottolineano che «le stragi di Capaci e Via d’Amelio hanno segnato indelebilmente la storia d’Italia: per oltre un quarto di secolo le ‘ verità’ processuali, hanno offerto una ricostruzione perimetrata in una strategia della mafia. 26 anni di processi basati su indagini approssimative e dichiarazioni di collaboratori di giustizia ora smentiti ora riaccreditati, salvo poi rivelarsi collaboratori pilotati o costretti alla collaborazione». A differenza del teorema sulla presunta Trattativa Stato Mafia che avrebbe offerto delle concessioni ai mafiosi come l’ammorbidimento del 41 bis, pare che gli organizzatori del convegno raccontino invece un’altra storia. «La ‘ nuova’ emergenza – scrivono sempre nella nota – permise l’introduzione del 41bis e la riapertura delle carceri speciali di Pianosa e l’Asinara. I racconti dalla sezione Agrippa fanno emergere come ‘ normale’ trattamento penitenziario vessazioni e torture sistematiche. Migliaia di prigionieri in quegli anni, colpevoli o innocenti, vengono torturati e umiliati dagli agenti dello Scopp ( antesignano del Gom). Queste torture verranno denunciate da un coraggioso Magistrato di Sorveglianza, Rinaldo Merani, che invierà una dettagliata relazione- denuncia alle Procure di Livorno e Firenze». La storia della strage di Via D’Amelio offre molteplici piani di lettura e analisi che implicano la storia politica, giudiziaria, economica e sociale dell’intero Paese. «In questi due incontri – continua la nota – assieme a Charlie Barnao, Cleto Corposanto, Sandra Berardi, Marcello Manna, Marina Pasqua, Lisa Sorrentino, Ciro Tarantino e Maurizio Nucci, proveremo a ricostruire alcuni degli aspetti più salienti di quello che i giudici del Tribunale di Caltanissetta nel Borsellino- quater, con la sentenza del 2017- le cui motivazioni sono state depositate a luglio del 2018 -, hanno definito “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”. Assieme – conclude l’associazione Yairaiha – proveremo a ricomporre un pezzo di storia che ha avuto molti giudici e poche verità».

 

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