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Il giudice di Dallas: «Niente più carcere per i poveri che rubano»

La sfida libertaria del procuratore John Creuzot. Eletto nel 2018, vuole depenalizzare il furto per necessità e il possesso di marijuana. Poi la promessa: «farò chiudere almeno tre prigioni»
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John Creuzot è un giudice singolare che ha una pessima considerazione del sistema carcerario americano. Un moloch costoso, vendicativo, discriminatorio ma soprattutto inefficace: «Il mio obiettivo è chiudere almeno tre prigioni nei prossimi quattro anni» ha promesso lo scorso novembre, quando è stato eletto procuratore della contea di Dallas ( Texas) con il 60% dei voti battendo a sorpresa il giudice di orientamento repubblicano Faith Johnson.

Ed è stato di parola: come primo passo ha iniziato letteralmente a svuotarle, le carceri, depenalizzando, tra le polemiche, quelli che definisce «reati minori».

In particolare i furti di beni necessari ( cibo, pannolini, latte in polvere, coperte) commessi da persone in stato di indigenza per un costo inferiore ai 750 dollari ( circa 670 euro). Naturalmente la depenalizzazione non sarà applicata se gli articoli vengono rivenduti: «Se uno entra in un drugstore e ruba cento confezioni di bacon è chiaro che, oltre al furto in sé, vuole commettere il reato di ricettazione», spiega il procuratore.

Ma la politica di Creuzot non piace affatto alle associazioni dei commercianti convinti che le depenalizzazioni non faranno che moltiplicare i piccoli furti, specialmente nei quartieri più poveri, mentre il governatore repubblicano Greg Abbott e i sindacati di polizia parlano apertamente di «istigazione a delinquere».

D’altra parte con le forze dell’ordine di Dallas County non corre certo buon sangue; Creuzot ha infatti più volte denunciato i comportamenti violenti e in alcuni casi, apertamente razzisti dei poliziotti, accusando i gran jury di eccessiva clemenza se non di complicità con gli agenti colpevoli di abuso di potere.

Le bordate dei detrattori non hanno tuttavia scalfito le convinzioni di Creuzot che difende con veemenza i suoi principii : «Il nostro sistema si fonda su la criminalizzazione ossessiva dei cittadini e questo colpisce gli strati sociali più bassi e la comunità afroamericana. Tutti sanno che è così, tutti i dati e tutte le statistiche ci dicono che bisogna intervenire ma nessuno ha mai fatto nulla. Per questo ho deciso di agire», tuona intervistato dal Dallas Observer.

Un’altro cavallo di battaglia di Creuzot è la riforma del sistema di libertà sotto pagamento di cauzione che privilegia le classi più agiate, facendo marcire tra le sbarre la gran parte dei detenuti in attesa di processo.

Tra i reati depenalizzati ci sarà il possesso di marijuana e la violazione di proprietà privata se questa avviene senza intrusione in un domicilio.

Oltre all’abbassamento dei costi, con la sua svolta “libertaria” il procuratore vuole spezzare il circolo vizioso delle recidive: «Quando escono di prigione gli ex detenuti sono più poveri di quando sono entrati e generalmente commettono di nuovo il reato». In sostanza Creuzot vuole concentrare l’esiguo budget della sua procura ( circa 11 milioni di dollari) «sui crimini violenti e i criminali incalliti», risparmiando l’umiliazione del carcere a chi viene sorpreso a rubare del detersivo in un supermercato.

Nonostante le ardenti polemiche i sondaggi dicono che gli elettori della contea sostengono la battaglia del giudice, il che rappresenta una piccola rivoluzione per uno Stato come il Texas noto per la suo giustizialismo primordiale. Per oltre mezzo secolo i procuratori distrettuali sono stati giudicati in base alla loro severità, roba da Vecchio testamento; l’emblema di questa tendenza è il leggendario giudice Henry Wade, autentica ira di Dio che ha imperversato su Dallas County dal 1951 al 1987 sbattendo in galera migliaia e migliaia di cittadini colpevoli di piccoli reati contro la proprietà: «Vorrei passare alla Storia per la mia durezza», disse Wade quando lasciò la procura per godersi la pensione. Di sicuro non è l’ambizione di John Creuzot che semmai verrà ricordato per il motivo opposto.

 

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