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I Radicali a Viterbo tra i tanti detenuti con problemi psichiatrici

Visita a pasquetta di Rita Bernardini, Sergio D'Elia, Elisabetta Zamparutti e Giovanni Zezza. Nell’istituto ci sono 581 reclusi su 432 posti regolamentari, ai quali però vanno sottratte 50 celle in via di ristrutturazione
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Nel carcere di Viterbo, da anni al centro delle cronache a causa dei suicidi sospetti e presunti pestaggi, c’è un fortissimo disagio per la presenza di numerosi detenuti con problemi psichiatrici, molto spesso avendo come compagni di cella persone con altrettanti problemi come la tossicodipendenza. Situazioni che mettono in difficoltà gli stessi agenti penitenziari a causa anche dei pochissimi operatori sanitari qualificati. Ma non solo.

C’è anche la sezione del 41 bis dove non mancano detenuti con forti disagi psichici, di cui uno – quando era recluso al carcere duro de L’Aquila – era stato raggiunto da un Tso e punito al 14 bis ( regime di sorveglianza particolare) che, combinato con il 41 bis, diventa un regime ancora più duro. Sempre lo stesso detenuto, nel carcere precedente, era stato anche ammanettato per 3 mesi durante l’ora d’aria. A questo si aggiunge il problema della mancata uniformità delle regole, quindi ad esempio accade che un detenuto al 41 bis della stessa sezione ha la possibilità di poter fare le due ore d’aria senza essere sottratta l’ora per la socialità, mentre un altro no. Questo è altro ancora è stato riscontrato ieri, nella giornata di Pasquetta, da Rita Bernardini, Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti, tutti della Presidenza del Partito Radicale, che insieme al giovane militante Giovanni Zezza hanno potuto svolgere una visita di 4 ore e mezza.

«Per prima cosa – spiega Rita Bernardini a Il Dubbio – voglio ringraziare il Dap che ci ha dato la possibilità di poter visitare la sezione del 41 bis, cosa non scontata visto che sono due anni che l’amministrazione ce lo vietava, e voglio sottolineare l’ottima collaborazione da parte degli agenti penitenziari, in primis il comandante Daniele Bologna e l’ispettore Antonio Cinquegrana» . Rita Bernardini spiega innanzitutto che il sovraffollamento è palpabile, 581 sono i detenuti su 432 posti regolamentari ai quali però vanno sottratte 50 celle in via di ristrutturazione. «Il problema più grande – continua l’esponente radicale – è la fortissima presenza dei detenuti con problemi mentali senza essere seguiti dagli psichiatri e non mancano detenuti osservati a vista perché con istinti suicidari, ma è difficile mantenere un controllo costante visto che a volte accade che c’è un solo agente penitenziario durante il turno». Altro problema riscontrato è la mancanza di lavoro. «Nonostante la promessa del governo che ne ha fatto una questione cruciale – spiega sempre Rita Bernardini -, il lavoro è scarso, visto che su 581 detenuti solo 120 sono occupati». Aggiunge anche un altro dettaglio: «Sui 120 lavoratori totali, soltanto 25 svolgono un lavoro qualificante che gli potrà essere utile in futuro». E a proposito del futuro, quindi della speranza, c’è il problema dei detenuti al 41 bis che si ritrovano in un regime duro, con trattamenti diversi nonostante la circolare del 2017 che avrebbe dovuto, appunto, uniformare l’applicazione. L’esponente del partito radicale Elisabetta Zamparutti, che è anche componente del Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura recentemente giunto a fare una visita ad hoc proprio al carcere di Viterbo, elenca a Il Dubbio le criticità del 41 bis constatate al carcere di Viterbo. «Ci sono detenuti spiega Elisabetta Zamparutti – che riescono a farsi riconoscere dei diritti dai tribunali, come ad esempio avere il via libera per poter vedere la tv anche dopo la mezzanotte, mentre ad altri questo diritto non viene riconosciuto». L’esponente del Partito Radicale aggiunge anche che ciò crea problemi anche agli agenti penitenziari, i quali si ritrovano a gestire i 47 detenuti ( il numero di chi è al 41 bis) con regole diverse l’uno con l’altro. «Abbiamo potuto notare che anche al 41 bis ci sono persone in condizioni di patologie psichiche e fisiche gravi – continua sempre Zamparutti -, come un detenuto in sedia a rotelle, abbandonato a se stesso, malato e incontinente».

Non mancano anche altri dettagli, ma non insignificanti. Al carcere di Viterbo, l’ambiente per fare i colloqui, divisi da un vetro, è strettissimo e quindi accade che un bambino ( sotto i 12 anni i colloqui possono avvenire senza vetro divisorio) si ritrova in una situazione soffocante visto che dall’altra parte del vetro lo spazio è di un metro e mezzo. «Inevitabilmente – denuncia ancora Zamparutti – i bambini vivono un trauma e scoppiano a piangere, visto che si ritrovano di fatto in una minuscola gabbia per poter abbracciare il padre». Sempre al 41 bis la luce è molto debole. Piccoli problemi che però, sommati l’uno con l’altro, rendono durissimo il regime del 41 bis, mentre al livello teorico dovrebbe avere solo una funzione: quello di evitare i contatti con l’esterno.

A tal proposito, come detto, recentemente ha fatto visita comitato europeo per la prevenzione sulla tortura. Forse il rapporto sarà pubblico a novembre. «Occorre ricordare – spiega Zamparutti – che in Italia, a differenza di altri Paesi, non esiste la pubblicazione automatica dei Rapporti: pertanto, ci dovrà essere un’autorizzazione governativa perché si proceda alla pubblicazione del Rapporto». E forse sarebbe ora che anche noi ci adeguassimo, in nome proprio della trasparenza.

 

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