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Giustizia, la Lega diserta il vertice. Bonafede va avanti

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede
Salta il “closing” della maggioranza sulle riforme del processo civile e del penale. Il guardasigilli: «Presenterò i ddl al primo Consiglio dei ministri utile». Lo schema della doppia legge delega: istruttorie stragiudiziali nel civile, rafforzato il “filtro” della fase preliminare nel penale
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La riforma c’è. Anzi ce ne sono due. Una per il processo penale, l’altra sul civile. Pronte. Perché «sono il frutto del lavoro svolto ai tavoli con avvocatura e magistratura», come dice il guardasigilli Alfonso Bonafede. Eppure non c’è ancora il conclave che dovrebbe dare l’ok preventivo, in modo che i due ddl delega passino in Consiglio dei ministri solo per il formale via libera. Salta dunque in extremis il vertice sulla giustizia tra lo stesso Bonafede, Giulia Bongiorno e il premier Giuseppe Conte. Motivo: la Lega non si presenta. Declina l’appuntamento la ministra della Pubblica amministrazione, plenipotenziaria del Carroccio sulle riforme della giustizia. Non c’è neppure il vicepremier Matteo Salvini, «trattenuto da altri impegni». Ma dal punto di vista di Bonafede, che ha incontrato comunque Conte, il risultato non cambia: «Presenterò i due disegni di legge al primo Consiglio dei ministri utile», assicura il guardasigilli mentre lascia Palazzo Chigi. Sorpreso per la scelta dell’alleato ma convinto ad «andare avanti».

Un dissenso legato ad altri dossier

Di fatto lo slittamento non dovrebbe esserci. I testi non saranno discussi nel Consiglio che oggi si riunirà a Reggio Calabria ma subito dopo Pasqua. La Lega si opporrà? Non ci sono elementi per dirlo. Anche perché, come fa notare una fonte parlamentare della maggioranza, «non ci sono contrasti sul merito delle proposte messe a punto da Bonafede». Da escludere anche un irrigidimento della ministra Bongiorno sulla richiesta di una norma di collegamento che vincoli l’entrata in vigore della “nuova” prescrizione all’approvazione definitiva della riforma penale: sul punto «l’interesse della Lega tenderebbe casomai a una corsia preferenziale per l’esame del ddl Bonafede, non a rallentarlo», fa notare la stessa fonte. Qual è allora l’ostacolo? Riguarda le tensioni emerse nelle ultime ore fra Salvini e Luigi Di Maio, in particolare sui migranti. La Lega si aspetterebbe una maggiore convergenza dei cinquestelle sulla linea del Viminale, prima di dare l’ok alla riforma della giustizia.

«Io vado avanti», dice dunque Bonafede. E a chi gli chiede se il proposito vada letto come una sfida all’alleato, risponde: «Nessuna nota polemica: semplicemente, ho il dovere di portare avanti la riforma nell’interesse dei cittadini, che non possono trovarsi costretti a tutelare i loro diritti in procedimenti che durano anni». Nessun passo indietro sull’obiettivo di fondo della doppia legge delega: «Abbreviare i processi».

Riforma del processo civile: niente preclusioni

E in effetti i testi messi a punto a via Arenula contengono diverse ipotesi utili a velocizzare sia il processo penale che il civile. Anche in quest’ultimo dossier il punto di approdo raggiunto al tavolo con avvocati e magistrati sembra aver soddisfatto tutti. Nel caso dell’istituzione e delle associazioni forensi (Cnf, Ocf, Unione Camere civili e Aiga), si è dato atto al ministro della Giustizia di aver accantonato alcune proposte iniziali ritenute inaccettabili per l’avvocatura. In particolare sono scomparse le ipotesi di introdurre preclusioni e decadenze istruttorie. È sopravvissuta, nella bozza finale, l’idea cara fin dall’inizio a Bonafede di fare dell’atto introduttivo sempre un ricorso. Un consenso generalizzato ha ottenuto la scelta di introdurre un’istruttoria stragiudziale all’articolo 281 quinques del codice di rito. Una formula che dovrebbe consentire un alleggerimento del carico per ciascun singolo giudice. Gli avvocati potranno rendere prove testimoniali e svolgere interrogatori prima del giudizio, secondo un modulo di negoziazione assistita che sarà definito dal Consiglio nazionale forense. Soddisfacente, per l’avvocatura, anche la scelta di sopprimere il filtro in appello previsto agli articoli 348 bis e ter: istituto applicato poco ma ritenuto, laddove utilizzato, assai penalizzante.

Riforma del processo penale: più poteri al gup

Se sul civile si è dunque trovata una buona sintesi, molto positiva è anche quella raggiunta in campo penale. Esito che si deve all’intesa preliminare stabilita fra Unione Camere penali e Anm e alla disponibilità di Bonafede a rimodulare, anche qui, le ipotesi di partenza. Sono state previste modifiche che rafforzano molto il filtro della fase preliminare. Ad esempio con la previsione che il pm chieda l’archiviazione in ogni caso in cui sia sfavorevole la prognosi sul «successo dell’accusa in dibattimento». Ampliati, nella medesima direzione, i poteri del gup. Ma soprattutto sono stati potenziati i riti alternativi, più volte indicati da penalisti e Anm come «lo strumento più efficace a ridurre i tempi dei processi». Certo, resta il paradosso della legge, appena approvata, che ha escluso l’abbreviato per i reati da ergastolo. Ma in compenso nella riforma messa a punto grazie al tavolo con avvocati e magistrati esce assai rafforzato l’istituto del patteggiamento. In particolare grazie alla riduzione della pena fino alla metà sia per le contravvenzioni che nel caso dei delitti per i quali la richiesta di applicazione della pena arrivi nella fase preliminare. Spazio anche all’ipotesi di depenalizzazione condizionata, e ad altri affinamenti comunque concordati. Difficile, anche su questo dossier, che le tensioni nella maggioranza possano far leva sul merito della leggedelega.

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