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Spazzacorrotti ignorata, Bonafede striglia la Sicilia

L’Ars non recepisce la nuova legge: lo “sconcerto” del ministro. La nuova norma prevede la presentazione del curriculum e del casellario giudiziario da parte dei candidati. Ma prima servirebbe l’ok dell’assemblea regionale
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«È semplicemente sconcertante che la “Spazzacorrotti” non si applichi in Sicilia». La «svolta epocale» della giustizia annunciata dal ministro Alfonso Bonafede trova un punto di arresto nell’isola che gli ha dato i natali, dove in virtù dell’autonomia statutaria la competenza esclusiva in materia elettorale tocca agli enti locali. Nessuno, fino a qualche giorno fa, se ne era accorto, nemmeno il primo inquilino di via Arenula, che ieri, durante la visita alla Corte d’Appello di Caltanissetta – «che non si tocca», ha assicurato – ha provato a mettere una pezza rivolgendosi all’Assemblea regionale siciliana, chiedendo il recepimento della legge manifesto del M5s.

Come svelato da Repubblica, infatti, servirebbe una norma dell’Ars per applicare anche in Sicilia la “Spazzacorrotti”. Bonafede si dice scioccato dall’idea che una Regione possa opporsi alla ricezione di una norma del Parlamento che impone la pubblicazione del curriculum vitae e del casellario giudiziario del candidato per garantire la massima trasparenza di fronte ai cittadini chiamati al voto.

«Lo trovo sconcertante in generale, ma da siciliano, lo trovo veramente inaccettabile – ha evidenziato – perché questa terra ha bisogno di messaggi di legalità. E non si può continuare a mettere uno scudo che impedisca ai cittadini di sapere chi si vota. Bisogna mettersi una mano sulla coscienza». E così ha lanciato un appello «affinché le istituzioni pongano fine a questa vergogna – ha sottolineato – Penso a tutti i cittadini onesti di questa terra e trovo inaccettabile che la Regione dica che in Sicilia no, perché i siciliani onesti non debbano sapere se qualche candidato ha qualche macchia. L’autonomia ha aggiunto – non deve essere considerato come un “facciamo ciò che vogliamo”, ma come uno strumento per cercare di rendere uno strumento nazionale migliore e più adattabile alla situazione territoriale».

Lo sconcerto era passato anche dalla voce del Pd, che attraverso Davide Faraone aveva gridato allo scandalo, amplificato dal silenzio generale. «In Sicilia si “chiacchiera” di nuova questione morale, ci si divide su un dibattito da fare o meno in Assemblea e nessuno si occupa di far applicare la legge pensata per arginare la corruzione», ha sottolineato il segretario del Pd Sicilia, secondo cui «non voler applicare le norme della “Spazzacorrotti” alle elezioni amministrative del prossimo 28 aprile va contro, soprattutto nella nostra Regione, al buon senso e all’esigenza che i cittadini avvertono sempre di più di avere una politica trasparente e che rafforzi gli anticorpi contro la corruzione, la mafia e l’illegalità».

Il M5s, nei giorni scorsi, ha provato a correre ai ripari, attraverso i deputati dell’Ars componenti della commissione Affari istituzionali ( Matteo Mangiacavallo, Giancarlo Cancelleri, Gianina Ciancio ed Elena Pagana), che hanno depositato una proposta di legge per il recepimento della legge 3 del 2019. «È inammissibile che l’autonomia statutaria siciliana sia un ostacolo più che un beneficio – hanno evidenziato – Le buone leggi devono trovare applicazione anche in Sicilia, per questo abbiamo appena presentato un ddl che recepisca la normativa anche da noi. Speriamo non ci siano i soliti distinguo, come avvenuto con il taglio ai vitalizi, che sta diventando una realtà in tutta Italia, tranne che in Sicilia».

Dichiarazioni alle quali si sono aggiunte quelle del capogruppo del M5s in seno all’Ars, Francesco Cappello. «Vista la pioggia di avvisi di garanzia che recentemente hanno investito numerosi politici in Sicilia, di cui molti della maggioranza di Musumeci – aveva evidenziato – da noi l’esigenza di conoscere a fondo chi si sta per votare è forse più forte che altrove, per cui questa legge non può assolutamente restare lettera morta nella nostra isola».

Attualmente nessun partito, nessuna istituzione e nessun movimento politico risulta obbligato alla pubblicazione dei curricula dei candidati e delle pendenze giudiziarie, una scelta che Pd e M5s hanno comunque deciso di mettere in atto autonomamente. «Chiederemo ai candidati delle nostre liste di inviarci curriculum e certificati penali che pubblicheremo sul web – ha spiegato Faraone – Dimostreremo che su questi temi noi facciamo sul serio, altri chiacchierano».

 

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