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La rivolta di Torre Maura contro i rom: la procura indaga per odio razziale

Dopo gli scontri il campidoglio ha deciso di trasferire le 70 persone. Monsignor Gianpiero Palmieri, presidente della fondazione Caritas di Roma: una protesta «disumana» e «particolarmente odiosa» perché tocca anche mamme con bambini»
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La tensione a Torre Maura è durata anche per tutta la giornata di ieri, dopo che martedì sera circa 200 abitanti della zona, supportati anche da militanti di Casapound, sono scesi in strada per protestare contro il trasferimento di 70 persone rom, tra cui 33 bambini e 22 donne, nel centro di accoglienza di proprietà del Comune di Roma, in via dei Codirossoni.

La Procura di Roma apre un fascicolo di indagine sugli scontri avvenuti ipotizzando l’ipotesi di danneggiamento e minacce aggravate dall’odio razziale durante una vera e propria rivolta, sono stati dati alle fiamme un cassonetto e un’auto. Nel corso dei tafferugli sono stati calpestati e distrutti i panini destinati ai rom: ‘ Devono morire di fame’ hanno urlato alcuni. ‘ Dateci i terremotati, gli zingari non li vogliamo’.

Alla fine il Campidoglio ha deciso di trasferire i rom. Dopo i fatti accaduti a Torre Maura la sindaca di Roma Virginia Raggi non esclude provvedimenti disciplinari nei confronti degli uffici amministrativi per la «gestione inqualificabile» dei trasferimenti. Lo si apprende da fonti del Campidoglio. Secondo quanto filtra, la decisione del trasferimento dei nuclei familiari nel centro accoglienza a Torre Maura sarebbe avvenuta meramente sulla base di un iter amministrativo senza alcun input politico a livello municipale né tantomeno comunale e senza il coinvolgimento di altri enti o istituzioni competenti. La prima cittadina ha richiesto agli uffici una relazione approfondita e puntuale di quanto accaduto.

Il ministro Matteo Salvini ha dichiarato: «Ritengo sbagliato spostare dalla sera alla mattina decine di persone di quartiere in quartiere, di periferia in periferia. Le cose vanno fatte alla luce del sole, in maniera trasparente». Per il ministro, «i rom disposti ad integrarsi sono i benvenuti, se pensano a rubare non meritano niente». In ogni caso, «la violenza non risolve mai niente, non è incendiando cassonetti o rubando pezzi di pane che si risolve qualcosa. Da ministro dell’Interno dico che l’obiettivo è zero campi rom, ma non con la violenza, con il rispetto delle leggi. I campi rom non esistono da nessun’altra parte d’Europa, non vedo perché debbano esistere in Italia». Sulla vicenda è intervenuto monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare del settore Roma Est e presidente della Fondazione Caritas di Roma. Una protesta «disumana» e «particolarmente odiosa» perché tocca anche mamme con bambini. Strumentalizzata dai gruppi «più facinorosi» con «un retroterra culturale di odio razziale», che mirano «ad esasperare le tensioni sociali». Per evitare questi conflitti sociali monsignor Palmieri invita a «intervenire con decisione sulle sacche più problematiche delle nostre periferie» perchè «la cittadinanza sente che non vengono riconosciuti i propri diritti e sono messi alla prova con una integrazione non facile».

 

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