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L’Arabia saudita compra i figli di Khashoggi

Ville milionarie e vitalizi per risarcirli dell’omicidio del padre. Il “Washington Post” sottolinea come i familiari del giornalista trucidato non abbiano mai criticato il principe Bin Salman, considerato il mandante dell’omicidio
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A sei mesi esatti dall’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi, avvenuta ad opera di agenti di Riad, all’interno del consolato di Istambul, il quotidiano statunitense Washington Post (giornale per cui scriveva lo stesso Khashoggi) lancia pesanti accuse al regime di Mohammed bin Salman. La tesi è che i figli del giornalista siano stati inondati di soldi affinché si astengano dall’avere un atteggiamento critico nei confronti della monarchia saudita.

In concreto si parla del pagamento, ufficialmente a scopo risarcitorio, con assegni a cinque cifre ( probabilmente 10000 dollari a ciascuno dei tre figli) e case dal valore milionario. La notizia raccolta dal Post sarebbe trapelata da funzionari che, in forma anonima, hanno riferito di colloqui riservatissimi tra la famiglia Kashoggi e rappresentanti di bin Salman.

Riad ha sempre respinto le accuse su un coinvolgimento diretto della monarchia nell’uccisione del giornalista, scaricando tutto il peso sugli agenti dell’intelligence.

I sauditi inoltre descrivono i pagamenti coerenti alla prassi consolidata del paese di fornire un sostegno finanziario alle vittime di reati violenti o persino a calamità naturali, contestando l’affermazione che la famiglia Khashoggi sarebbe stata obbligata a rimanere in silenzio.

Ma alcuni fatti potrebbero avvalorare le accuse del Washington Post. Innanzitutto il fatto che, mentre la morte di Jamal Khashoggi provocava indignazione globale e condanna diffusa dell’erede al trono saudita, i figli della vittima si sono sempre astenuti dall’esprimere critiche o ostilità nei confronti del principe ereditario.

Inoltre il fratello maggiore Salah avrebbe intenzione di continuare a vivere in Arabia Saudita ed è stato proprio lui a condurre la trattativa finanziaria esercitando una certa pressione sui fratelli. A questo proposito il governo saudita ha pubblicato le foto di Salah che stringe la mano a Mohammed, un’immagine che è stata vista come un’indicazione del potere coercitivo esercitato dalla famiglia reale.

Ma nonostante l’enorme influenza bin Salman ha comunque avuto la necessità di riaccreditare la sua immagine internazionale, a partire dall’avvicinamento a Vladimir Putin fino all’amicizia con la Cina.

Elementi che il Washington Post ha messo in evidenza per criticare il presidente Trump reo di non essere mai stato completamente avverso a Riad sul caso Khasshoggi, limitandosi a sanzionare alcuni esponenti del governo saudita.

Anzi il Post ha apertamente accusato la Casa Bianca di aver violato la legge e di aver “minato la credibilità e l’autorità morale degli Stati Uniti”.

 

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