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«Credo in Zingaretti, perché parla di crescita e lotta alle disuguaglianze»

Intervista a Pier Carlo Padoan: «La produttività si stimola con gli investimenti in innovazione e in capitale umano, cosa che le misure del governo come il reddito di cittadinanza e quota 100 non fanno»
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«Questa strada difficile, che teneva in equilibrio crescita e conti in ordine, la immaginavo come un sentiero di montagna che corre lungo una cresta: davanti c’è una strada, su entrambi i lati un pendio o un baratro. Da una parte la crescita stagnante, dall’altra un debito in aumento». Questa l’immagine che nella sua drammatica immediatezza informa il nuovo saggio dell’ex ministro dell’Economia e delle Finanze, ora deputato Pd, Pier Carlo Padoan, «Il sentiero stretto e oltre» ( Il Mulino Editore) – libro- intervista scritto con il giornalista ed editorialista del «Sole 24 Ore» Dino Pesole –, in cui traccia un bilancio delle riforme attuate durante i governi Renzi e Gentiloni, attraversa le attuali criticità e immagina possibili scenari futuri. Un ‘ sentiero stretto’ che l’Italia deve percorrere e provare ad allargare senza differimenti né reticenze.

Professore, le classifiche internazionali sull’alfabetizzazione finanziaria dei cittadini ci vedono occupare gli ultimi posti. Si può fare di più?

Certamente. Ricordo che il precedente governo ha dato vita a una apposita commissione, che coinvolge tra l’altro Banca d’Italia, proprio allo scopo di avviare un programma di educazione finanziaria a tutti i livelli, a cominciare dalle scuole.

Lei ammette che il Rei sia stata una misura per arginare le disuguaglianze, ma tardiva. Il nuovo corso riformista a guida Zingaretti può colmare tale lacuna?

Ho molta fiducia che il nuovo corso lanciato da Zingaretti possa rinforzare la leadership nel Partito Democratico anche approfondendo le tematiche di lotta alle disuguaglianze e per la definizione di un strategia di crescita inclusiva.

Riguardo la gestione dell’immigrazione, l’ex premier Matteo Renzi si è detto d’accordo con Matteo Orfini quando, criticando le scelte dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, denunciava gli accordi con la Libia e i lager libici. È d’accordo?

La gestione del problema dell’immigrazione da parte del ministro Minniti ha raggiunto risultati molto importanti di contenimento e inversione dei flussi di immigrati in un contesto molto difficile. La Libia è uno stato frammentato e molto debole, ma anche un interlocutore obbligato.

Lei critica reddito di cittadinanza e quota 100. Cosa servirebbe, invece, per far ripartire il paese?

La produttività si stimola con gli investimenti in innovazione e in capitale umano, cosa che le misure- bandiera del governo non fanno. Da quel che si percepisce, il governo ha allo studio l’ipotesi di reinserire misure inserite dal governo precedente ma che erano state eliminiate in prima battuta. Un altro ripensamento del governo dopo la svolta a U sul deficit di bilancio.

Nel libro parla di fiducia come del capitale principale di un Paese. Cosa intende?

Si traduce nella possibilità di investire di più o, nel caso dei rapporti tra governi, di stringere accordi o modificare quelli esistenti ove necessario.

Perché scrive che la rivoluzione tecnologica potrebbe generare una crisi della democrazia?

Ogni rivoluzione tecnologica ha impatti sulla società. Sta alla politica e alla cittadinanza farne l’uso migliore. Nella situazione odierna un rischio per la democrazia risiede nella facilità con cui, anche grazie alle nuove tecnologie, si producono e si diffondono le “fake news”.

Le elezioni europee e la fine del mandato di Mario Draghi alla BCE influiranno sulle scelte economiche europee?

Il cambio della guardia ai vertici delle istituzioni europee potrebbe con tutta evidenza introdurre cambiamenti significativi in molti campi della governance economica europea.

Con l’affermazione di Donald Trump alla Casa Bianca dobbiamo ormai rassegnarci alla sostituzione delle relazioni multilatarali con quelle bilaterali?

Io non credo che ci si debba rassegnare, ma occorre che chi crede nel multilateralismo faccia sentire la propria voce, a cominciare dall Europa.

Ritiene che i meccanismi di condivisione, a livello europeo, vadano implementati e migliorati?

Sì. L’Europa ha fatto molti progressi nella riduzione del rischio. Occorre ora fare passi avanti nella condivisione del rischio, per esempio introducendo strumenti comuni di stabilizzazione nella zona euro.

 

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