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Marenco, il suo poetico non-sense. Ma oggi in pochi lo capirebbero

Ritratto di un artista che appartiene a un’altra epoca: dalla poesia alla tv e il suo impegno civile come quando si iscrisse al Partito Radicale
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La casa è un sontuoso palazzo al centro di Roma, lei è ancora dotata di abbagliante bellezza; nessuno immagina quel che poi sarebbe accaduto. Sì: Laura Antonelli è ancora il mito erotico di Malizia di Salvatore Samperi. Il direttore vuole un’intervista ampia, da pubblicare in due paginoni; e lei deve parlare di tutto, non solo dei film fatti, o in progetto. Diligente accetta di parlare per un paio d’ore, confida i suoi pudori a guardarsi allo specchio, divorata dai complessi: la fronte troppo ampia, le gambe, figurarsi!, “corte”, i capelli che se vanno dove pare a loro… E quel Samperi che impone al truccatore di imbruttirla: «Devi essere un piccolo animale, sei solo una serva, non una signora affascinante e di classe…».

C’è poi il capitolo dei suoi amori; racconta di quando, giovanissima, adolescente quasi, venuta a Roma a insegnare ginnastica al liceo artistico di via Ripetta, si invaghisce di Mario Marenco, che studia architettura, conquistata dalle poesie che scrive per lei… Le ha conservate? Scuote la testa. Dice di averne vaghissimo ricordo. Chissà se Marenco era già allora lo strampalato inviato de L’altra domenica: quello che urla a pieni polmoni “Carmine”, dopo ogni servizio; chissà se già scrive testi surreali come quando lavora con Cochi e Renato ed Enzo Jannacci; se già è l’alter ego di quel professor Aristogitone che poi conosciamo in Sotto le stelle, o il bambino Riccardino di Indietro tutta!.

Tutti lo ricordiamo, stralunato in quel rivoluzionario programma che a rivederlo ora fa un po’ tenerezza: Quelli della notte, con quella banda di vitelloni capitanati da Renzo Arbore: Nino Frassica, Maurizio Ferrini, Andy Luotto, Riccardo Pazzaglia, Marisa Laurito, Simona Marchini, Roberto D’Agostino, Giorgio Bracardi, Massimo Catalano… Davvero in quegli anni si rideva così, e in quel modo, per quelle battute? Certo: erano altri tempi, più raffinati e insieme meno smaliziati, più sognanti, forse; ingenui.

Gli anni che passano, accade sempre così, rendono più dolce il ricordo. Però, per tornare a Marenco, trovarli, ora i suoi libri: Lo scarafo nella brodazza, Los putanados, Stupefax, Il cuaderno delle poesie… Però giova anche ricordare che in quei giorni il surreale viene spesso surclassato da un reale ancor più surreale: per esempio quando Marenco si inventa il personaggio del colonnello Buttiglione; ecco che ne spunta uno vero, zio del più noto Rocco. Non gradisce, fa intervenire il Ministero della Difesa: il colonnello Buttiglione viene promosso generale Damigiani…

C’è poi un Marenco meno conosciuto; il Marenco con una “corda” diversa da quella che lo ha reso famoso; più “intima”, ma che può aiutare a capire il personaggio. Il Marenco scanzonatamente impegnato e sensibile a quei diritti che s’usano definire “civili”. È il Marenco che accetta di mettersi in tasca, per un anno, una tessera che non diresti: quella radicale. Lo fa perché Marco Pannella nel 1987 lancia uno slogan: “O lo scegli o lo sciogli”; chiede che almeno diecimila donne e uomini si iscrivano: per dimostrare così, nel concreto, che vogliono che il Partito Radicale continui a vivere. Marenco, come tanti decide di far parte di quei diecimila.

Per il settimanale “Il Mondo” dell’ 8 gennaio 1981 scrive un articolo surreale come il suo autore: «Nel villaggio di Roma il Vaticano fa intendere di sanzionare duramente gli avalli all’aborto. Marco Pannella finge di raccogliere la sfida e di difendere col petto nudo ma glabro quanto finora è riuscito a rosicchiare…».

Il suo amico Renzo Arbore dice che Marenco è «il numero uno dell’umorismo italiano di tutti i tempi, un fuoriclasse. Con le sue parodie ha fatto delle invenzioni straordinarie».

Probabilmente ha ragione. Però è pur vero che per capire Marenco bisogna aver vissuto una certa stagione, essere figlio di un certo periodo e ambiente. «Stagioni – le definisce Arbore – di risate impagabili. Quando c’era lui uscivano fuori cose stupende».

Chissà. Forse quelle risate impagabili di cui Arbore parla, hanno fatto il loro tempo; altre sono ora le stagioni che tocca vivere, implacabili nella loro durezza, spietate perfino. Lo si ricorderà e rimpiangerà, Marenco; ma dubito che a rivederne vecchi spezzoni, i Millenians lo comprendano come si dovrebbe. Forse, con un ultimo non sense, Marenco è uscito al momento giusto; e combinato l’ennesimo, e definitivo, “scherzo”.

 

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