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Nuova Zelanda, attacco alle moschee nel nome di Traini: 50 morti

Strage islamofoba: un commando paramilitare attacca i luoghi di culto dei musulmani. Arrestati quattro militanti di estrema destra. Il Paese sotto choc.
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La furia islamofoba colpisce la tranquilla e periferica Nuova Zelanda dove l’attacco contro due moschee ha provocato una strage:  morti secondo le ultime stime della polizia. Un massacro compiuto anche nel none di Luca Traini, lo squilibrato razzista che lo scorso anno ha esploso decine di colpi di pistola contro gli immigrati neri a Macerata.

Gli attentati hanno colpito la moschea di Christchurch  e quella di Masjid, nel sobborgo di Linwood. La polizia australiana ha identificato Brenton Tarrant, 28enne nato in Australia, come l’uomo che ha pubblicato sui social una sorta di rivendicazione degli attacchi, intrisa di ideologia di estrema destra, anti-Islam ed anti-immigrati.Attacchi che “non cambieranno i nostri valori” ha detto la premier neozelandese Jacinda Ardern, sottolineando che il Paese li “condannano e rifiutano nel modo più netto”. La Nuova Zelanda, ha aggiunto, è fondata su “diversità, gentilezza, compassione: una casa per chi condivide questi valori e questi valori vi assicuro non saranno scossi da questi attacchi”.

Il capo della polizia, Mike Bush, ha reso noto che sono quattro le persone arrestate, tra le quali una donna, e ha lodato “il grande coraggio” degli agenti che hanno arrestato i sospetti, fermati a bordo di auto dove erano stati montati diversi ordigni esplosivi improvvisati.

Bush ha reso noto che un uomo è stato incriminato per omicidio, precisando che si sta ancora valutando la posizione degli altri due uomini arrestati in possesso di armi, ma non ha voluto confermare se si tratti della persona il cui nome, ha riconosciuto, è “di pubblico dominio”.

E per il momento non ha voluto neanche precisare se l’uomo sia stato incriminato sia per l’attacco alla moschea di Deans Avenue, dove sono state uccise almeno 41 persone, che per l’assalto alla moschea di Linwood, dove sono state uccise 7 persone.

La 49esima vittima era uno dei 40 feriti ricoverati in ospedale.Riguardo agli altri fermati, Bush ha detto che “una di queste persone è stata fermata armata sulla scena ma potrebbe non avere nulla a che fare”. Mentre per gli altri due, “fermati sempre in possesso di armi da fuoco, stiamo lavorando per capire quale sia il loro coinvolgimento”. La polizia ha recuperato “diverse armi da fuoco” in entrambe le moschee. 

“Non dobbiamo presumere che il pericolo sia passato” ha aggiunto Bush, che ha poi esortato a non condividere il video dell’assalto – trasmesso in live streaming – che “non dovrebbe essere di pubblico dominio”. Per questo le autorità stanno facendo di tutto per rimuoverlo, anche con la collaborazione dei social media.

Al momento della sparatoria vi erano diverse centinaia di persone nella moschea di al Noor per la preghiera del venerdì: un testimone ha descritto l’assalitore come un uomo bianco, biondo, che indossava un elmetto e giubbotto anti-proiettile ed era armato con un fucile automatico. Subito dopo la sparatoria, la polizia ha messo in stato di allerta tutta la città chiudendo le scuole e l’ospedale, che ha annullato tutti gli appuntamenti.

Secondo quanto riporta il sito Stuff.co.nz, sui caricatori delle armi usate per la strage era stato inciso il nome di Luca Traini, 28enne di Tolentino autore della sparatoria contro gli immigrati avvenuta a Macerata il 3 febbraio 2018 e per cui è stato condannato a 12 anni di carcere.

Tra gli altri nomi anche quello di Alexandre Bissonette, 29enne che nel 2017 uccise sei persone in una moschea di Quebec City.

“Molte delle persone colpite da questo atto di estrema violenza saranno della nostra comunità di migranti e rifugiati. La Nuova Zelanda è la loro casa, dovrebbero essere al sicuro” ha detto ancora la premier neozelandese, definendo gli attacchi “uno straordinario e senza precedenti atto di violenza”. Si tratta di uno dei “giorni più tristi” per il nostro Paese, ha aggiunto, annunciando una riunione di emergenza con le agenzie di sicurezza nazionale a Wellington.

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