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Lo “stringiamoci a coorte” di Ermini: “Uniti contro il populismo e la dittatura della maggioranza”

Il vicepresidente del Csm al congresso di Magistratura democratica
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ll fenomeno del populismo “non sarà di breve durata” e per questo “serve sintonia e convergenza tra tutti gli operatori del diritto, magistratura, avvocatura e accademia, a difesa dell’autonomia della giurisdizione e dell’indipendenza da qualsiasi forma di pressione o condizionamento esterno e a salvaguardia dei diritti costituzionali e dei principi di garanzia”. E’ il giorno di David Ermini, al congresso di Magistratura democratica. E il vicepresidente del Csm riprende esattamente dal  punto in cui la segretaria di Md, Mariarosaria Guglielmi, aveva interrotto il suo durissimo intervento il giorno prima. Dunque Ermini riprende dal populismo e chiede a tutti di assumere “coraggiose posizioni unitarie, sforzandosi di trovare tutto ciò che può accomunare a discapito di eventuali elementi divisivi”.

Secondo Ermini c’è infatti il rischio concreto che si possano “scardinare le regole mettendo in crisi separazione dei poteri, indipendenza della magistratura e delle autorità di controllo, sistema dei pesi e contrappesi, con il rischio di trascinare il processo democratico verso l’abisso della dittatura della maggioranza”.  “Nel clima attuale – ha aggiunto – difendere la giurisdizione quale presidio di legalità e garanzia dei diritti è dunque imperativo pressante. L’inclinazione di una classe dirigente populista che si autoproclama interprete della volontà popolare è infatti per un diritto da applicare assecondando un supposto comune sentimento e giudizio del popolo”.

Ermini ha ricordato di aver già “denunciato i guasti di una visione ordalica e sommaria della giustizia, di un’ottica secondo cui la decisione del giudice viene valutata secondo fuorvianti e inesistenti legami con idee di popolo dal significato emotivamente ambiguo, più vicine all’immagine della piazza o della folla”.

Stessi toni preoccupati arrivano dal presidente delle Camere Penali, Giandomenico Caiazza: “Il populismo non è un fatto nuovo, accompagna la vicenda penale praticamene da sempre, con l’aspettativa di punizione delle condotte ritenute devianti, comporta una pressione sulla giurisdizione da un lato e sul legislatore dall’altro. Quello che sta accadendo è un fatto nuovo: il valore del populismo penale viene rivendicato come obiettivo politico”.  E poi: “Se noi arriviamo alla discussione in Parlamento di una proposta di referendum propositivo anche in materia penale – ha aggiunto – siamo alla cifra politica scelta in materia, quella di assecondare le paure e scaricarle sulla legislazione e sul processo, pretendendo risposte immediate a quelle paure e a quelle angosce. Questo candida il processo penale a smarrire del tutto le proprie regole”.

L’ultima parola spetta al presidente dell’Anm, Francesco Minisci: “Il rischio di un pm sottoposto all’esecutivo non possiamo e non vogliamo correrlo, è un prezzo che non possiamo far pagare ai cittadini. I problemi della giustizia sono altri, vanno evitate le tentazioni di riformare la magistratura e non la giustizia come è già accaduto in passato. Ci auguriamo che Governo e Parlamento non coltivino l’idea di una riforma che possa far male alla giustizia e ai cittadini”. Infine la replica alle polemiche successive l’arresto dei genitori dell’ex premier Renzi: “E’ inammissibile parlare di giustizia ad orologeria, come le lancette dell’orologio la giustizia non si arresta mai, l’azione dei magistrati non è rivolta ad una contingenza politica o a favorire o danneggiare una parte politica”.

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