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«Lazzaretto Poggioreale: quando il carcere diventa un inferno»

Poggioreale
Nel carcere napoletano di Poggioreale sono recluse circa 2.400 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 1659 posti
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«Un moderno lazzaretto», così viene definito il carcere di Poggioreale dalla parlamentare europea del gruppo Gue/ Ngl Eleonora Forenza dopo aver visitato l’istituto penitenziario napoletano. La visita è scaturita dopo le tante segnalazioni del movimento “Ex detenuti Organizzati” guidato da Pietro Ioia, dopo gli ultimi tragici eventi come la morte di Claudio Volpe ( deceduto il 10 febbraio in circostanze ancora da chiarire, sulle quali sta indagando la procura di Napoli) e dopo le mobilitazioni dei detenuti del padiglione “Firenze”. Emerge un sovraffollamento grave, causato soprattutto da un ricorso massiccio alla custodia cautelare e alla diminuzione delle misure deflattive e alternative. Gravi le criticità per l’assistenza sanitaria, con detenuti psichiatrici che hanno come disponibilità, a detta della europarlamentare, una quantità spropositata e pericolosa di psicofarmaci.

Eleonora Forenza ha visitato il carcere domenica scorsa. «Ero assieme a Sandra Berardi – si legge nel suo comunicato -, presidente dell’associazione per i diritti dei detenuti Yairaiha Onlus, che da lungo tempo collabora con me nel percorso di visite delle strutture penitenziarie e denunce delle gravi carenze del sistema carcerario italiano». La europarlamentare spiega che dalla visita, sebbene parziale, hanno «riscontrato condizioni strutturali assolutamente inadeguate, soprattutto sotto il profilo igienico- sanitario. Ad esempio, ad eccezione del padiglione “Genova”, che è stato oggetto di recente ristrutturazione e adeguamento funzionale, con i servizi sanitari separati tra loro e dalla zona letto, nelle celle e cameroni degli altri padiglioni ( che arrivano a contenere fino a 10 persone) le cucine sono ricavate in uno spazio angusto, che in origine avrebbe dovuto rappresentare l’antibagno».

Snocciola i dati sottolineando che attualmente a Poggioreale sono recluse circa 2.400 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 1659, prevalentemente in media sicurezza, di questi 180 detenuti in Alta Sicurezza 3 ( padiglione “Avellino”). Situazione davvero critica nel padiglione Firenze. «Sono collocati – si legge sempre nel comunicato – i detenuti al primo reato e quelli che non sono entrati in carcere nei 10 anni precedenti al nuovo reato. I cameroni vanno da 4 a 10 posti letto, prevalentemente disposti su letti a castello, sovente fino a tre “piani”». Forenza denuncia che questa situazione, a loro parere, non rispetta i parametri minimi di 3 mq a detenuto, stabiliti dalla sentenza Torreggiani della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. «Nel caso di Poggioreale – sottolinea – dovrebbe essere preso in considerazione un altro parametro vitale, ovvero la cubatura dei vani detentivi, che in questo caso non appare sempre rispettato. I letti a castello a tre piani, per forza di cose, sono poggiati alla parete dove sono posizionate le finestre impedendone l’apertura e, di conseguenza, è impedita una corretta areazione, fondamentale in presenza di 8- 10 persone in uno spazio che varia dai 18 ai 25 mq. Il corredo e il mobilio fornito appare visibilmente deteriorato, le pareti e i soffitti sono pieni di infiltrazioni e muffe».

La europarlamentare fa sapere che nelle scorse settimane i detenuti hanno portato avanti una battitura ad oltranza per denunciare la mancanza di acqua calda, le gravi carenze e ritardi sanitari, il caro vitto e il sovraffollamento ormai cronico. «Dalle testimonianze raccolte – spiega -, e dall’organizzazione dei cameroni riscontrata, emerge che la possibilità di usare l’acqua calda è assai limitata. In alternativa, i detenuti riscaldano l’acqua con fornellini da campeggio». Prosegue denunciando che «l’eccessiva promiscuità di soggetti con le più disparate patologie e disabilità, in assenza di condizioni igienico- sanitarie ottimali, fanno di Poggioreale un moderno lazzaretto».

Forenza fa anche un discorso generale sul sovraffollamento cronico che riguarda le carceri italiane e indica che al 31 gennaio scorso si contano oltre 60.000 persone detenute in Italia. «Tale condizione – spiega la eurodeputata – è peggiorata anche per la mancata implementazione delle Rems ( Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) al posto degli Opg ( Ospedali Psichiatrici Giudiziari) e dalle ultime leggi sulla “sicurezza” che hanno portato in carcere migliaia di persone per piccoli reati. A questi – aggiunge – si affiancano le centinaia di persone che si ritrovano a scontare con la detenzione residui di pena o pene minime ( al di sotto dei tre anni ma anche meno) a distanza di molti anni dalla commissione del reato, rendendo difficile immaginare un rischio di reiterazione del reato o di fuga».

Poi annota che, come spesso succede, hanno «incontrato numerose persone con patologie psichiatriche e disabili. Queste categorie non sembrano ricevere l’assistenza adeguata e spesso sono affidati alle cure del “piantone”, che assiste senza sosta anche più di un disabile o anziano per 3/ 400 euro al mese. Il piantone, o “assistente alla persona”, viene letteralmente sfruttato per sopperire alle carenze croniche e strutturali del sistema carcerario». Ai detenuti con problemi psichiatrici, anche gravi e pertanto incapaci e/ o a ridotta capacità di intendere e di volere, o con personalità tendente all’autolesionismo, denuncia che «le diverse terapie a dosaggio vengono consegnate in una unica soluzione, lasciando quindi nelle disponibilità del malato psichiatrico una quantità spropositata e pericolosa di farmaci». Forenza tralascia in questa sede «di elencare la criticità dei ritardi nell’erogazione delle prestazioni mediche specialistiche, del ruolo della magistratura di sorveglianza o dell’area educativa», perché ormai le ritiene «problemi strutturali del sistema penitenziario, riscontrati in praticamente tutte le strutture visitate sinora». Per il carcere di Poggioreale chiede pubblicamente, e chiederà ufficialmente, «che intervenga immediatamente il Garante Nazionale e il Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e dei trattamenti inumani e degradanti, con una ispezione approfondita» .

 

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