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I vertici della Corte dei Conti: lo Stato sia trasparente se vuole sfuggire alla crisi

L'anno giudiziario della Corte dei Conti viene inaugurato con l'esortazione a rendere il sistema pubblico più chiaro nell'azione e nelle regole
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Possono i numeri descrivere un Paese? All’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti non è questa la pretesa che si fa avanti. Piuttosto, sia il presidente dell’istituto Angelo Buscema sia il procuratore generale Alberto Avoli chiedono di rivolgersi a un principio cardine del nostro ordinamento: la trasparenza.

La cerimonia tenuta ieri presso l’Aula magna delle sezioni unite della Corte offre una duplice declinazione di tale principio. Da una parte l’agire trasparente delle amministrazioni pubbliche, richiamato dal presidente Buscema: dove non si riscontra tale impostazione, fa notare il presidente, «si annidano le fattispecie pervenute all’esame della Corte», ossia gli illeciti e le malversazioni compiute all’interno del sistema pubblico. L’altra accezione con cui la trasparenza è sollecitata come svolta indispensabile è indicata dal procuratore generale Avoli: «Più volte sono state preannunciate iniziative di semplificazione normativa, ma sinora ben poco si è concluso», rammenta. Ma se si vuole ricondurre a un ordine chiaro, comprensibile, l’ordinamento, ed evitare così di degenerare nell’illegalità, «sarebbe necessario procedere con meno proclami e maggiori interventi selettivi, impostati su base settoriale».

Un richiamo alla concretezza, quello che proviene dall’istituto di viale Mazzini, ascoltato con attenzione dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che presenzia all’inaugurazione con il premier Giuseppe Conte e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. L’Italia dunque non è solo nei dati delle infrazioni commesse dai suoi amministratori, né per esempio nell’accresciuta somma che è stata recuperata dagli accertamenti patrimoniali ( nel periodo 2014- 2018 si tratta di oltre 323 milioni di euro, con un incremento del 26,9% rispetto al quadriennio precedente). I dati, che pure le relazioni di Buscema e di Avoli non mancano di fornire in modo dettagliato, sono nient’altro che una delle chiave utili a capire dove va il Paese, un segno che come altri richiede di essere ricondotto a ordine e chiarezza. E non a caso la chiarezza, la semplificazione, il «reciproco affidamento» su cui dovrebbe fondarsi il «contratto fra Stato e cittadino», sono i valori invocati nel suo intervento alla cerimonia di ie- ri dal presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin, che pare a sua volta inserirsi nella traiettoria disegnata da Buscema e Avoli a proposito della trasparenza. Quella fiducia e quella chiarezza, segnala il vertice della massima istituzione dell’avvocatura ( di cui si riporta in questa pagina il testo, ndr), rappresentano «probabilmente il miglior strumento di prevenzione nei confronti dei fenomeni di criminalità economica».

BUSCEMA E L’ANTIDOTO DELLA TRASPARENZA

Coniugare l’idea di un’amministrazione vicina al cittadino, e accessibile nelle sue regole, con il principio sul quale è stata istituita, per esempio, un’autorità come l’Anac sembra la chiave di volta per rendere fluida l’azione degli enti. «La Corte, grazie alla sua ramificazione sul territorio, ha potuto rilevare numerose tipologie di mala gestio, derivanti da condotte illecite o da gestioni contabili irregolari», premette il presidente della Corte dei conti. Ma appunto «Il panorama delle fattispecie pervenute al nostro esame mostra che» quelle condotte «si annidano soprattutto dove non c’è trasparenza, a conferma che questa è un antidoto di grande efficacia alla corruzione». Certo, c’è un principio che non si può imporre con lo stile della pubblica amministrazione: «Penso si debba partire dai banchi di scuola», dichiara Buscema, «educando alla legalità». L’assetto istituzionale ha comunque bisogno di «soggetti indipendenti, in grado di assicurare la collettività che le scelte principali, che incidono sulla vita quotidiana, siano sistematicamente sottoposte alle opportune verifiche di legittimità e efficacia», aggiunge ancora il presidente. La Corte dei conti è uno di quei soggetti, a cui spetta richiamare anche alla realtà di un contesto generale non favorevole: «Se si volge lo sguardo verso il futuro, il 2019 e gli anni successivi si presentano non facili per il governo dei conti pubblici», riflette Buscema, «anche per effetto di uno scenario economico- finanziario che, a livello internazionale, sembra destinato a un ripiegamento non previsto solo pochi mesi fa». Proprio per questo si fanno «stringenti i margini delle azioni di riequilibrio del disavanzo e del debito».

AVOLI: SUPERARE LA RISSOSITÀ

Ricondurre a un ordine chiaro e sostenibile il sistema, per il procuratore generale della Corte dei conti Avoli è, come detto, obiettivo che necessita ancora di una vera «semplificazione normativa». Ma l’ordine e la chiarezza servono come idee guida anche nella dialettica pubblica: «Stiamo vivendo un tempo complesso, caratterizzato da innumerevoli conflitti di varia natura. Occorre dimostrare coraggio, il coraggio di uscire da una inconcludente rissosità continua», è l’appello di Avoli. Il confronto razionale e costruttivo dovrà segnare, per il procuratore generale, anche la revisione delle autonomie regionali. Innanzitutto perché «si sono accentuate le differenze territoriali nella qualità dei servizi erogati ai cittadini e negli stessi modelli di gestione». Esempi significativi, ricorda il procuratore generale nella sua relazione, arrivano da uno dei servizi pubblici primari, il sistema sanitario, ancora segnato da «forti differenziali Nord- Sud» come testimoniano i «più accentuati casi di rinuncia alle cure e la crescente incidenza della mobilità sanitaria».

C’è invece un tragico deficit di «apparati tecnici di vigilanza» in un versante dell’amministrazione centrale delicatissimo qual è quello del «controllo della sicurezza strutturale delle opere», rivelatosi insufficiente a «prevenire crolli» come è avvenuto per il ponte di Genova. Si è manifestato, ricorda Avoli, «un vistoso difetto di coordinamento tra l’attività del concessionario e le funzioni di vigilanza proprie del concedente, e cioè proprie delle strutture del ministero». Peraltro, proprio sugli «investimenti», avverte il procuratore generale, «i recenti assetti di bilancio sembrano andare verso una politica riduttiva». Eppure l’Italia «non dispone di un patrimonio infrastrutturale adeguato al suo sistema economico e produttivo». Si tratta di uno dei terreni nei quali, dunque, è più urgente superare quella «inconcludente rissosità» denunciata da Avoli. O si rischia di «accrescere ulteriormente il gap economico e produttivo con gli altri Paesi».

 

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