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Consip, l’autodifesa di Woodcock: «Mai una scorrettezza»

Il pm rischia solo una censura da parte del Csm
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“Ho fatto della correttezza la mia ragione di vita», ha dichiarato ieri pomeriggio Henry John Woodcock davanti alla sezione disciplinare del Csm: 15 minuti di dichiarazioni spontanee in cui il pm napoletano ha rivendicato la correttezza del proprio operato nella conduzione dell’indagine Consip. Nell’inchiesta che coinvolse il “Giglio magico” e creò un forte danno d’immagine all’ex premier Matteo Renzi, viene contestato a Woodcock, titolare con la collega Celestina Carrano, l’interrogatorio del manager fiorentino ed ex consigliere economico di Palazzo Chigi Filippo Vannoni. Indicato dall’ex ad di Consip Luigi Marroni come uno dei soggetti che lo informarono dell’indagine in corso da parte del Noe, Vannoni chiamò in causa l’allora sottosegretario Luca Lotti e i vertici dell’Arma, i generali Tullio Del Sette ed Emanuele Saltalamacchia.

Vannoni venne ascoltato alla vigilia di Natale del 2016 dai due pm napoletani in qualità di persona informata dei fatti, cioè come testimone senza l’assistenza di un difensore. Secondo la Procura generale della Cassazione c’erano però già allora gli elementi per iscriverlo nel registro degli indagati, cosa che poi fecero i pm romani quando il fascicolo venne trasmesso nella Capitale. Averlo sentito come testimone senza il legale di fiducia avrebbe “leso le sue garanzie difensive”. Una condotta censurabile per il sostituto pg Mario Fresa che, al termine di una lunga requisitoria, ha chiesto la “censura” per il pm napoletano, ritenuto responsabile di tutte le incolpazioni. Una pena mite, di fatto una dichiarazione formale di biasimo.

Durante le numerose udienze del processo disciplinare sono stati ascoltati i vertici delle Procure di Napoli e Roma, oltre ai carabinieri che condussero l’indagine. Il prossimo 18 febbraio la parola alle difese, i magistrati Marcello Maddalena e Antonio Patrono, quindi la sentenza. Il collegio è presieduto dal laico del M5s Fulvio Gigliotti in quanto David Ermini si è astenuto in seguito ad alcune sue dichiarazioni sull’operato di Woodcok, fatte prima di diventare vicepresidente del Csm, in qualità di responsabile Giustizia dei dem.

 

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