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Sid Vicious, l’angelo ribelle del punk

Quarant'anni fa moriva per overdose il mitico bassista dei Sex Pistols: sul palco non ha portato la musica, ma una rivoluzione epocale
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Il due febbraio 1979 se ne andava a soli ventuno anni stroncato da un overdose di eroina John Simon Ritchie diventato famoso in tutto il mondo col nome d’arte Sid Vicious il “bassista” dei Sex Pistols.

Sid viveva di espedienti, se n’era andato via di casa all’età di quindici anni e fu, insieme al cantante della stessa band John Lydon ( detto Johnny Rotten a causa della dentatura marcia), l’icona tragica e provocatoria che meglio di tutti contribuì a definire il punk come stile di vita.

Però a differenza di Rotten che, pur dilaniato dal conflitto seppe sempre trovare un compromesso tra il suo personaggio e la sua vera natura, Vicious portò la sua “arte”, che beninteso non era costituita dalla sua abilità di musicista bensì alle performance sul palco e al modo di proporsi nelle interviste, alle estreme conseguenze.

Analogamente al Rock ‘ n roll che nasce dai riff infuocati della chitarra di Chuck Berry e di altri giovani neri ( e non solo) sotto le ceneri della peace and love degli hippies in America bruciava già la brace di un suono più sanguigno ad opera di gruppi come gli Stooges di Iggy Pop, gli MC5. E poco più tardi dai Ramones e dalle New York Dolls, una band lungamente e ingiustamente trascurata dalla storiografia del rock, il cui look glam che ricalcava le tendenze lanciate da Bowie faceva da contrasto a una musica “sporca” come raramente si era sentita.

Fu proprio nel settantatré in un viaggio a New York che Malcolm McLaren, il titolare di “Sex” un negozio di abbigliamento a Londra che provava a re inventare la moda degli anni cinquanta e che era il compagno della stilista Vivianne Westwood, venne in contatto con le Dolls e decise di provare a portare quel suono in patria.

McLaren sta al punk più o meno come Achille Bonito Oliva alla transavanguardia, ma è ingeneroso il tentativo da lui portato avanti da sempre di accreditarsi come l’unico artista e i Sex Pistols come la sua «grande truffa».

Il realtà l’idea del gruppo è del chitarrista Steve Jones che già da anni forma una band in cui è presente il batterista Paul Cook. McLaren presenta ai due prima Glenn Matlock il bassista e poi John Lydon. La missione è chiara: scombussolare il mondo. Al primo concerto Lydon indossa una maglietta dei Pink Floyd su cui ha scritto “I hate”, io odio. Sacrilegio!

Il mondo li scopre nel settantasei, quando sulla scorta dell’uscita del singolo God save the queen un inno antinazionalista per “celebrare” il giubileo della regina, il gruppo viene invitato allo Show televisivo di Bill Groundy.  Il turpiloquio all’indirizzo del conduttore, le facce stravolte di quei ragazzini, fanno irruzione nel paludato mondo della televisione britannica. La EMI disdice il contratto e i quattro firmano per la Virgin contribuendo allo sviluppo di quell’etichetta che paradossalmente finirà per acquistare la EMI.

Poco dopo Matlock abbandona la band a causa dei dissidi con Lydon che lo accusa di essere un “piccolo borghese a cui piacciono le cose carine” e il manager suggerisce di far entrare Vicious che non aveva mai suonato il basso in vita sua. Nelle sessioni dell’album Never Mind the Bollocks è sempre troppo alterato per poter contribuire, suona il basso solo in due canzoni. Però il suo contributo sul palco è fondamentale.

Fragile, dissacrante e provocatorio sulla scena non porta la musica, ma atti di autolesionismo, insulti al pubblico e altri comportamenti sopra le righe: quella che mette in mostra è la sua vita.

E in una psiche così labile il rapporto con Nancy Splugen, descritto dal film Sid and Nancy, di Alex cox; una groupie eroinomane che a sua volta lo inizia all’uso di quella droga e che gli darà il colpo di grazia. In Agosto Pistols si sciolgono e due giorni dopo il loro ultimo concerto Sidha la sua prima overdose. Quarantotto ore dopo la seconda, a bordo di un aereo, dalla quale lo riprendono per i capelli. Ormai è solo questione di tempo.

A ottobre Vicious ritrova la Splugen morta accoltellata, ma a causa dell’eroina non ricorda niente. Viene arrestato e rilasciato su cauzione. Nei pochi mesi che gli rimangono non si contano i gesti inconsulti: un tentativo di suicidio con un rasoio e una bicchierata in faccia al fratello di Patty Smith che gli costa un nuovo arresto.

Il primo febbraio per festeggiare il rilascio, la madre gli porta la dose di eroina che gli sarà fatale.

L’importanza di Vicious sulle generazioni a venire è simile a quella di Elvis che, pur non avendo inventato niente, è la persona su cui convergono l’immaginario e le aspirazioni di un’intera generazione.

Non a caso il loro disco che, è molto meno rozzo di quanto si voglia far credere, è spesso citato da tantissimi artisti venuti dopo, al pari di Elvis che col suo dimenare delle anche cambia la vita di tanti adolescenti di quegli anni. Alcuni dei quali si chiamano John Lennon, Jimmy Page, Paul Mc-Cartney e compagnia.

 

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