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Magi: «Ho esercitato le mie funzioni parlamentari. Mi dica Salvini di cosa devo essere imputato…»

Intervista a Riccardo Magi, salito a bordo della SeaWatch
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«Qui non si tratta di fare valutazioni di ordine politico, ma di far sbarcare cinquanta persone che lo stato italiano sta tenendo in una situazione degradante». Riccardo Magi, parlamentare di Più Europa, è salito l’altro ieri sulla SeaWatch per verificare coi suoi occhi lo stato in cui si trovano i migranti a bordo.

Che situazione ha trovato?

Ho trovato cinquanta persone traumatizzate, da troppi giorni a bordo di una nave che non è una nave da crociera e nemmeno un’imbarcazione pensata per permanenze lunghe. Per ripararsi dalle intemperie e dal freddo, queste cinquanta persone dormono tutte insieme in un unico locale non più grande di 25 metri quadrati. Tutti ammassati uno sull’altro. Sono persone che hanno affrontato il mare, un naufragio e almeno un anno di inferno in Libia. Le posso assicurare che non dimenticherò mai i loro occhi e le loro ferite.

Ci sono emergenze sanitarie?

Non ci sono emergenze sanitarie in atto, ma la maggior parte di loro porta sul corpo le ferite dei campi in Libia. Ho visto un ragazzo che è stato colpito ad un occhio dal calcio di un fucile e praticamente non vede più, un altro con una cicatrice d’arma da taglio lungo tutto il ventre. Non solo, l’emergenza maggiore è di natura psichiatrica: tutti loro sono traumatizzati, la maggior parte non dorme. E questa situazione di prigionia non fa altro che acuire le loro ferite.

Ci sono bambini a bordo?

Ci sono tredici minori, di cui la maggior parte non è accompagnata. Il più piccolo è del 2004 e anche loro portano le ferite delle torture.

Capiscono ciò che gli sta accadendo?

No, si trovano in una situazione di prigionia immotivata che non capiscono. Alcuni hanno fatto un appello chiedendo di essere liberati, raccontando il terrore della notte del salvataggio. Quando hanno visto la SeaWatch credevano fosse la guardia costiera libica che li riportava a terra e loro preferivano morire piuttosto che tornare indietro.

I primi a salire sulla nave siete stati lei, Fratoianni e Stefania Prestigiacomo. Un gurppo molto eterogeneo.

La trasversalità politica di questa delegazione è fatto significativo e importante, che ha dato più forza all’iniziativa. Dimostra che, a prescindere dalle posizioni che si possono avere sulle politiche migratorie di questo governo, ci siamo ritrovati sulle questioni di fondo di rilievo costituzionale, sul rispetto dei diritti fondamentali.

È stata una cosa organizzata?

No, ci siamo ritrovati al comando di Siracusa a fare la stessa richiesta, esercitando le nostre prerogative parlamentari, ovvero il potere di ispezione in un luogo che è un limbo dal punto di vista giuri- dico. La nave si trova in acque italiane, a 2 minuti di navigazione dalla costa, con a bordo persone trattenute per decisione del governo gialloverde.

Vi hanno lasciati partire subito?

No, abbiamo tutti ricevuto dal comando il diniego verbale alla partenza. Nessuno ha scritto nulla, però, perchè sarebbe stato illegittimo. La guardia costiera ci ha accompagnato, ma solo a fare un giro intorno alla nave a una distanza di 50 metri, perfettamente inutile dal punto di vista ispettivo. Al ritorno siamo andati in prefettura per insistere, ma di nuovo ci è stato negato di avvicinarci. Così, la mattina dopo abbiamo deciso di andare comunque.

Teme conseguenze giudiziarie?

Da quello che so io, la procura ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato e senza indagati, per valutare i fatti in seguito al rapporto della guardia costiera. Verificheranno ipotesi di illegalità, credo sia un fatto dovuto. Vedremo, però.

Salvini sostiene che ciò che avete fatto sia illegale.

Chiedano a Salvini, allora, che reato abbiamo commesso. Trovo curioso che un ministro dica che tre parlamentari hanno fatto qualcosa di illegale, senza specificare però quali reati siano stati commessi.

Secondo lei la situazione si sbloccherà?

Penso che non si potrà non sbloccare. La questione non è la destinazione delle persone, dove saranno accolte o con quale status Di questo si potrà discutere dopo, intanto però bisogna fare sbarcare, altrimenti si lede qualcosa che giuridicamente è sovraordinato: si stanno tenendo persone in uno stato inumano e degradante, come quello delle carceri. Non sono ragazzotti, come dice Salvini, ma persone che hanno passato l’inferno e sulla cui pelle, ora, lo stato italiano sta facendo un braccio politico inutile, che non poterà a nulla.

Eppure Salvini non sembra intenzionato a cambiare idea. Chi può intervenire, secondo lei?

La situazione può essere smossa dalla procura, facendo leva sulla condizione dei minori a bordo, che hanno tutele rafforzate previste dal nostro ordinamento. Insomma, la magistratura ha gli strumenti per intervenire e spero che lo faccia al più presto, a prescindere da qualsiasi valutazine di ordine politico intorno alla vicenda.

 

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