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Il pool di Cafiero de Raho sui delitti eccellenti: ok , ma attenzione a chi entra e chi no

Il procuratore generale antimafia ha spiegato che sarà una specie di Superprocura con due gruppi di lavoro: uno sulla mafia e l'altro sul terrorismo
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A gennaio ci saranno i nomi dei componenti del pool che si formerà all’interno della Direzione Nazionale Antimafia. Una specie di Superprocura che sarà formata da due gruppi di lavoro. «Uno sui delitti eccellenti – ha annunciato il Procuratore Nazionale Federico Cafiero De Raho, a margine dello scorso convegno al Palazzo di Giustizia di Palermo su ‘ Costruire il futuro della Convenzione di Palermo’ – e, più in generale, sulle stragi e i fatti riconducibili anche a entità esterne alle mafie e, un altro, sul versante terrorismo. Il nostro obiettivo ha aggiunto – è riprendere tutto il materiale investigativo che negli anni, a partire dalla fine degli anni 60, è stato acquisito e attraverso di esso dare una lettura che sia un po’ più approfondita, ma soprattutto generale». Sul versante delle stragi di mafia, il gruppo di lavoro quindi si occuperà soprattutto della strage di Capaci e quella di Via D’Amelio; quest’ultima in particolare che presenta punti oscuri a partire dal depistaggio, che – secondo le recenti conclusioni della Commissione Antimafia della Regione Sicilia – sarebbe iniziato fin da quando Borsellino stesso era in vita. De Raho, quindi, parla di “entità” esterne, un riferimento ben chiaro all’idea dei mandanti esterni, quindi dove la mafia è considerata mera esecutrice. Eppure, diverse sono le linee di pensiero, anche tra magistrati stessi, riguardo il concetto di una mafia che sarebbe stata autodiretta. A partire da Falcone stesso, quando spiegò più volte che non esiste un terzo livello e che la mafia, per sua natura, agisce autonomamente, senza essere guidata da nessuno. Falcone, in più occasioni – oltre ai libri, anche in dibatti pubblici – riteneva già Cosa Nostra una organizzazione perfettamente piramidale con un gruppo dirigente, che contava al proprio interno intelligenze e professionalità, le più disparate, ben inserite in alcuni circuiti politici ed economici assoggettati all’unico vincolo possibile: servire gli scopi dell’onorata società. In realtà, attualmente, altre sono le Procure che si occupano delle stragi. C’è la Procura di Caltanissetta, che – dopo la sentenza del Borsellino Quater – ha messo sotto processo i tre poliziotti accusati di depistaggio con l’aggravante di aver favorito la mafia. Così come attualmente, c’è la Procura di Messina, che ha l’arduo compito di verificare se ci sono i presupposti per indagare i magistrati, protagonisti delle prime indagini, e lo svolgimento dei primi due Processi sulla strage di Via D’Amelio – che portarono alla condanna di persone estranee alla strage. Il futuro pool – in attesa di conoscerne i componenti e augurandoci che sia costituto nel miglior modo da garantire la maggior genuinità possibile nella ricerca della verità – non potrà indagare direttamente su inchieste affidate a varie Procure d’Italia. Potrà, però, assegnare i propri Sostituti direttamente ai fascicoli d’indagine: in questo modo, i Pm avranno i poteri per svolgere l’attività inquirente e poi coordinarsi con i colleghi assegnati ad altri fascicoli.

Sempre sulla strage di Via D’Amelio, sarà da capire dove il futuro pool vorrà indirizzare le indagini e se avrà già una tesi precostituita. Due sono le ipotesi processuali che attualmente confliggono tra loro. Nelle motivazioni del Borsellino Quater c’è un grosso capitolo, in cui si ritiene che la spinta d’accelerazione all’eliminazione di Paolo Borsellino fosse stata determinata dal suo interessamento al dossier mafia- appalti, visto che lo ritenne la concausa della strage di Capaci. Mentre secondo le motivazioni della sentenza sulla trattativa Stato- mafia, l’accelerazione sarebbe stata determinata non dall’interessamento di Borsellino sulla morte di Falcone, ma dal fatto che avrebbe ostacolato la presunta trattativa. Il futuro pool sarà equidistante? Per ora non lo sappiamo. Però sappiamo che De Raho ha accolto con favore la sentenza sulla trattativa; così come sappiamo che fu sempre lui, quando era a capo della Procura di Reggio Calabria, a consentire indagini come quella sulla ’ ndrangheta stragista e sul sistema criminale integrato di mafie, servizi deviati, massoneria e destra eversiva. In pratica, la riesumazione dei “sistemi criminali”- condotta ( e poi archiviata) dall’allora PM Antonio Ingroia -, che in pratica fu l’antesignana del processo sulla trattativa.

 

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