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Chi l’ha visto? Il caso Woodcock è sparito nel nulla

Al pm Henry John Woodcock viene contestato l’interrogatorio di Filippo Vannoni in uno dei filoni dell’inchiesta '"Consip"
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È calato un silenzio tombale sull’attività della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.

Da settimane, ormai, non si hanno più notizie dei numerosi procedimenti a carico delle toghe che non erano stati definiti per tempo nella scorsa consiliatura. Un silenzio che, almeno in parte, può essere giustificato dalla necessità di trovare un “equilibrio” fra i componenti della sezione, presieduta dal vice presidente David Ermini e di cui fa parte Piercamillo Davigo. Molti i casi scottanti che si trascinano stancamente da diversi anni. Il più eclatante riguarda certamente la vicenda del pm napoletano Henry John Woodcock, titolare insieme alla collega Celestina Carrano di uno dei filoni dell’inchiesta ‘ Consip’. Ai due magistrati viene contestato l’interrogatorio del manager fiorentino ed ex consigliere economico di Palazzo Chigi, Filippo Vannoni.

Indicato dall’ex ad di Consip, Luigi Marroni, come uno dei soggetti che lo informarono dell’indagine in corso da parte del Noe, Vannoni chiamò in causa l’allora sottosegretario Luca Lotti e i vertici dell’Arma, i generali Tullio Del Sette ed Emanuele Saltalamacchia.

Vannoni venne ascoltato alla vigilia di Natale del 2016 dai due pm napoletani come persona informata dei fatti, cioè come testimone, senza quindi l’assistenza di un difensore.

Secondo la Procura generale della Cassazione che ha esercitato l’azione disciplinare c’erano, però, già allora gli elementi per iscriverlo nel registro degli indagati, cosa che poi fecero i pm romani quando il fascicolo venne trasmesso nella Capitale per competenza territoriale. Averlo sentito come testimone senza il legale di fiducia avrebbe dunque «leso le sue garanzie difensive». Dopo numerose udienze in cui sono stati ascoltati i vertici delle Procure di Napoli e Roma, i carabinieri del Noe e anche la giornalista di Repubblica Liana Milella, resta da decidere la data per la discussione finale.

Un procedimento disciplinare con tempi già in linea con il futuro processo eterno è però quello a carico di Michele Emiliano, in attesa di una pronuncia dal lontano 2014. Il governatore pugliese è accusato di essersi iscritto al Pd in violazione della norma che impedisce ai magistrati l’iscrizione ai partiti politici. L’iscrizione di Emiliano al Pd risale addirittura al 2007. Solamente ad ottobre del 2014, dopo un’istruttoria durata ben undici mesi, il procuratore generale della Corte di cassazione ha chiuso le indagini sulla toga pugliese, chiedendo al Csm la fissazione dell’udienza di discussione.

Il fascicolo è così giunto, ad agosto del 2016, alla segreteria della Sezione disciplinare del Csm. L’udienza a carico di Emiliano era stata inizialmente fissata per febbraio 2017. Poi fra rinvii, cambi di difensore, conflitti di legittimità davanti la Corte costituzionale, si è giunti alla fine del 2018 senza una pronuncia definitiva.

Altra vicenda di cui si sono perse le tracce riguarda quella del pm Davide Nalin, collaboratore del consigliere di Stato Francesco Bellomo nella scuola di formazione giuridica “Diritto e scienza”. Nalin è accusato di aver fatto da “mediatore” tra Bellomo e una borsista, per procurare “indebiti vantaggi”, anche di “carattere sessuale”. Il magistrato avrebbe prospettato alla giovane che se non avesse dato seguito alle richieste di Bellomo, come quella di mandargli una foto intima o di definire il periodo in cui passare insieme le ferie estive, avrebbe commesso reati che le avrebbero impedito di partecipare al concorso in magistratura.

L’allora pg Pasquale Ciccolo aveva parlato di “clima di soggezione psicologica” subito dalle studentesse che ambivano ad entrare in magistratura “per la sottoposizione a continue vessazioni anche di carattere sessuale”, e “lo stravagante se non aberrante regolamento ( ndr, il “dress code” per le stagiste voluto da Bellomo: tacco 12, minigonna, ecc.) di cui Nalin era a conoscenza”.

Spostandoci in Sardegna, un altro fascicolo che si trascina per inerzia da anni è quello che riguarda il procuratore aggiunto di Cagliari Gilberto Ganassi, esponente storico di Magistratura democratica, accusato di aver mandato al Csm le intercettazioni con un imprenditore dell’allora procuratore di Nuoro ( e ora di Ferrara) Andrea Garau, quando nel 2016 correvano per la poltrona di procuratore del capoluogo sardo.

Anche in questo caso, fra rinvii vari e ricusazioni di componenti della sezione disciplinare, si è arrivati ad oggi senza un calendario per le successive udienze I tempi del processo disciplinare, dunque, ben si attagliano a quelli ( tanto vituperati dalle toghe stesse) del processo ordinario. Solo che in questo caso le parti in causa, oltre all’incolpato, sono solo magistrati: chi giudica, chi accusa, chi difende.

 

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