Al momento siamo in fase esplorativa. Sulla legittima difesa le nubi non si addensano, per adesso. Ma l’ora della verità potrebbe scattare martedì prossimo, quando la commissione Giustizia della Camera dovrà decidersi su una prima questione di un certo rilievo: procedere o no a nuove audizioni. La Lega non vorrebbe neanche sentirne parlare. Il Movimento cinquestelle non le chiede, ma nell’ufficio di presidenza di ieri ha fatto capire che neppure le troverebbe scandalose. Ed è chiaro ormai come un’area più “progressista” dei pentastellati guardi alla “difesa sempre legittima” con preoccupazione. Non si può escludere, dunque, che l’esame nell’organismo presieduto dalla cinquestelle Giulia Sarti possa essere assai più contrastato rispetto a quanto avvenuto nella prima lettura del testo, a Palazzo Madama, dove il presidente della commissione Giustizia è un leghista, Andrea Ostellari.

Così tra le pieghe per ora nascoste della discussione sulla legge cara a Salvini salta fuori una nuova variabile: un articolato ancora più sbilanciato verso l’assunto della “difesa sempre legittima”. Un paradosso? Non proprio. Se il M5s provasse a proporre modifiche attenuative del testo uscito dal Senato, la Lega potrebbe mettere sul tavolo un rialzo della posta: ossia un’altra ipotesi di modifica della legittima difesa che, intanto, è stata abbinata al testo principale. Viene da Forza Italia. Nel senso che la proposta di abbinamento è stata avanzata - con successo - dal relatore di minoranza che è, appunto, un deputato azzurro, Pierantonio Zanettin. Ma si tratta di una proposta messa a punto, e formalmente presentata già nella scorsa legislatura, dal Consiglio regionale del Veneto. E in quella regione, Forza Italia fa parte della maggioranza, ma il governatore è un leghista, Luca Zaia.

In quello schema si interviene su diversi aspetti dell’eccesso colposo. Sia relativi al codice penale che di natura civilistica. Tra i primi, colpisce la previsione di estendere la presunzione di proporzionalità fra la minaccia o l’azione dell’aggressore e la reazione dell’aggredito. In particolare, per l’ipotesi che quella presunzione sussista non solo nel domicilio dell’aggredito o nei luoghi assimilabili - il negozio, lo studio e così via - ma a certe condizioni anche nelle «immediate adiacenze agli stessi, sempreché l'offesa ingiusta risulti in atto».

Secondo la relazione che presenta la proposta del “parlamentino” veneto, «si fa riferimento a un tentativo violento di intrusione con chiaro pericolo di aggressione, ovvero a un tentativo di proseguire nell'offesa all'incolumità o ai beni pur uscendo dai luoghi indicati». In realtà nelle intenzioni di partenza si vuole tutelare chi reagisce anche se il fatto avviene nel giardino di pertinenza dell’abitazione o, per fare un altro esempio, nel parcheggio dell’azienda. Ma è chiaro che così com’è formulata la norma, si arriverebbe a presumere legittimo anche il colpo di pistola esploso contro un rapinatore non all’interno di un esercizio commerciale ma all’esterno, nelle immediate vicinanze, quindi anche in strada.

Nella proposta “veneta” ci sono altri snodi particolarmente delicati. Anche riguardo alle cosiddette “scriminanti”, ossia alle circostanze che determinano la non punibilità per chi reagisce. Dallo «stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto», già previsto nel testo arrivato da Palazzo Madama, si passa alla più diluita idea di «stato di particolare paura e agitazione» o di «paura scusabile». Difficile da digerire per una parte dei cinquestelle ma interessante per la Lega sarebbe anche una modifica all’articolo 2044 del Codice civile, in base alla quale neppure chi è colpevole “eccesso colposo di legittima difesa” può essere condannato a pagare un indennizzo in caso di lesioni o di morte dell’aggressore. «Basti pensare alla vicenda di Franco Birolo, tabaccaio padovano che fu assolto in appello ma ritenuto colpevole in primo grado, con una condanna provvisoriamente esecutiva a un indennizzo nei confronti dei familiari dell’aggressore», nota Zanettin. «All’epoca fu addirittura il vescovo di Chioggia a dire che “il bottino non ottenuto attraverso il tentativo di furto è stato assicurato da un provvedimento giudiziario”. Ci sono precedenti che spiegano il senso della nostra proposta».

La Lega, in prima istanza, vuole far presto ed evitare il ritorno della legge in Senato. Ma se proprio le preoccupazioni del M5s riaprissero i giochi alla Camera, è pronta anche a rilanciare con il testo Zaia. Forza Italia ha fatto in modo da renderlo pronto all’uso. E a questo punto non si può escludere nulla.

A MONTECITORIO IL PARTITO DI SALVINI PUNTA A UN VIA LIBERA SENZA MODIFICHE.

MA SE IL M5S TENTASSE DI RITOCCARE LA LEGGE USCITA DAL SENATO, IL CARROCCIO È PRONTO A RILANCIARE COL DDL DISEGNATO IN VENETO INSIEME AGLI AZZURRI