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Csm: «Il decreto sicurezza è incostituzionale»

Scontro tra laici e togati a palazzo dei Marescialli
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Il parere del Consiglio superiore della magistratura sul ddl sicurezza si trasforma in una resa dei conti fra i consiglieri togati e quelli laici. Da un lato i magistrati che rivendicano il diritto di esprimere pareri ( non vincolanti) sui provvedimenti di legge in discussione in Parlamento, dall’altro i componenti eletti dalle Camere che accusano i colleghi togati di volere assegnare al Csm un “ruolo politico”. Ma andiamo con ordine. La Sesta commissione, presidente il togato di Area Giuseppe Cascini, aveva nei giorni scorsi redatto ed approvato all’unanimità un parere sul ddl sicurezza. Relatori, il togato di Magistratura indipendente Paolo Crisculi e il professore in quota M5s Alberto Maria Benedetti. Ieri era prevista la votazione finale in Plenum.

Numerose le ‘ criticità’ evidenziate nelle oltre 50 pagine del documento. In particolare, sui trattenimenti dei migranti, «il legislatore non individua i parametri in base ai quali il questore può decidere di trattenere o meno lo straniero, in tal modo accordandogli una discrezionalità svincolata da qualsiasi tipizzazione dei presupposti di esercizio come tale non conforme al grado di garanzie richieste dall’articolo 13 della Costituzione». E ancora: «l’ampliamento della categoria dei reati- presupposto del diniego o revoca della protezione internazionale appare per talune fattispecie non pienamente rispettoso degli obblighi derivanti dagli articoli 10 e 117 della Costituzione» . Diverse, poi, le ‘ ricadute’ che le nuove norme avranno sul sistema giudiziario. In primis, l’eliminazione della clausola aperta di protezione per motivi umanitari, che potrebbe portare a una ‘ condizione di incertezza’ dello status dello straniero, con il conseguente «possibile incremento del contenzioso ed un ritardo nella tutela dei diritti fondamentali degli stranieri vulnerabili».

Quanto alla lista dei ‘ Paesi sicuri, «appare dubbio» che «possa considerarsi vincolante; è evidente, infatti – si legge nel parere – che venendo in gioco diritti costituzionali, rimane fermo il potere dell’autorità giurisdizionale ordinaria di riconsiderare l’inserimento di un Paese nella lista dei Paesi sicuri mediante congrua motivazione». Sul punto va ricordato che lo scorso Csm aveva stipulato un protocollo d’intesa con il Ministero dell’interno per uno scambio informativo finalizzato alla conoscenza delle realtà socio politiche dei vari Paesi di provenienza dei migranti.

Tornado al parere, altre osservazioni riguardano la pubblica sicurezza. Il divieto di accesso a locali o pubblici esercizi stabilito dal questore ‘ per ragioni di sicurezza’ per chi è condannato per ‘ reati commessi in occasione di gravi disordini avvenuti in pubblici esercizi o in locali di pubblico intrattenimento’ viene ritenuta una ‘ misura caratterizzata da eccessivo rigore’.

Giudizi che hanno “scatenato” i due laici in quota Lega.

Stefano Cavanna ha bocciato senza appello il parere, «denso di contraddizioni e senza una analisi seria della situazione, oltre ad essere di grave inadeguatezza, non tanto per le conclusioni, quanto per l’architettura retta su un unico pilastro: il legislatore avrebbe complicato il quadro, rischiando di pregiudicare la tutela dei diritti degli interessati». Emanuele Basile ha sottolineato che «non può darsi luogo all’applicazione della protezione prevista dalla Costituzione fino al compimento dell’accertamento del diritto d’asilo. Fino al riscontro della qualità di rifugiato prevale e ha immediata applicazione la normativa ordinaria in materia di prevenzione generale dei reati in cui risiede il diritto alla sicurezza dei cittadini italiani».

Tranchant invece, il giudizio del forzista Alessio Lanzi che ha invitato il Csm ha «non porsi come terza Camera», svolgendo un ruolo di “supplenza nell’interpretazione delle legge”.

Al momento della votazione, dopo la reazione dell’asse Lega- FI, ecco il colpo di scena: i laici in quota M5s Alberto Maria Benedetti – uno dei relatori del parere – e Fulvio Gigliotti, decidono di astenersi.

Immediata la reazione del Pd.  “E’ grave che alcuni consiglieri del Csm si comportino come se fossero organici a un partito politico. La notizia secondo cui i laici indicati dal M5s, in linea con quelli indicati dalla Lega, si sono astenuti e hanno votato contro il parere critico del Csm lascia pensare che ci sia stato un ordine di scuderia”.

Ad affermarlo il dem Ubaldo Pagano, componente della commissione Affari sociali della Camera. «E l’ennesimo segnale prosegue Pagano – di militarizzazione del M5S. Una cambiale da pagare a Salvini? Altrimenti si fatica a comprendere perchè professori, che vengono da realtà universitarie diverse e sono accomunati solo dall’essere stati scelti grazie a una votazione sulla Piattaforma Rousseau, decidano di allinearsi su una posizione che sembra mirare a prendere le parti del Governo. Ogni consigliere che entra al Csm, anche quelli scelti dal Parlamento, ha il dovere di mantenere equilibrio e equidistanza dalla politica’.

Al vice presidente del Csm, il dem David Ermini, il compito di riportare la calma: “Il Csm non è un organo politico’ e ‘ non esprime giudizi di costituzionalità ma segnala solo le criticità tecniche: il legislatore fa le leggi, la magistratura le applica’.

Quanto al ruolo dei laici, Ermini ha sottolineato come ‘ una volta qui siamo autonomi e indipendenti, ragioniamo con la nostra testa”. Al termine della discussione, il parere è stato poi approvato con 19 voti ( tutti i togati, i capi di Corte e Michele Cerabona, l’altro laico di Forza Italia).

 

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