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Nel volo di “Dawn” l’alba magica del sistema solare

TERMINATA LA MISSIONE DELLA NASA
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Dawn è una missione spaziale americana terminata il primo novembre, quando si è esaurito il carburante che permetteva alla sonda di controllare il suo assetto, e quindi rivolgere i pannelli solari verso il Sole per ricaricare le batterie e puntare l’antenna per le comunicazioni verso la Terra. Si è trattato in realtà di un evento atteso, e la missione è stata un grande successo della NASA, ma non solo: dei tre strumenti che aveva a bordo uno solo era americano, gli altri due erano uno italiano e uno tedesco. Come in altri casi simili, la partecipazione di uno strumento progettato e gestito da scienziati italiani, e costruito dall’industria italiana, è stata resa possibile dall’Agenzia Spaziale Italiana ( ASI) che ha finanziato l’esperimento, e la cui politica, negli ultimi anni in particolare, è stata particolarmente favorevole alla ricerca.

Dawn, in fase di progettazione e preparazione dal 2001, e lanciata nel 2007 dalla base di Cape Canaveral in Florida, è stata in orbita prima intorno a Vesta ( luglio 2011settembre 2012) e poi intorno a Cerere ( marzo 2015 – novembre 2018). Vesta e Cerere sono i due corpi più grandi in orbita tra Marte e Giove, in una regione, chiamata Fascia degli Asteroidi, che contiene un numero enorme di corpi con dimensioni in genere inferiori ai 200 chilometri.

Il nome insolitamente poetico della missione ( la parola inglese Dawn significa alba) è dovuto al suo obiettivo scientifico, gettare luce sulle fasi iniziali, l’alba appunto, del processo di formazione del sistema solare.

Vesta e Cerere sono stati scelti come obiettivo della missione perché, per le loro dimensioni, sono considerati dei protopianeti o embrioni planetari, cioè dei corpi a cui è mancato poco per diventare veri e propri pianeti, e quindi sono rimasti come congelati nel tempo, un campione insomma di uno dei tanti oggetti che popolavano il sistema solare ai suoi albori. La scelta di raggiungere e studiare entrambi è dovuta al fatto che i due corpi sono diversissimi tra loro. Vesta, con un diametro di poco più di 500 chilometri, è composto per lo più da rocce ignee, simili a minerali comuni anche sulla Terra. La sua superficie, ricoperta da crateri di ogni dimensione, è caratterizzata da un gigantesco cratere da impatto centrato al polo Sud, con un diametro di 500 chilometri e un picco centrale che si solleva per 23 chilometri dal fondo della depressione. Cerere ha una distanza dal Sole maggiore di Vesta ed è più grande ( ha un diametro di quasi 1000 chilometri). La sua composizione è ricca di ghiaccio d’acqua, di cui si intravedono le tracce sulla superficie, e la superficie appare molto meno butterata di quella di Vesta; potrebbe perfino ospitare, o aver ospitato, un oceano sotterraneo di acqua liquida. Possiede poi, molto probabilmente, una tenue atmosfera formata dal vapore acqueo che sublima dalla superficie.

Perché Cerere è così diverso da Vesta?

Il nostro sistema solare si è formato insieme al suo sole, 4 miliardi e mezzo di anni fa, a partire da un gigantesco disco di gas e polveri in cui la temperatura andava aumentando man mano che ci si spostava verso il centro. Vesta e Cerere sono diversi perché diversi erano, alle distanze dal Sole primitivo in cui i due corpi si sono formati, i materiali a disposizione per l’accrescimento di un pianeta: ricchi di ghiaccio alla distanza di Cerere, privi invece di elementi volatili a quella di Vesta.

La missione Dawn ha esplorato e cartografato in dettaglio questi due corpi, trasformandoli da dischi su cui solo con un potente telescopio si potevano intravedere chiazze più chiare o più scure in materiale di studio per i geologhi planetari.

Il successo di Dawn è stato non solo scientifico, ma anche ingegneristico: il suo innovativo motore a ioni le ha infatti consentito di essere la prima sonda in grado di raggiungere e orbitare intorno a due corpi del Sistema Solare.

Come terminare degnamente una missione così? In questo caso la scelta non è stata di far precipitare la sonda, ancora in orbita intorno a Cerere, al suolo: la NASA ha optato invece per qualcosa di simile a una morte naturale, decidendo di attendere l’ esaurimento del carburante. Qualche frenetico segnale di malfunzionamento inviato alla Terra, e poi la fine delle comunicazioni, il silenzio. Dawn continuerà per decenni a girare intorno a Cerere, ma senza più inviare o ricevere segnali.

Maria Teresa Capria

 

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