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Bonafede annuncia: il blocco della prescrizione va nello “spazzacorrotti”

La clamorosa modifica in arrivo prevederà che i termini di estinzione di tutti i reati vengano bloccati "dopo la sentenza di primo grado, a prescindere che sia di assoluzione o condanna"
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Sono già moltissimi gli emendamenti al disegno di legge “Spazzacorrotti”, il provvedimento che nelle intenzioni del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dovrebbe assestare un colpo mortale ai tangentisti, ponendo l’Italia fra i Paesi maggiormente all’avanguardia nel contrasto alla corruzione.

Ma un emendamento sarà sponsorizzato dallo stesso Guardasigilli, ed è quello che riguarda la prescrizione che, «per tutti i reati verrà interrotta dopo la sentenza di primo grado, a prescindere che sia di assoluzione o di condanna» . Da quanto si è potuto apprendere, la maggior parte delle proposte di modifica sono state presentate, oltreché da Forza Italia, dalla Lega. Ciò confermerebbe le “perplessità” che fin dall’inizio l’alleato di governo aveva manifestato su questo testo. Fra i punti principali del ddl, il “daspo” per i corrotti e la possibilità di utilizzare anche per i reati contro la PA l’agente sotto copertura. Il daspo, una delle misure- bandiera del M5s, prevede il divieto di parteci- pare ad appalti con la PA per chi abbia riportato una condanna per reati di corruzione superiore a due anni: il daspo va da un minimo di 5 anni fino all’interdizione perpetua, non revocabile per almeno 12 anni neppure in caso di riabilitazione. Nel caso di condanne inferiori ai due anni, invece, la durata del daspo va da 5 a 7 anni. Non è previsto nessuno sconto per chi patteggia o ottiene la sospensione condizionale della pena. Più difficile sarà anche l’accesso ai benefici penitenziari, in quanto i reati contro la PA saranno equiparati ai reati di mafia.

Previsto, poi, un generale innalzamento delle pene e la confisca dei beni anche nel caso di amnistia o prescrizione intervenuta in gradi suc cessivi al primo. Fra i favorevoli al provvedimento, durante le audizioni in Commissione, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, le forze di polizia. Fra i contrari, il Consiglio nazionale forense, Confindustria, il mondo universitario.

In particolare, tutti i professori di diritto e procedura penale consultati hanno evidenziato che molte delle proposte di riforma, a partire dal daspo, presenterebbero profili di manifesta incostituzionalità. «L’idea secondo cui chi sbaglia una volta debba pagare per sempre è figlia di un Paese illiberale», ha dichiarato l’onorevole di Forza Italia Giusi Bartolozzi, segretaria della Commissione giustizia della Camera. «Questo provvedimento – prosegue – rappresenta l’ennesimo spot elettorale dei 5s. Sono norme inutilmente repressive ed orientate a snaturare i rapporti interpersonali, per il “sospetto continuo” che ingenera tra dipendenti pubblici e tra cittadini e la PA». «L’intenzione da parte di Bonafede di presentare un emendamento per bloccare la prescrizione dopo il primo grado rappresenta poi la violazione degli elementari diritti di difesa dei cittadini che saranno costretti a subire il processo eterno», ha poi aggiunto la parlamentare azzurra. «La proposta di Bonafede di bloccare la prescrizione dopo il primo grado renderà eterni i processi. Non ci sarà più nessuna fretta di celebrare il giudizio di appello, in cui peraltro il 48% delle sentenze di primo grado viene riformato», rincara Enrico Costa, deputato di Forza Italia.

 

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