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Nomine, il cartellino rosso del Consiglio di Stato

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Sempre più frequentii richiami ai consiglieri del Csm da parte dei giudici del Consiglio di Stato per la gestione delle procedure di nomina dei capi degli Uffici giudiziari
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Archiviati gli anni del berlusconismo rampante, caratterizzati da scontri pressoché quotidiani fra politica e magistratura, le “insidie” maggiori per le toghe vengono ormai dal Consiglio di Stato. Sempre più frequenti i cartellini rossi ai consiglieri del Csm da parte dei giudici di Palazzo Spada. L’accusa è sempre la stessa: gestione delle procedure di nomina dei capi degli Uffici con “slealtà” ed in maniera “illegittima ed elusiva”.

L’episodio più clamoroso, in ordine di tempo, riguarda la vicenda del sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione Sergio Del Core. Il magistrato aveva ottenuto dal giudice amministrativo l’annullamento della nomina di quattro presidenti di sezione a piazza Cavour. Nomine effettuate in violazione di quanto previsto dal Testo unico sulla dirigenza. Il Csm, nonostante la bocciatura, era rimasto sulle proprie posizioni, costringendo Del Core a richiedere l’ottemperanza della sentenza. Il CdS non si è fatto pregare e, mercoledì scorso, ha intimato direttamente al vicepresidente David Ermini di provvedere, in qualità di commissario ad acta senza facoltà di sub delega, alla corretta comparazione fra gli aspiranti, e condannando Palazzo dei Marescialli al pagamento di 8000 euro di spese processuali. In piazza Indipendenza, però, l’ordine è quello di resistere e di andare allo scontro con il Consiglio di Stato. Lo show down si consumerà, verosimilmente, sulla Procura di Modena. A febbraio del 2016, il Csm aveva nominato procuratore della città emiliana Lucia Musti. Paolo Giovagnoli, sostituto pg a Bologna, l’altro concorrente, non accettando la decisione, aveva presentato ricorso. Dopo un primo stop al Tar, il CdS a gennaio del 2018 dava ragione a Giovagnoli ed annullava la nomina di Musti. Il Csm, il successivo mese di marzo, riesaminava la pratica e rinominava Musti.

Dopo un nuovo ricorso da parte di Giovagnoli, il CdS agli inizi dello scorso luglio ordinava l’ottemperanza della sentenza di gennaio, dando al Csm un termine di venti giorni. A Palazzo dei Marescialli, però, con decisione fotocopia in uno degli ultimi Plenum dell’ultima consiliatura, si decideva di “ririnominare” Musti.

Questa settima la decisione a maggioranza ( hanno votato contro i togati di Magistratura indipendente e i davighiani, oltre ai laici Alessio Lanzi e Emanule Basile, ndr) di dare mandato all’Avvocatura dello Stato di opporsi al terzo ricorso di Giovagnoli.

 

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