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La difesa sarà legittima anche se l’aggressore non è armato

La nuova legge approvata in commissione Giustizia
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La legittima difesa verrà riconosciuta anche senza la minaccia vera e propria di un’arma. È questo il nodo centrale del testo base sulla riforma della legittima difesa, approvato ieri dalla commissione Giustizia del Senato, che arriverà nell’Aula di palazzo Madama martedì prossimo per l’esame. Un risultato che soddisfa principalmente la Lega, lasciando su posizioni critiche Forza Italia, Fratelli d’Italia e Pd. «Entro l’anno la riforma della legittima difesa dovrebbe diventare operativa a tutti gli effetti – hanno dichiarato soddisfatti, in una nota congiunta, il sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, e il presidente della commissione Giustizia del Senato, nonché relatore, Andrea Ostellari, entrambi della Lega –. Questo provvedimento contribuisce a fare chiarezza in una materia che lasciava un ampio margine di discrezionalità interpretativa e che, di conseguenza, non consentiva alle vittime del reato di vedere riconosciuta la legittimità dell’azione compiuta e di sentirsi tutelati dallo Stato, ma, al contrario, di essere vittime due volte». Soddisfazione ribadita anche dal vicepremier Matteo Salvini su Twitter: «Come promesso, dalle parole ai fatti».

Le modifiche apportate riguardano, in particolare, l’articolo 52 e l’articolo 55 del codice penale, riconoscendo «sempre» la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa nel caso di utilizzo di un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione». Non è necessario che il ladro abbia un’arma in mano: d’ora in poi basterà la sola minaccia di utilizzarne una, anche senza una minaccia specifica alla persona. Esclusa la punibilità per eccesso colposo di legittima difesa se chi ha agito si trovava in stato di «grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto». L’unico emendamento approvato sui 70 presentati è quello di Forza Italia, a prima firma Giacomo Caliendo, relativo alla riduzione da 5 a 4 anni di carcere della pena massima per la violazione di domicilio, mentre la pena sarà fino a 7 anni per il furto. «La sospensione condizionale – inoltre – è comunque subordinata al pagamento integrale dell’importo dovuto per il risarcimento del danno alla persona offesa», mentre le spese legali saranno a carico dello Stato: chi si è difeso, non pagherà per dimostrare la sua innocenza. Un punto sul quale, inizialmente, era sorto un problema di coperture poi risolto, ha spiegato Ostellari. Respinti, invece, tutti gli altri emendamenti, con il ritiro dei tre presentati dal M5s, che avrebbero lasciato più discrezionalità dal giudice. Che rimane, invece, troppo alta, secondo il centrodestra. «Deve essere il pm a dimostrare l’assenza delle condizioni per riconoscere la legittima difesa, e non chi si difende a dover dimostrare la sussistenza della causa di giustificazione», ha dichiarato il responsabile Giustizia di Forza Italia, Enrico Costa. Per il dirigente del dipartimento Affari costituzionali di Fi, Francesco Paolo Sisto, «la Lega si è piegata ai 5 Stelle» e la riforma «è del tutto insufficiente a tutelare i cittadini», mentre per Alberto Balboni e Raffaele Stancanelli, rispettivamente capogruppo in commissione Giustizia e vicepresidente della commissione, entrambi di Fratelli d’Italia, «la difesa» è «sempre legittima». Una posizione confermata anche dal vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, secondo cui i magistrati inquirenti avrebbero «una discrezionalità troppo ampia», quando non può esserci «una valutazione circa lo stato d’animo di chi è aggredito». Critiche di segno opposto, invece, quelle del Pd, secondo cui con tale testo «lo Stato lascia più soli i cittadini», per la senatrice Valeria Valente, vicepresidente del gruppo dem e componente della commissione Giustizia, «chiedendo ai singoli cittadini di proteggersi da soli, esponendoli così a più rischi e più violenza».

 

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