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Altri due suicidi in pochi giorni nell’inferno di Poggioreale

Sono 48 dall'inizio dell'anno, molti sono stati evitati grazie all'intervento degli agenti penitenziari
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Ieri mattina un 35 enne si è impiccato, nel carcere di Poggioreale, a Napoli. Si chiamava Diego Cinque e avrebbe dovuto finire di scontare la pena del 2023. Con questa ennesima tragedia siamo giunti – incrociando i dati di ristretti orizzonti con gli ultimi sviluppi – a 48 suicidi dall’inizio dell’anno, su un totale di 110 morti. Solo a Poggioreale, con la morte di ieri, siamo arrivati a cinque suicidi durante questo 2018 che ancora si deve concludere. Sempre in Campania, spunta un altro suicidio che non è stato diffuso da nessuna agenzia stampa o dai comunicati – di solito sempre attenti – dei sindacati di polizia. Parliamo di un 30enne che si è impiccato, tre giorni fa, in isolamento al carcere di Carinola ( Caserta). Per una rissa, avvenuta a Poggioreale, il ragazzo è stato raggiunto dal provvedimento disciplinare, il 14 bis, ed è stato trasferito al penitenziario di Carinola. Raggiunto telefonicamente da Il Dubbio, il Garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello spiega che «per certi versi, il 14 bis è peggiore del 41 bis, perché durante la detenzione non possiedi nulla, nemmeno un televisore per poterti distrar- re». A proposito dei suicidi, il Garante, spiega che le cause sono molteplici: «Il carcere è un luogo che deprime l’animo umano, questa compressione dei loro diritti come la limitazione della libertà di movimento, gli spazi minimi, i disagi psichici, il personale insufficiente, anche i ritardi della magistratura di sorve- glianza comportano queste scelte drammatiche».

A proposito di Poggioreale, dove c’è il triste primato dei suicidi, Ciambriello spiega che la causa è soprattutto il sovraffollamento: «Ci sono spazi minimi e si vive anche in cinque dentro una cella». E aggiunge: «C’è anche il problema della chiusura totale delle celle con la sorveglianza dinamica quasi inesistente». Il Garante, a fronte di questa escalation di suicidi, sta pensando, assieme al suo staff, di costituirsi come parte offesa per tutti le indagini relative ai suicidi che avvengono nella sua regione, così come sta facendo il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà. «Ma – spiega Ciambriello – bisogna trovare delle risposte culturali, formative e a carattere legislativo come l’implementazione delle pene alternative. Cosa non avvenuta con l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario». Il garante campano sottolinea anche l’importanza del personale della polizia penitenziaria che negli anni ha sventato migliaia di tentativi di suicidio. «Solo in Campania – spiega -, l’anno scorso gli agenti hanno sventato 77 tentativi di suicidio, quest’anno già più di 50». I numeri, se non ci fosse stato l’intervento della polizia, sarebbero diventati altissimi. Una vera e propria strage: nel 2017 il totale è stato di 52 detenuti che si sono uccisi, mentre il trend di quest’anno ancora non concluso è decisamente in aumento. Sì, perché al 3 ottobre dell’anno scorso, i suicidi risultavano 45. Quest’anno, invece, siamo già a 48.

 

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