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Un Congresso alla ricerca del beltempo perduto

Congresso Catania
A Catania i delegati certi di regalarsi anche qualche giorno di sole hanno trovato il più clamoroso nubifragio scatenatosi sotto l'Etna negli ultimi anni. Stanotte si è aggiunto lo spavento per la raffica sismica. Ma le prelibatezze dell'Isola hanno confortato e messo tutti d'accordo
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I tassisti catanesi, che per tre giorni hanno scorrazzato avvocati su e giù per le strade della città, hanno confermato che mai si era visto un nubifragio come quello che ha bagnato il trentaquattresimo Congresso nazionale forense. Gli avvocati venuti dal Nord, che incautamente erano arrivati sperando in un fine estate isolano, hanno rimpianto i loro impermeabili autunnali e mugugnato durante il pranzo coi colleghi locali: “Ma qui non c’era sempre il sole?”. I siciliani, serafici: “Abbiamo ordinato questo tempo per farvi sentire a casa anche qui”. La soluzione, per chi è stato colto senza il provvidenziale ombrellino da viaggio, è stata trovata subito dopo l’accredito: usare lo zainetto brandizzato del congresso alternativamente come seduta o come riparo (per fortuna, era confezionato per resistere all’acqua). Lo stesso è successo anche negli stand: i più gettonati erano quelli che davano riparo tra gli scrosci di pioggia e che provvedevano a fornire sacchetti plastificati per raggiungere l’aula plenaria salvando, se non i vestiti, almeno le acconciature. Con buona pace delle occhiatacce degli studenti di Scienze Umanistiche, con cui gli avvocati hanno condiviso alcuni corridoi del convento dei benedettini di San Nicolò l’Arena.

Nessun problema, comunque, per i più tecnologici: il cartellone con il logo dell’Etna fumante sotto a quello del Congresso era in un angolo protetto dalla pioggia battente, sul sagrato della chiesa di San Nicola l’Arena. Nessuno, quindi, ha dovuto rinunciare al selfie di rito e alle foto in posa con gemellaggio tra delegazioni di Fori. L’eco nella sala plenaria, che ha provocato la fuga in chi tra i 1800 congressisti soffriva di mal di testa, ha però avuto un merito: unire l’avvocatura contro i colleghi che cicalavano nelle ultime file. Altra occasione di solidarietà l’ha offerta la raffica di scosse sismiche avvertita nell’ultima notte, argomento – questo sì – che stamattina ha giustamente monopolizzato le conversazioni di tutti, appena raggiunta la sede congressuale.

A voler concedere un’attenuante per il brusio che ha ulteriormente complicato l’acustica, invece, va detto che per la maggior parte dei partecipanti era quasi impossibile rifugiarsi in albergo per brevi riposi: gli avvocati hanno invaso (e riempito) tutti gli hotel della città, cannibalizzando poi ogni bed and breakfast anche nei borghi vicini. Risultato: ogni avvocata previdente aveva in borsa le scarpe basse di ricambio, un po’ per la pioggia e un po’ per scendere dai tacchi e godersi la serata; gli avvocati con più capacità organizzativa, invece, hanno pianificato pullman taxi da far concorrenza al servizio autobus catanese. Per fortuna, il chiostro allestito per la cena ha offerto ricotta pastellata e fritta in quantità sufficienti da mettere d’accordo Meridione e Settentrione.

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