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Bentivogli: «Così i lavoratori entrano nella stanza dei bottoni»

Le sfide: formazione continua, responsabilità sociale e sviluppo sostenibile
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Formazione continua, responsabilità sociale e sviluppo sostenibile. È la sfida che parte dalla Manfrotto di Cassola dove è stato sottoscritto un accordo che rivoluziona soprattutto il ruolo dei lavoratori, con un sistema di partecipazione strategica che li coinvolge nelle scelte. Una sfida lanciata dal segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, che poi si rivolge al ministro del Lavoro Luigi Di Maio. «Anziché andare solo dove prende applausi, Di Maio dovrebbe venire qui». E smentisce un suo possibile futuro in politica con il Pd: «inviti a cena? Solo dal segretario Fim di Cremona».

Quali sono le novità introdotte dal nuovo contratto?

La Manfrotto è un azienda media, acquisita e rilanciata da un marchio Ingles Vitec. È doppiamente importante che la svolta riparta da qui perchè le grandissime imprese non sono rappresentative del tessuto industriale italiano. È un accordo importante perché incarna in pieno lo spirito del nuovo contratto metalmeccanico, rafforzando le relazioni sindacali, ponendo l’accento sulla responsabilità sociale dell’impresa e sullo sviluppo sostenibile. L’intesa riafferma il ruolo decisivo della partecipazione e della crescita delle competenze dei lavoratori attraverso la formazione continua e un sistema che le certifica. Per la prima volta in Italia, con questo accordo, viene introdotto in un’azienda un sistema di partecipazione strategica che prevede il coinvolgimento e la consultazione preventiva obbligatoria di un rappresentante delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori all’interno del board decisionale nella fase di elaborazione del piano strategico, prima che questo diventi parte delle scelte del gruppo. Il rappresentante dei lavoratori non avrà diritto di voto e sarà scelto all’interno della Rsu e questo è importante perché si giudica strategico l’ascolto nei momenti decisionali del parere dei lavoratori. Viene realizzato un nuovo inquadramento professionale, quello del contratto nazionale, che a 2 anni dalla firma è ancora fermo al tentativo di cambiare nomi ai profili professionali. Non ci siamo, Federmeccanica si scordi che accetteremo operazioni di maquillage. In Manfrotto viene rafforzata la formazione continua e realizzato il passaporto delle competenze. Tre elementi chiave del futuro del lavoro, progettati insieme ad Adapt e da diffondere ovunque.

Quali saranno le ricadute sul tessuto produttivo italiano?

Sono ancora troppo poche le aziende simili alla Manfrotto, ma accordi come questo possono contaminare positivamente le altre imprese. Siamo in una fase di cambiamenti epocali: la tecnologia e il digitale stanno cambiando non solo la società, il modo in cui ci relazioniamo, acquistiamo prodotti, impariamo, ma anche le fabbriche stesse, la loro organizzazione del lavoro, i tempi e gli spazi entro i quali questa si dispiega. L’accordo intercetta questi cambiamenti e tenta di fornire una risposta contrattuale; si può dire che rappresenta un vero e proprio modello per tutto il tessuto produttivo italiano, che può accompagnare la contrattazione verso le trasformazioni che stanno avvenendo con industria 4.0. La partecipazione rende le imprese più forti anche economicamente. La prossima rivoluzione industriale metterà in soffitta il vecchio antagonismo sindacale e padronale, bisogna alzare il punto di incontro tra lavoro organizzato e impresa.

Lei ha invitato Di Maio a visitare Manfrotto… Come potrebbe aiutarlo col suo lavoro di ministro?

Un ministro non va solo dove ha la certezza degli applausi, ma anche dove si stanno gettando le basi che guardano al futuro del lavoro attraverso la costruzione di relazioni industriali costruttive e sostenibili. Industria 4.0 funziona se le persone crescono insieme e c’è un giusto mix di tecnologia e relazioni industriali. L’alleanza tra azienda, persone e territorio alimenta l’innovazione e crea valore per tutti. Se continua a circondarsi di giuslavoristi ideologici che guardano la realtà con la nostalgia del passato, ci farà retrocedere al mondo dell’Ottocento.

Come si incrociano questo modello e il decreto dignità?

Il decreto “dignità” si qualifica in questo senso solo nel nome, di fatto non è altro che una grossolana operazione di marketing: se l’intenzione era di contrastare i contratti a termine e facilitare quelli a tempo indeterminato, in realtà il risultato sarà l’esatto contrario: cancella i contratti da 24 a 36 mesi riducendoli a soli 24 e introduce un limite molto forte su quelli a 12, quando oltre il 70 per cento dei contratti a termine più utilizzati è sotto i 12mesi. Questo significa che sugli oltre 3 milioni di contratti a termine il decreto sarà un buco nell’acqua. Quello che sta succedendo in queste settimane è che molte imprese non stanno rinnovando i contratti a termine; bisognava invece inserire i contratti a termine dentro un preciso percorso e rendere obbligatorio anche per questi contratti il diritto soggettivo alla formazione. Senza sostegno alla transizione al tempo indeterminato vi saranno contratti a termine più brevi e continue sostituzioni delle persone coinvolte.

La formazione come diritto: cosa cambia?

La formazione è il vero diritto al futuro. Nel contratto dei metalmeccanici abbiamo inserito 8 ore: certo, siamo ancora indietro rispetto alla media europea, ma è passato un principio importante. In Manfrotto questo diritto è stato esplicitato attraverso la valutazione delle competenze del singolo, che potrà accedere a una formazione specifica per elevare le proprie skills.

Ha ricevuto qualche invito a cena nei giorni scorsi?

Sì, dal segretario Fim di Cremona e Mantova a casa sua e da mia moglie per il prossimo sabato sera.

Ha mai pensato di fare politica?

Lo sto leggendo sui giornali come voi, penso, tuttavia, che ci siano persone molto più brave di me per quei ruoli, a me interessa innanzitutto ciò che so di poter fare al meglio, e cioè il lavoro sindacale. Non conoscete la Fim, non serve stare in un partito per lanciare una sfida di cambiamento al paese. Cambiare il sindacato e costruire un nuovo pensiero del lavoro non è poco.

 

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