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L’asse Roma- Budapest, per costruire un’Europa senza più sinistra

A Milano il vertice tra Orban e Salvini: nasce l'internazionale sovranista
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«Se Salvini si candidasse alle elezioni unghersi vincerebbe». Il primo ministro magiaro, Viktor Orban, si presenta in conferenza stampa, alla Prefettura di Milano, tessendo le lodi delll’alleato italiano. Poco distante, in paizza San Babila, le sinistre si sono date appuntamento per manifestare tutta la loro contrarietà alla presenza del leader europeo antimigranti in città. È uno dei primi appuntamenti di piazza dall’insediamento del nuovo governo giallo- verde. A presidiare le strade meneghine, varie sigle anti- sovraniste, unite sotto la sigla ‘ Europa Senza Muri’. Fuori dal palazzo, migliaia di persone manifestano tra le bandiere del Pd, di Leu, di Possibile, della Cgil e dell’Arci. Dentro, i due leader populisti europei si scambiano sorrisi e occhiate d’intesa, non si curano del rumore proveniente dalla strada che sperano di spazzare presto via da tutta Europa. Salvini gode di grandissima popolarità in Ungheria «perché sta dimostrando che l’immigrazione può essere fermata anche in mare, solo lui lo ha fatto», racconta Orban. Qualche tempo fa era toccato al solo governo ungherese il compito di dimostrare all’Europa «che l’immigrazione poteva essere bloccata sulla terra ferma, quando tutti dicevano che fosse impossibile sie sul piano giuridico che fisico», insiste il leader sovranista. Per questo «Salvini è il mio eroe», dice Orban, facendo gongfiare il petto all’alleato che gli siede accanto in conferenza stampa. La stima, del resto, si guadagna sul campo, lascia intendere Orban, quando spiega i motivi della riconoscenza del suo popolo nei confronti del segretario della Lega. «L’ungherese non dimentica», continua il primo ministro magiaro, «e ricordo che quando l’unghreia veniva attaccata per colpa della nuova Costituzione, Salvini era l’unico a difenderci a Bruxelles».

Il titolare del Viminale ascolta con gusto, felice di incassare pubblicamente i complimenti di un leader europeo che lo considera determinante per il destino del Vecchio continente: perché dal successo dell’azione salviniana «dipende la sicurezza dell’Europa», calca la mano Orban. «Questo coraggio esige rispetto. Non indietreggi, ci difenda, difenda i confini europei». Il vice premier italiano ringrazia «l’amico Victor» e si dice «fiero di rappresentare un punto fermo non solo per l’Italia ma per tutto il Continente», prosegue, oscurando ancora una volta il suo diretto superiore Giusppe Conte. «Quello che abbiamo fatto oggi lo continueremo a fare anche domani. Possono aprire inchieste che non mi faranno retrocedere di un passo», assicura Salvini, prima di annunciare l’obiettivo politico dell’internazionale sovranista alle prossime elezioni europee: «Posso dire che stiamo lavorando a un nuovo campo che escluda i socialisti e le sinistra», rivela. Ma ognuno seguirà il proprio percorso. «Possiamo unire energie diverse con un obiettivo comune», dice sibillino. Per spazzare via le sinistre da Bruxelles, del resto, non serve creare un nuovo gruppo parlamentare, la famosa Lega delle Leghe europee a cui da tempo lavora il vice premier italiano. Orban, in altre parole, non lascerà la casa del Ppe, proverà a logorarla dall’interno. Ed è lo stesso leader sovranista a spiegarlo. «Sono leale», premette Orban, ricordando di aver chiesto l’autorizzazione a Silvio Berlusconi prima di incontrare Salvini. Nel Ppe attualmente «ci sono due campi, uno guidato da Macron, a capo di una forza europea che sostiene la migrazione e vuole far salòtare il Ppe. Poi ci siamo noi che invee vgliamo fermare le migrazioni illegali. Ecco, vorremmo che nel Ppe prevalesse la posizione nostra». Perché per creare nuove alleanze serve soprattutto il consenso e «il nostro compito è di raggruppare il maggior numero possibile di simpatizzanti ed elettori, ungheresi e italiani, per raggiungere questo obiettivo. Abbiamo bisogno di una nuova Commissione e di un nuovo Parlamento, due entità che si poronuncino univiocamente per la difesa dei confini e contro l’immigrazione» .

 

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