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Il test sessista de L’Espresso diventa un epic fail

Marina Santanché da zittire", Marine Le Pen da "sculacciare", Giulia Bongiorno da "disinnescare", il surreale scivolone del settimanale che invita gli italiani a resistere al clima d'odio e intolleranza
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A guardarlo non ci crederesti mai, e infatti inizialmente tutti pensavano a un fake, anche abbastanza grossolano. L’Espresso, il settimanale diretto da Marco Damilano, autoproclamato foglio d’avanguardia dell’Italia antirazzista e antisessista che invita i cittadini a “resistere” contro le derive del governo gialloverde, esce in edicola con un test che non apparirebbe neanche sulle più sguaiate pagine di Libero.

All’apparenza è il classico frivolo, innocuo giochino da ombrellone su sesso, politica e vacanze:”Idee politiche a parte, con chi fareste sesso?” recita la famigerata domanda numero 15. Otto le risposte possibili: il presidente della Camera Roberto Fico viene definito “ruspante”, il capo dell’Eliseo Macron “poliedrico”, il guru dei Cinque stelle Casaleggio “indecifrabile”, il leghista Giorgetti “uno che sa come si fa”. Tutte qualità che li renderebbero appetibili.

Ma, venendo alle donne la musica cambia e diventa più sgradevole di un’unghiata sull’ardesia . Per quale motivo si dovrebbe passare una calda notte con Daniela Santanché, si chiede il settimanale? Per “zittirla”. E Marine Le Pen? Per “sculacciarla”. Poi la sindaca di Torino Chiara Appendino per “svegliarla” (è la più fortunata)  e infine la ministra della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno per “disinnescarla”.  Poi ti viene in mente la frugale e pauperistica copertina con dei dismessi Zerocalcare e Michela Murgia che invitano gli italiani a “ribellarsi” e a ritrovare le “parole perdute” per contrastare il razzismo e la “destra egemone2. Le parole che restano impresse dopo la lettura del test sono “zittire”, “sculacciare”, “disinnescare”, tutte operazioni che si risolvono con una rapida scopata. Il cortocircuito è totale.

C’ è poco da aggiungere a tanta fatua volgarità. Però una domanda al direttore Damilano viene da farla: giusto, giustissimo ribellarsi. Ma ognuno cominci dal proprio sottoscala.

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