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E Grillo pubblica la lettera di Musumeci al Guardasigilli

Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog una lettera dell’ergastolano Carmelo Musumeci rivolta al ministro della giustizia Alfonso Bonafede
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Mentre il governo legastellato svuota il pilastro principale della riforma dell’ordinamento penitenziario che punta all’allargamento delle pene alternative, Beppe Grillo – il padre del Movimento Cinque Stelle – ha pubblicato sul suo blog, per la seconda volta, un contenuto critico al sistema carcerocentrico. Questa volta apre alla messa in discussione dell’ergastolo e dell’utilità del 41 bis. Lo fa pubblicando una lettera dell’ergastolano Carmelo Musumeci rivolta al ministro della giustizia Alfonso Bonafede. «Qualche giorno fa ho ricevuto questa mail da Carmelo Musumeci, un ergastolano attualmente in semilibertà. Ha indirizzato la sua lettera al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e in copia a me. Voglio condividerla con voi perchè so che sarà sicuramente fonte di grande dibattito», così introduce la lettera dell’ergastolano. «Continuo comunque a lottare scrive Musumeci nella lettera contro la pena dell’ergastolo, perché io sono l’eccezione che con- ferma la regola e, purtroppo, stando così le cose, molti miei compagni usciranno solo cadaveri dalle loro celle». Per eccezione, Carmelo, intende che dopo più di un quarto di secolo di carcere duro, sono ormai 20 mesi che è sottoposto al regime di semilibertà, anche se il suo fine pena rimane, come per tutti gli ergastolani, il 31 dicembre 9.999. Si rivolge al ministro chiedendo cosa ne pensa della pena dell’ergastolo. «Non crede – scrive l’ergastolano – che pretendere di migliorare una persona per poi farla marcire dentro sia una pura cattiveria? Anche perché in carcere se uno rimane cattivo soffre di meno». Sottolinea al ministro che una persona in carcere «dovrebbe perdere solo la libertà e non la dignità, la speranza, la salute, l’amore e, a volte, anche la vita». Musumeci spiega che «quasi sempre si finisce in questi posti per avere commesso dei reati, ma poi nella maggioranza dei casi si va, di fatto, in un luogo che nega la legalità e dove la legge infrange la sua stessa legge». L’ergastolano denuncia le condizioni del carcere che «in Italia sembra di stare in un cimitero, con molti detenuti nelle brande sotto le coperte a guardare i soffitti, imbottiti di psicofarmaci». Aggiunge che molti di loro «non sono ancora morti, anche se a volte ci comportiamo come se lo fossimo. Il carcere ti lascia la vita, ma ti divora la mente, il cuore, l’anima e gli affetti che fuori ti sono rimasti». E quelli che riescono a sopravvivere? Musumeci scrive nella lettera rivolta a Bonafede che «una volta fuori, saranno peggio di quando sono entrati». L’ergastolano insiste sull’inutilità delle carceri e di come incattiviscono le persone. Un pensiero che rispecchia esattamente quello di Grillo quando pubblicò l’articolo contro l’istituzione carceraria. Poi denuncia il carcere duro. «Cosa c’entra la sicurezza sociale con tutte le privazioni previste dal regime di tortura del 41 bis?», scrive sempre Musumeci. «Io credo che alla lunga – sottolinea l’ergastolano – il regime di tortura del 41bis, e una pena realmente senza fine come l’ergastolo ostativo, abbiano rafforzato la cultura mafiosa, perché hanno innescato odio e rancore verso le Istituzioni anche nei familiari dei detenuti. Penso che sia davvero difficile cambiare quando sei murato vivo in una cella e non puoi più toccare le persone che ami, neppure in quell’unica ora al mese di colloquio che ti spetta. Con il passare degli anni i tuoi stessi familiari incominciano a vedere lo Stato come un nemico da odiare e c’è il rischio che i tuoi figli, che si potrebbero invece salvare, diventino loro stessi dei mafiosi» . Parla della funzione rieducativa espressa dalla nostra Costituzione, che si oppone alla vendetta. «E la pena – scrive l’ergastolano non deve essere certa, ma ci dev’essere la certezza del recupero, per cui in carcere un condannato dovrebbe stare né un giorno in più, né uno in meno di quanto serva. Io aggiungo che ci dovrebbe stare il meno possibile, per non rischiare di farlo uscire peggiore di quando è entrato». L’intento di Musumeci è far venire qualche dubbio al ministro. Così come, pubblicando la lettera, vuole farlo venire anche Beppe Grillo.

 

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