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Cassese: “Caro Grillo, sceglieresti il tuo chirurgo per sorteggio?”

Il presidente emerito della Corte Costituzionale replica al comico: "Il politico è un professionista"
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Certo, il paragone è azzardato, ma suggestivo. E’ quello di Sabino Cassese, presidente emerito della Corte costituzionale, che non ha digerito l’idea di Grillo di superare la democrazia attraverso un’estrazione casuale dei rappresentati del popolo. Di qui il paragone e la provocazione del professor Cassese che sulle pagine del Corriere della Sera domanda: “Se il rubinetto di casa perde o la gamba di un tavolo non regge, accetteremmo di chiamare in base a sorteggio idraulico o falegname? Ci farebbe piacere che il chirurgo che ci deve operare o il pilota dell’areo sul quale ci imbarchiamo venissero sorteggiati, invece di aver superato rigorosi esami? Perché non riconosciamo che il politico debba essere un professionista con requisiti e capacità almeno pari all’idraulico, al falegname, al chirurgo o al pilota, visto che gli affidiamo le sorti della società in cui viviamo e quelle delle scuole, delle strade, dei servizi di trasporto, del controllo dell’economia, della difesa delle frontiere, del salute pubblica, e così via?”.

In effetti Beppe Grillo nella sua intervista Ian Bremmer per la trasmissione america GZeroWorld aveva annunciato: “Dobbiamo capire che la democrazia è superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare. Se prendi il 30% del 50%, hai preso il 15%. Oggi sono le minoranze che gestiscono i Paesi. Probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale. Io penso che potremmo scegliere una delle due camere del Parlamento così. Casualmente. In maniera proporzionata per età, sesso, reddito, del Sud, del Nord, cosicché queste persone rappresentino veramente il Paese”.

Cassese nella sua replica va oltre e chiede a Grillo di riflettere su tre punti: “In primo luogo, quel sistema politico che chiamiamo democrazia non consiste solo di partecipazione popolare. Comporta anche rispetto delle libertà dei cittadini e dell’indipendenza giudiziaria (ne sanno qualcosa gli ungheresi, i polacchi e i turchi), controllo e bilanciamento dei poteri (noi italiani e i tedeschi dovremmo ricordare quello che è successo durante il fascismo e il nazismo), informazione, conoscenza, discussione (senza delle quali si prendono decisioni a occhi chiusi). Poi, le istituzioni democratiche debbono assicurare milioni di decisioni collettive di quella macchina complessa che è lo Stato (di gran lunga il più grande datore di lavoro, con più di tre milioni di addetti). Inoltre, c’è una dimensione nazionale, ma anche una dimensione regionale e comunale della democrazia. Se i 47 milioni di cittadini aventi diritto alla partecipazione politica attiva dovessero approvare da casa (articolo per articolo, come prevede la Costituzione), le circa cento leggi che il Parlamento approva ogni anno, dovrebbero prendere da otto a dieci decisioni al giorno, ogni giorno dell’anno, comprese le festività. Ma in questo modo lascerebbero nelle mani di incontrollati decisori tutte le norme secondarie nazionali che le leggi comportano (decreti, regolamenti, direttive), nonché tutte le leggi e decisioni regionali e locali.Infine, l’estrazione a sorte dà certamente a ciascuno dei sorteggiabili eguali «chance», ma quali garanzie assicura alla collettività sulla bontà delle persone così individuate e sulla loro capacità di interessarsi delle sorti collettive?”.

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