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Minisci: «Caso Lega? Inammissibile parlare di giustizia a orologeria»

Il presidente dell'Anm risponde a Salvini in merito alla sentenza di Cassazione sui fondi della Lega
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«Rteniamo sia inammissibile parlare di “giustizia ad orologeria”: le lancette dell’orologio non si fermano mai così come non si arresta mai l’azione della magistratura la cui azione non è mai rivolta a una contingenza particolare o a un momento particolare».

Francesco Minisci, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, risponde così a Matteo Salvini dopo le polemiche seguite alla decisione della Cassazione di accogliere il ricorso della Procura di Genova nell’inchiesta sui fondi della Lega. «Ogni giorno la magistratura emette migliaia di provvedimenti e non è accettabile parlare di interventi orientati, pilotati o politici», dice Minisci ai microfoni di Radio anch’io, in onda su Radio Uno. «Le sentenze hanno sempre un unico obiettivo, la tutela dei diritti dei cittadini. Non possiamo dire che sono giuste quando trovano il nostro gradimento o che sono politiche quando non ci piacciono», insiste il capo dell’Anm. «Le sentenze non sono mai politiche, i magistrati non svolgono un’azione politica. È giusto fare chiarezza e rispondere a chi dice che questa sentenza della Cassazione rappresenti un attacco alla democrazia e alla Costituzione».

Minisci interviene anche sulla richiesta di un intervento diretto del Presidente della Repubblica avanzata dal leader del Carroccio. «Che evocare l’intervento del Capo dello Stato, dopo la sentenza della Cassazione, sia fuori dal perimetro costituzionale lo stanno dicendo in questi giorni insigni costituzionalisti», spiega. «E figuriamoci se noi diciamo qualcosa su un possibile incontro tra lo stesso Capo dello Stato e il ministro dell’Interno. Quello che non riusciamo a capire, invece, è quale possa essere l’intervento del Capo dello Stato rispetto a un singolo provvedimento della magistratura». Del resto «abbiamo i parametri fissati dall’articolo 104 della Costituzione: il presidente della Repubblica presiede il Csm e si occupa del funzionamento generale della giustizia. Ecco perchè non comprendiamo quale sia il suo ruolo rispetto a una singola sentenza», conclude il presidente dell’Anm.

 

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