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L’allarme dell’Oim: «I migranti riportati in Libia marciscono nei lager»

L'Organizzazione internazionale migrazioni accusa Tripoli di violare i diritti umani. E intanto parte la "staffetta" dei deputati italiani sulle navi delle Ong
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«Non sono attrezzate per il salvataggio. E le autorità libiche non hanno le capacità di coordinare le operazioni di soccorso né i porti sicuri per sbarcare i migranti». Sono le parole del segretario dei Radicali italiani Riccardo Magi. «In questo modo chi riesce a lasciare le coste africane  – continua Magi -finisce nuovamente in mano ai trafficanti di esseri umani. Condannato a subire nuove violenze.

I centri di detenzione in Libia sono veri e propri luoghi di tortura».La denuncia, non è la prima, arriva nella giornata in cui un altro deputato, Erasmo Palazzotto di Leu, si imbarcherà sulla nave di soccorso di Proactiva Open Arms, per capire cosa sta succedendo nel mediterraneo e mettere un freno alla campagna di criminalizzazione contro le organizzazioni umanitarie.

La vicenda dei porti chiusi e dello stop all’Aquarius e Lifeline hanno lasciato spaccature profonde nel paese.L’invito è dunque quello di organizzare una staffetta di depuati che si imbarchino sui vascelli delle ong, così come stanno già facendo 4 euroarlamentari che partecipano ad un’altra missione di Open Arms. È stato grazie alle loro testimonianze che si cerca di fare luce sulla morte di almeno 100 migranti avvenuta il 28 giugno al largo della Libia.E’ stata l’europarlamentare Eleonora Forenza su Facebook a riferire  alcune dichiarazione di Riccardo Gatti di Open Arms.

Secondo il comandante  avevano «sentito un messaggio radio tra un aereo militare e i guardacosta libici riguardo ad una imbarcazione da soccorrere, però nessuno ci ha dato un’indicazione ufficiale. Dopo circa un’ora e mezza è arrivato un messaggio di testo sui dispositivi di bordo da parte della radio di Malta, un messaggio riguardante un’imbarcazione con circa 100 persone a bordo e pensiamo sia la stessa. Abbiamo chiamato Roma chiedendo se c’era bisogno che andassimo a soccorrere e ci hanno detto che era già stata intercettata da una motovedetta della guardia costiera libica. Di lì a poco abbiamo saputo di morti e dispersi».

Ma nonostante la mobilitazione l’ecatombe nel mediterraneo continua, domenica si è appreso del l’annegamento di 63 persone, lo ha riferito l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati citando fonti dei guardiacoste libici che sono riusciti a trarre in salvo solo 41 persone. Per Oscar Camps, fondatore di Proactiva, «è una vergogna e spero che vengano individuate le responsabilità.  Quello che sta accadendo nel Mediterraneo è assolutamente illegale e fuori dal diritto marittimo internazionale».

Contemporaneamente arriva anche la denuncia dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, che riporta come in Libia coloro che sono stati riportati indietro versino in condizioni al limite della sopravvivenza.  Nell’ultima settimana, dal 21 al 28 giugno, sono state sbarcate 2425 persone in operazioni di salvataggio e intercettazione.

Con punte – è il caso del 24 giugno – fino a quasi mille in un solo giorno. Secondo Christine Petrè, la portavoce per la Libia dell’Oim, sarebbero più di diecimila i migranti salvati o bloccati dalla Guardia costiera libica, rinchiusi in 20 centri di detenzione in condizioni estreme, tra il sovraffollamento delle strutture e l’ondata di afa che nel paese sta facendo registrare temperature di oltre 40 gradi.

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